Il Chmp dell’Ema ha dato parere positivo all’aggiunta di un terzo fattore di rischio di leucoencefalopatia multifocale progressiva (PML) - lo status anticorpale anti-JC virus – che si aggiunge ai due già citati nella scheda di prodotto e nel foglietto illustrativo di natalizumab, anticorpo monoclonale che ha permesso notevoli passi avanti nella cura della sclerosi multipla grazie alla sua dimostrata efficacia. In aggiunta, il Chmp ha anche dato il suo assenso al rinnovo per cinque anni dell’autorizzazione al farmaco.

Questa misura permetterà di stratificare meglio il rischio di PML, un’infezione cerebrale che può risultare letale o provocare grave disabilità e che rappresenta una possibile complicanza del trattamento con natalizumab. Gli altri due fattori di rischio già menzionati tra le avvertenze speciali e le precauzioni di impiego sono la durata del trattamento e l’aver effettuato in precedenza una terapia immunosoppressiva. Tenere conto di tutti e tre i fattori dà l’opportunità ai medici di prescrivere l’anticorpo in modo più mirato e sicuro, identificando i pazienti con le minori probabilità di sviluppare la PML.

Proprio i dati di un registro curato da Biogen-Idec, presentati da poco all’ultimo congresso dell’American Academy of Neurology, a Honolulu, evidenziano che in presenza di tutti e tre i fattori di rischio quasi un paziente su 100 trattato con natalizumab potrebbe sviluppare l’infezione, contro circa uno su 10.000 in assenza dei tre fattori.
In particolare, i dati indicano un rischio di PML di 0,11 ogni 1.000 pazienti (IC al 95% 0-0,59) se nessuno dei tre fattori è presente. La stima si basa sull’analisi dei casi di PML rilevati fino al 4 marzo 2011 nei circa 100.000 soggetti trattati con natalizumab in tutto il mondo.

Lo sviluppo della malattia dipende dalla riattivazione del virus JC (JCV), presente nell'86% della popolazione e di norma latente nel sistema nervoso dei soggetti sani; la riattivazione è legata probabilmente all’inibizione della migrazione dei leucociti causata da natalizumab.

Douglas E. Williams, vice-presidente esecutivo della R&S di Biogen Idec ha espresso il suo apprezzamento per la raccomandazione formulata dal Chmp, sottolineando che l’azienda sta lavorando attivamente per rendere il test anticorpale ampiamente disponibile nel momento in cui saranno rese effettive le modifiche della scheda tecnica del prodotto. Williams ha anche detto che è obiettivo di Biogen capire meglio la PML e che ci sono già diverse iniziative in corso per identificare ulteriori fattori che potrebbero mitigare il rischio.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, l’azienda probabilmente chiederà all’Fda di modificare il foglietto illustrativo in modo da menzionare un aumento della probabilità di PML nei pazienti che presentano tutti e tre i fattori di rischio, ma intende fare pressione contro un’eventuale modifica che citi la compresenza dei tre fattori come una controindicazione assoluta all’impiego di natalizumab.

L’anticorpo è attualmente approvato come farmaco anti-SM in oltre 60 Paesi. Nell’Unione europea è indicato per il trattamento della SM recidivante-remittente, mentre negli Stati Uniti per le forme recidivanti di SM, grazie all’efficacia dimostrata negli studi registrativi nel ridurre la frequenza di recidive e nel rallentare la progressione della disabilità.

In particolare i dati dello studio di fase III AFFIRM, pubblicato sul New England Journal of Medicine hanno dimostrato che il trattamento con natalizumab ha portato a una riduzione del 68% del tasso annuale di recidive dopo 2 anni rispetto al placebo e (P < 0,001) a una riduzione del 42-54% del rischio di progressione della disabilità (P < 0,001).