La Commissione Europea ha esteso l’indicazione per l’utilizzo di  bevacizumab per il trattamento del tumore al seno includendo la possibilità della combinazione del biologico anche con capecitabina. Recentemente, la stessa Commissione Europea aveva confermato l’approvazione di  bevacizumab in associazione con il chemioterapico paclitaxel per le donne con tumore al seno metastatico nella prima linea di trattamento.

Questa nuova estensione offre un’ulteriore opzione terapeutica per le donne per le quali un trattamento con altri chemioterapici (inclusi taxani o antracicline) non è considerato appropriato.

L’estensione dell’indicazione si basa sullo studio di fase III RIBBON 1 in cui il farmaco ha dimostrato di permettere alle donne con tumore al seno metastatico di vivere più a lungo senza peggioramento della malattia quando trattate con bevacizumab in combinazione con capecitabina rispetto alla sola capecitabina. Gli eventi avversi nello studio RIBBON1 sono risultati in linea con quelli evidenziati nei precedenti trial.

Nello studio RIBBON 1, bevacizumab in combinazione con capecitabina ha determinato:
• un incremento pari al 45% del tempo vissuto dalle pazienti senza un peggioramento della malattia (sopravvivenza libera da progressione o PFS) rispetto alle pazienti trattate solo con capecitabina (rapporto di rischio =0,69; p=0,0002).
• una PFS mediana pari a 8,6 mesi rispetto a 5,7 mesi nelle donne trattate solo con capecitabina.
• un’importante riduzione del tumore nel 35,4% delle pazienti rispetto al 23,6% tra quelle trattate solo con capecitabina (p= 0,0097).

Lo studio pilota E2100 (bevacizumab e paclitaxel) forma le basi dell’indicazione attualmente autorizzata nell'Ue consentendo l’uso di bevacizumab e paclitaxel in combinazione per il trattamento delle pazienti con carcinoma mammario metastatico.