Ofatumumab, parere positivo dell'Emea per la leucemia

Ema
Il Chmp ha dato parere positivo per un'approvazione condizionata di ofatumumab  per la terapia dei pazienti con leucemia linfatica cronica (LLC) nei quali la malattia sia resistente alle precedenti terapie con fluoradipina e alemtuzumab.  Lo scorso mese di ottobre il farmaco è stato approvato dall'Fda.
Ofatumumab è il primo anticorpo monoclonale completamente umanizzato che ha come target la proteina CD 20.

Scoperto dalla biotech danese Genmab, ofatumumab è stato poi sviluppato congiuntamente con GlaxoSmithKline. Quando approvato, sarà posto in commercio con il marchio Arzerra e sarà in competizione con rituximamb (Rituxan) un anticorpo monoclonale anti CD 2 di origine chimerica.

Il farmaco è in fase avanzata di sviluppo per la terapia dell'artrite reumatoide e del linfoma di Hodgkin, anche se per quest'ultima indicazione i dati di uno studio presentato lo scorso mese di agosto hanno un po' deluso le aspettative.

L'immissione condizionale al commercio è una formula autorizzativa concessa per far fronte a bisogni di salute pubblica non soddisfatti, anche se non sono ancora disponibili tutti i dati normalmente necessari al normale iter approvativo.Questa autorizzazione può essere rinnovata annualmente e prevede la presentazione dei dati aggiuntivi richiesti appena disponibili.

Il parere positivo del Chmp dell'Emea si basa sui dati di uno studio ha coinvolto pazienti con LLC refrattari o non considerati appropriati alla terapia con fludarabina e alemtuzumab. Tutti i pazienti sono stati trattati con ofatumumab e si è evidenziata una riposta nel 42% dei pazienti, con una durata media della risposta di 6,5 mesi.
Ofatumumab si lega al cluster di differenziazione 20 (CD20), espresso sulle cellule B, sin dalla fase precoce di differenziazione; il CD20 è invece assente sulle plasmacellule nella fase finale della differenziazione. Pur essendo l'esatta funzione del CD20 ignota, sembrerebbe che il complesso proteico giochi un ruolo importante nel flusso del calcio (Ca2+) attraverso la membrana cellulare, mantenendo la concentrazione intracellulare degli ioni calcio e consentendo così l'attivazione delle cellule B.
Resta ancora da chiarire in maniera definitiva l'esatto meccanismo d'azione del farmaco, ma è stato possibile rilevare che gli effetti combinati conducono all'eliminazione delle cellule B (incluse quelle maligne) dall'organismo, permettendo così lo sviluppo di una nuova popolazione cellulare sana dalle cellule staminali della linea linfoide.

La leucemia linfatica cronica è una malattia neoplastica del sangue. Si tratta della forma di leucemia più frequente nei Paesi occidentali, con un'incidenza variabile tra 3.5 e 6.7 casi/ anno ogni 100.000 abitanti.  Viene considerata refrattaria quando i pazienti non rispondono alle cure o presentano una progressione di malattia dopo sei mesi dall'ultimo trattamento. Oggi questi pazienti hanno poche opzioni terapeutiche e scarsi risultati: si stima che meno del 25% risponda agli attuali trattamenti utilizzati.
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