Le autorità regolatorie europee hanno autorizzato l’estensione delle indicazioni di uso di ofatumumab per comprendere l’impiego in prima linea nei pazienti con leucemia linfatica cronica, in combinazione con clorambucile o bendamustina, quando la terapia con fludarabina sia ritenuta inappropriata.

La decisione della Commissione Europea è scaturita dai risultati dello studio di fase III COMPLEMENT 1 che ha mostrato un miglioramento statisticamente significativo nella sopravvivenza senza progressione (PSF) nei pazienti trattati con ofatumumab e clorambucil (n=221) rispetto a clorambucil in monoterapia (n=226) (22,4 mesi vs 13,1 mesi, rispettivamente) (HR=0,57 [95% CI, 0,45, 0,72 p<0,001).

I pazienti arruolati nello studio avevano un’età media pari a 69 anni, il 72% presentava due o più comorbidità e non avevano ricevuto terapie precedenti per la malattia.

Nello studio i pazienti sono stati trattati con 300 mg di ofatumumab al ciclo 1, giorno1; 1.000 mg al ciclo 1, giorno 8; e 1.000 mg al giorno 1 di tutti i cicli successivi di 28 giorni. In entrambi i gruppi, clorambucil è stato somministrato per via orale nei giorni 1-7, ogni 28 giorni.

Nello studio, la maggior parte degli eventi avversi era di grado pari o inferiore a 2 per entrambi i trattamenti. Gli eventi avversi più frequenti erano neutropenia (27% ofatumumab + clorambucil, 18% clorambucil), astenia (8%, 5%), emicrania (7%, 3%), leucopenia (6%, 2%), herpes simplex (6%, 4%), infezioni del tratto respiratorio inferiore (5%, 3%), artralgia (5%, 3%), e dolore addominale (5%, 3%).

Reazioni al sito di infusione sono state osservate nel 67% dei pazienti trattati con ofatumumab più clorambucile. Il 10% di queste reazioni era di grado pari o superiore a 3. Le reazioni si sono verificate più frequentemente durante il primo ciclo di terapia e sono diminuite con i cicli successivi.

L’approvazione si basa anche sui dati di uno studio di fase II che ha valutato la combinazione di ofatumumab e di bendamustina verso la sola bendamustina in 44 paziento con LLC non precedentemente trattati e nei quali si riteneva inappropriata la terapia con fludarabina.
globale del 95% e una risposta completa del 43%.

La decisione dell’Ema fa seguito a quella analoga dell’Fda presa lo scorso mese di Aprile. In Europa, ofatumumab era già stato  approvati nei pazienti con LLC refrattari a fludarabine e alemtuzumab. Pochi giorni fa, GlaxoSmithKline e Genmab (che aveva inizialmente sviluppato il farmaco) hanno reso noto che ofatumumab non ha raggiunto l’end point in uno studio di fase III che ha valutato 122 pazienti con LLC bulky refattaria a fludarabina.

All’inizio dell’anno, le due aziende avevano reso noto che il farmaco aveva fallito in un altro studio di fase III in cui veniva valutati verso rituximab (il primo anti CD20), in pazienti con linfoma a cellule B recidivante o refrattario.

Ofatumumab è il primo anticorpo monoclonale completamente umanizzato che ha come target la proteina CD 20.  Scoperto dalla biotech danese Genmab, ofatumumab è stato poi sviluppato congiuntamente con GlaxoSmithKline. Il farmaco fa parte del pool di prodotti oncologici che pochi mesi fa GlaxoSmithKline ha deciso di vendere a Novartis per $16 miliardi. L’accordo sarà completato nella prima metà del 2015.

La leucemia linfatica cronica (LLC) rappresenta la forma di leucemia di più frequente riscontro nell’emisfero occidentale con un’incidenza annuale di 3-5 casi per 100mila abitanti. Colpisce individui in età media o avanzata, con età mediana alla diagnosi di 65 anni.

La LLC è una patologia estremamente eterogenea, con un decorso clinico che può essere lento e non sintomatico oppure estremamente aggressivo; in uno scenario come questo è quindi obbligatorio procedere ad un’accurata definizione del rischio individuale del paziente.