Alla fine il Nice ha detto no all'impiego di sorafenib (Nexavar)  nel carcinoma epatocellulare in fase avanzata. Già lo scorso mese di novembre l'agenzia britannica aveva dato parere negativo. Poi Bayer si era appellata e adesso è giunta la decisione finale, nuovamente negativa. Il Nice ha ritenuto che i benefici del farmaco in questa indicazione non ne giustificassero il costo.

Dopo il primo parere negativo, Bayer si era dimostrata disponibile a coprire i costi di un ciclo di trattamento ogni quattro somministrati al paziente (cost sharing). Il costo calcolato dal Nice non è però stato ritenuto giustificato dagli esperti dell'agenzia britannica.

Il farmaco, aumenta la sopravvivenza di questi pazienti di una media di 2,8 mesi ma a un costo di 27mila sterline per paziente. Andrew Dillon, a capo del Nice, ha affermato che lo schema di accesso proposto dall'azienda non fornisce sufficienti benefici tali da giustificarne la rimborsabilità.

Sorafenib è già disponibile a carico del vari servizi sanitari in diversi paesi europei tra cui Francia, Germania, Spagna Italia e Romania.
Oltre alla scontata opposizione dell'azienda produttrice del farmaco (Bayer), hanno espresso il loro disappunto anche i rappresentanti di  alcune associazioni di pazienti, tra cui Kate Spall, che dopo la morte della madre per cancro, nel 2007, ha fondato il Pamela Northcott Fund. La donna ha definito "ingiusta" la decisione del Nice.

Documento del Nice