Il Comitato per i prodotti medicinali per uso Umano (Chmp) dell'Agenzia europea del farmaco (Ema) ha dato parere positivo all’approvazione condizionata di vintafolide in associazione a due agenti diagnostici specifici - etarfolatide e acido folico per via endovenosa - per il trattamento delle pazienti adulte con carcinoma ovarico platino-resistente e positivo al recettore del folato, in combinazione con doxorubicina liposomiale pegilata (PLD).

Si stima che circa l'80% delle donne con un carcinoma ovarico platino-resistente abbia un tumore positivo al recettore del folato e circa il 40% esprima il recettore in tutte le lesioni bersaglio. Rispetto alle pazienti i cui tumori non esprimono il recettore del folato, quelle positive a questo recettore hanno dimostrato di avere una prognosi peggiore.

Vintafolide ed etarfolatide sono sviluppate in collaborazione da Merck ed Endocyte, in virtù di un accordo siglato tra le due aziende nell’aprile 2012.

Eric Rubin, vicepresidente della R&S Merck in ambito oncologico dichiara in un comunicato stampa aziendale che il parere positivo del Chmp rappresenta un passo avanti verso un approccio personalizzato per risolvere un bisogno medico insoddisfatto significativo nel carcinoma ovarico platino-resistente. Ron Ellis, presidente e Ceo di Endocyte, gli fa eco, aggiungendo che, se ottenesse l’ok definitivo, vintafolide diventerebbe il primo farmaco oncologico usato in combinazione con un agente diagnostico per selezionare le pazienti con maggiori chance di rispondere al trattamento.

Vintafolide viene proposta in combinazione con PLD per il trattamento delle pazienti adulte con un carcinoma ovarico platino-resistente che esprime il recettore del folato su tutte le lesioni bersaglio e lo stato dei recettori del folato dovrebbe essere valutato tramite un agente diagnostico approvato per la selezione delle pazienti da trattare con vintafolide mediante SPECT in combinazione con la tomografia computerizzata o la risonanza magnetica.

Vintafolide è una molecola coniugata costituita da folato (vitamina B9) legato a un potente chemioterapico alcaloide derivato della vinca, la desacetilvinblastina monoidrazide (DAVLBH). Il composto è progettato in modo da colpire con il chemioterapico le cellule in rapida crescita, che inglobano attivamente il folato attraverso il suo recettore, altamente espresso in molti tumori tra cui anche quello ovarico. Il legame tra folato e recettore permette quindi alla DAVKBH di avere accesso all’ambiente intracellulare.

"Colpire il recettore del folato, che è espresso sulla maggior parte dei tumori ovarici epiteliali, è una strategia potenzialmente promettente, soprattutto se associata alla somministrazione di un agente diagnostico progettato per identificare i pazienti con più probabilità di rispondere al trattamento, un marchio di garanzia di medicina personalizzata" ha dichiarato Wendel Naumann, del Levine Cancer Institute del Carolinas HealthCare System di Charlotte (North Carolina), primo autore dello studio PRECEDENT (pubblicato nell’ottobre scorso sul Journal of Clinical Oncology), nel quale vintafolide, aggiunta a PLD, ha dimostrato di frenare in modo significativo la progressione della malattia rispetto alla sola PLD, nelle donne con un carcinoma ovarico platino-resistente.

Etarfolatide e l’acido folico endovena sono invece proposti solo per uso diagnostico. Etarfolatide è un tracciante specifico costituito da folato marcato con tecnezio (99mTc-etarfolatide, EC20) e sviluppato da Endocyte come metodo non invasivo per misurare il grado di espressione del recettore del folato nel tumore e per selezionare le pazienti maggiormente in grado di beneficiare del trattamento con vintafolide. L’acido folico endovena, invece,  viene somministrato prima di etarfolatide per migliorare la qualità delle immagini SPECT.

La domanda di ok all'approvazione di vintafolide associata a etarfolatide e acido folico ev si è basata proprio sui risultati dello studio PRECEDENT, nel quale il beneficio maggiore si è osservato nelle pazienti con il 100% delle lesioni positive al recettore del folato.
Il parere positivo del Chmp sarà ora esaminato dalla Commissione europea, che dovrebbe esprimersi entro 3 mesi. Se ci sarà il via libera definitivo, il farmaco e i due agenti diagnostici avranno l’autorizzazione all'immissione in commercio centralizzata con un labeling unificato valido per i tutti i 28 Paesi membri dell'Unione europea, e anche per Islanda , Liechtenstein e Norvegia (membri dell’Area economica europea).

Negli Stati Uniti, la Food and Drug Administration ha concesso a vintafolide ed etarfolatide lo status di farmaco orfano.
Il farmaco e l’agente diagnostico sono attualmente in sperimentazione nello studio di fase III PROCEED nelle donne con carcinoma ovarico platino-resistente aventi il 100% delle lesioni positive al recettore del folato. Inoltre, sono in fase II nello studio TARGET sul cancro al polmone non a piccole cellule; questo trial ha già completato l’arruolamento, mentre nel secondo trimestre dell’anno dovrebbe partire uno studio di fase II nel cancro al seno triplo-negativo.

Informazioni sul carcinoma ovarico platino-resistente positivo ai recettori dell'acido folico
Le previsioni del 2012 erano di oltre 40.000 nuovi casi di carcinoma ovarico nell'Unione Europea. Il carcinoma ovarico provoca un numero di morti maggiore di qualsiasi altro carcinoma dell'apparato riproduttivo femminile. Nel complesso circa l'80% delle pazienti recidiva dopo la chemioterapia di prima linea a base di platino. Il carcinoma ovarico platino-resistente costituisce una grossa sfida e una necessità medica insoddisfatta. Questo tipo di carcinoma si ripresenta entro sei mesi dal completamento del regime contenente platino, la cura terapeutica standard per il carcinoma ovarico. Si è valutato che l'80% delle pazienti affette da carcinoma ovarico platino-resistente è positivo al recettore dei folati, e che il 40% esprime il recettore in tutte le lesioni tumorali bersaglio (FR 100%), come rilevato tramite l'uso di etarfolatide. Rispetto alle pazienti che non esprimono i recettori dei folati sui tumori, la prognosi di quelle positive ai recettori dei folati si è rivelata complessivamente peggiore.