La Commissione europea ha approvato in via definitiva il farmaco alemtuzumab per il trattamento di pazienti adulti con sclerosi multipla recidivante remittente con malattia in fase attiva sulla base di una valutazione clinica o di imaging.

Alemtuzumab è un anticorpo monoclonale umanizzato anti IgG1 kappa. È ottenuto con tecniche di ingegneria genetica ed è specifico per una particolare glicoproteina (CD52) di superficie cellulare del linfocita. L'anticorpo è ottenuto partendo da una sospensione di cellule di mammifero su terreno di coltura.

“Alemtuzumab è un farmaco veramente innovativo,” – spiega Giancarlo Comi, docente di neurologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano – “indicato sia nei pazienti che non rispondono ad altri trattamenti, sia come farmaco di prima linea nei soggetti che presentano una malattia con caratteristiche di aggressività. Ha dimostrato di essere efficace non solo nel bloccare la progressione della disabilità, ma anche nel favorire un parziale recupero della disabilità pregressa.”


“Alemtuzumab ha dimostrato un netto vantaggio rispetto alle terapie tradizionali,” – commenta Carlo Pozzilli Ordinario di Neurologia Università La Sapienza di Roma  – “La sua disponibilità rappresenta per noi clinici una nuova, importante prospettiva nel trattamento della SM mettendoci di fatto nella condizione di poter approcciare la malattia in modo differenziato, anche in fase molto iniziale.” 


Meccanismo di azione di alemtuzumab
Alemtuzumab causa la lisi dei linfociti legandosi al CD52, un antigene altamente espresso sulla superficie di tutti i linfociti B e T, oltre che dei monociti, timociti e macrofagi. La terapia con alemtuzumab determina la deplezione delle cellule T e B circolanti, con evidenti benefici clinici nella leucemia linfocitica cronica oggetto della precedente approvazione, ma che si ritiene siano la causa dei dannosi processi infiammatori che si osservano nella sclerosi multipla. Alemtuzumab ha un impatto minimo sulle altre cellule immunitarie.

L’effetto anti-infiammatorio acuto  di alemtuzumab è seguito dall’inizio di un pattern distintivo di ripopolamento delle cellule T e B  che si protrae nel tempo, ribilanciando il sistema immunitario, si da ridurre potenzialmente l’attività di malattia della sclerosi multipla.

Alemtuzumab ha uno schema posologico innovativo che prevede due soli cicli di terapia l’anno. Il primo ciclo consiste in cinque somministrazioni endovenose effettuate in cinque giorni consecutivi. Il secondo ciclo in tre somministrazioni endovenose in tre giorni consecutivi, da effettuarsi 12 mesi dopo il primo ciclo.

Il dossier registrativo del farmaco si basa sui dati di due studi pivotal (CARE-MS I e CARE-MS II) pubblicati lo scorso mese di novembre su The Lancet e condotti su alemtuzumab in pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente (SM).


Gli studi CARE-MS
Gli studi clinici CARE-MS sono trials di fase 3, globali, randomizzati e disegnati per valutare se il farmaco sperimentale alemtuzumab per il trattamento della SM potesse raggiungere un’efficacia significativa e miglioramenti del profilo di sicurezza superiori rispetto al farmaco di comparazione attivo e già approvato interferone beta 1-a (interferone beta-1a per via sottocutanea nel dosaggio di 44 mcg), uno standard terapeutico per la SM recidivante-remittente. Lo studio CARE-MS I ha valutato 581 pazienti mai trattati in precedenza, fatta eccezione per gli steroidi.

Lo studio CARE-MS II ha valutato 840 pazienti che avevano avuto almeno un episodio di ricaduta in corso di terapia, comprese quelle iniettabili standard in grado di modificare la malattia. Genzyme ha annunciato la pubblicazione dei risultati di questi studi su The Lancet nel Novembre del 2012.

In entrambi gli studi, della durata di due anni, alemtuzumab è stato somministrato per via endovenosa complessivamente 8 volte. Il primo ciclo di trattamento con alemtuzumab è stato effettuato per 5 giorni consecutivi e il secondo per 3 giorni consecutivi, dopo 12 mesi. Interferone beta-1a 44 mcg è stato somministrato nel dosaggio di per iniezione sottocutanea 3 volte alla settimana, ogni settimana, per i 2 anni previsti dallo studio.

Nel terzo anno successivo al trattamento iniziale, a partire dalla fase di estensione dello studio, i pazienti che hanno mostrato una ripresa di attività di malattia sono stati trattati nuovamente con alemtuzumab una volta al giorno per 3 giorni consecutivi. I pazienti che avevano ricevuto interferone beta-1a nello studio pivotal ed erano passati al trattamento con alemtuzumab nella fase di estensione, hanno ricevuto la somministrazione una volta al giorno per 5 giorni e successivamente una volta al giorno per 3 giorni ad un anno di distanza.