Osteoporosi, parere negativo del Chmp per romosozumab. Amgen e Ucb faranno ricorso

Ema

Il Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell'Agenzia europea per i medicinali ha adottato un parere negativo rispetto alla domanda di commercializzazione di romosozumab (Evenity) per il trattamento dell'osteoporosi severa. Le aziende hanno dichiarato che intendono presentare una richiesta di riesame della decisione.

Il Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell'Agenzia europea per i medicinali ha adottato un parere negativo rispetto alla domanda di commercializzazione di romosozumab (Evenity) per il trattamento dell'osteoporosi severa. Le aziende hanno dichiarato che intendono presentare una richiesta di riesame della decisione.

"Dopo una frattura, le donne in postmenopausa con osteoporosi hanno cinque volte più probabilità di fratturarsi l'anno successivo e queste fratture possono cambiare la loro vita. Eppure queste pazienti spesso rimangono non diagnosticate e non trattate e potrebbero beneficiare di una nuova opzione di trattamento con 12 dosi mensili per ridurre il rischio di frattura", ha detto David M. Reese, Executive Vice President of Research and Development di Amgen. "Siamo delusi dal parere del Comitato e continuiamo a credere che Evenity abbia un beneficio positivo: il profilo di rischio. Amgen e UCB rimangono impegnati a lavorare con le autorità regolatorie di tutto il mondo per portare Evenity ai pazienti e ai medici che hanno bisogno di ulteriori opzioni di trattamento per l'osteoporosi".

Il farmaco ha ottenuto l'approvazione della Fda lo scorso mese di aprile per un trattamento di 12 mesi di donne in postmenopausa con osteoporosi e ad alto rischio di frattura. La decisione è arrivata dopo che nel luglio del 2017 l’agenzia americana aveva respinto la richiesta per un'indicazione più ampia alla luce dei dati che avevano dimostrano come l'inibitore della sclerostina fosse associato ad un tasso più elevato di eventi avversi cardiovascolari rispetto ad alendronato.

Le aziende hanno già fatto sapere che chiederanno all’Ema di riesaminare il dossier del farmaco e sebbene i precedenti non siano favorevoli (abaloparatide) secondo MacKay analista di RBC, c’è la possibilità che il farmaco sia approvato anche in Europa "Date le favorevoli revisioni normative già condotte negli Stati Uniti e in Giappone, vediamo la possibilità che le aziende possano essere in grado di sostenere con successo la loro richiesta di approvazione, potenzialmente con un’indicazione più restrittiva" ha scritto l'analista.

Commentando la notizia, Pascale Richetta, capo della UCB, ha detto che "il processo di riesame ci darà l'opportunità di chiarire la nostra posizione sui dati presentati con l'obiettivo di rendere disponibile Evenity nell'UE per le donne in postmenopausa ad alto rischio di frattura ".

La presentazione della domanda all'Ema si basa sui risultati di tre studi di Fase III, che hanno coinvolto quasi 12.000 pazienti.

Nello studio FRAME, romosozumab ha ridotto la frequenza di nuove fratture vertebrali dopo 12 mesi di un significativo 73% rispetto al placebo, con il beneficio mantenuto nel secondo anno dello studio, quando romosozumab è stato seguito da un anno di denosumab, rispetto al placebo seguito da denosumab.

Nello studio ARCH, 12 mesi di trattamento con romosozumab seguito da 12 mesi di alendronato è stato associato ad una significativo riduzione del 50% del rischio di nuove fratture vertebrali, rispetto ai soli due anni di alednronato, così come un ridotto rischio di fratture non-vertebrali. Tuttavia, la terapia con romosozumab  è stata associata a tassi più elevati di eventi cardiovascolari gravi rispetto ad alendronato: 2,5% verso 1,9%.

Il terzo studio condotto con il farmaco prende il nome di BRIDGE e ha arruolato 245 uomini con osteoporosi nel quale il farmaco ha aumentato i livelli di densità minerale ossea a livello del rachide e del femore, rispetto al placebo. Il trattamento, inoltre, è risultato generalmente ben tollerato.

Il farmaco è approvato anche in Giappone e Corea del Sud per il trattamento dell'osteoporosi per donne e uomini ad alto rischio di frattura, e in Canada per il trattamento dell'osteoporosi per le donne in postmenopausa ad alto rischio di frattura.

Informazioni su romosozumab
Romosozumab, primo anticorpo monoclonale anti-sclerostina, frutto della ricerca congiunta Amgen e UCB, è un farmaco in grado di aumentare la formazione ossea inibendo l’attività osteoblastica indotta dagli osteociti. Si somministra per via sottocutanea con una sola somministrazione al mese.

La sclerostina è una glicoproteina codificata dal gene SOST e secreta dagli osteociti che ha il compito di inibire l’attività degli osteoblasti, le cellule deputate alla produzione di osso. Bloccare la sclerostina è come togliere il freno alla produzione di osso che perciò aumenta.

Pazienti con un deficit genetico di sclerostina o con delezione del gene SOST –che codifica per la sclerostina- hanno un'elevata massa ossea e un'aumentata forza ossea che si traduce in resistenza alle fratture. L’espressione del gene SOST è limitata al tessuto scheletrico e ciò rende l'inibizione della sclerostina un target farmacologico particolarmente attraente nell'ottica di limitare i potenziali effetti off-target del farmaco inibitore.