Il Chmp dell’Ema ha dato parere positivo all’approvazione di afamelanotide, un farmaco studiato per i pazienti a cui è stata diagnosticata la rara forma di fotosensibilità chiamata protoporfiria eritropoietica (EPP).

In Italia il farmaco è già disponibile da tempo grazie alla lungimiranza dell’Aifa che lo ha inserito nell’elenco del farmaci che rientrano nella legge 648/96. Grazie a questa legge, in circostanze eccezionali, l’Agenzia del farmaco può autorizzare la fornitura e il rimborso di trattamenti ancora non approvati in Italia, o di trattamenti ancora sotto sviluppo per pazienti per le cui malattie non esistono terapie alternative.

Afamelanotide agisce attivando la melanina, il pigmento cutaneo che funge da barriera tra la luce e le cellule cutanee. Ad oggi, le prove cliniche del farmaco ne hanno dimostrato la sicurezza, nonché la sua capacità di ridurre la frequenza e la gravità delle reazioni nei pazienti affetti da EPP.

Afamelanotide è stato messo a punto dall'azienda australiana Clinuvel, per il  trattamento della EPP, una malattia grave per la quale non esistono altre terapie. Sinora, è stato studiato su oltre 350 pazienti.

La EPP è una patologia caratterizzata da "dolore intollerabile": la pelle dei pazienti è affetta da bruciore, vesciche e cicatrici quando è esposta a livelli normali di sole e di luce. la malattia è incurabile e i pazienti ne sono affetti per tutta la vita. Di conseguenza, i pazienti con EPP sono costretti a passare la maggior parte della propria vita al chiuso. Le creme solari sono inefficaci dal momento che non bloccano la luce visibile (lo spettro blu), che è la causa ed il fattore scatenante delle reazioni tossiche nella EPP.

Adesso si apre, è il caso di dirlo, uno spiragli di luce nella vita dei malati di Protoporfiria Eritropoietica. Grazie a questo farmaco i malati potranno fare una passeggiata alla luce del sole, mettersi in costume e non doversi costantemente preoccupare dei gravi effetti negativi che l’esposizione al sole aveva, in mancanza di cura, sul proprio corpo. Chi si è sottoposto alla sperimentazione ha già potuto provare, è il caso di dirlo, sulla propria pelle, questa nuova libertà.