Il Chmp dell’Ema ha dato parere positivo all’approvazione della formulazione sottocutanea (sc) di rituximab per il trattamento die pazienti con linfoma non-Hodgkin. La somministrazione sc di rituximab consente di ridurre significativamente i tempi di trattamento: dalle 2,5 ore richieste per l'infusione ev a circa 5 minuti.

La formulazione sc pronta per l'uso, inoltre, permetterebbe un ulteriore risparmio di tempo e di risorse ospedaliere riducendo in maniera significativa i tempi di preparazione del farmaco e di lavoro del personale per ciascuna somministrazione.

Gli studi hanno dimostrato che con l'iniezione sc si sono ottenute concentrazioni di rituximab nel sangue (farmacocinetica; FC) non inferiori rispetto all'infusione endovenosa (ev) standard. Nel complesso, i profili in termini di eventi avversi (AE) sono risultati simili per via sc e per ev e le reazioni correlate alla via di somministrazione (ARR) sono state prevalentemente di intensità da lieve a moderata.

Questa nuova formulazione utilizza una tecnologia sviluppata da Halozyme Therapeutics che prende il nome di Enhanze Technology e che consente la somministrazione per via sottocutanea di ampi volumi di farmaco.

La nuova tecnologia utilizza un procedimento sofisticato che prevede l’impiego di un enzima ricombinante umano a base di ialuronidasi (rHuPH20). Questo enzima temporaneamente degrada lo ialuronano, una componente strutturale dello spazio sottocutaneo che si trova proprio sotto la superficie delle cute.

Questa temporanea degradazione crea uno spazio per la somministrazione di farmaci biologici, molecole molto più grandi delle normali molecole di sintesi chimica, e così anche molecole grandi fino a 200 nanometri possono attraversare lo spazio sottocutaneo. Tale degradazione ha un effetto temporaneo e nel giro di qualche giorno la struttura sottocutanea ritorna come prima.

Rituximab è l’anticorpo monoclonale più noto e più usato soprattutto nei linfomi non Hodgkin (LNH)originati dalla linea B cellulare, autorizzato al momento per somministrazione endovenosa, che ha la capacità di legarsi all’antigene CD20 presente sulla membrana di tutte le cellule B, normali e linfomatose, inducendo la morte cellulare di queste ma risparmiando le altre cellule proliferanti normali che sono invece danneggiate quando si usa la chemioterapia.

Studio SABRINA (BO22334)
SABRINA è uno studio internazionale, in due stadi, di Fase III, disegnato per valutare la farmacocinetica, l'efficacia e la sicurezza della somministrazione sc rispetto a quella endovenosa di rituximab in pazienti affetti da FL in terapia d'induzione e di mantenimento.

Nel primo stadio (conferma del dosaggio), che aveva la farmacocinetica (Ctrough) come endpoint primario, pazienti naïve affetti da FL, una forma comune di Linfoma Non-Hodgkin, sono stati randomizzati alla somministrazione di rituximab, 375 mg/m2 per via endovenosa o dose fissa di 1.400 mg per via sottocutanea, entrambi in combinazione con chemioterapia CHOP o CVP.

I pazienti che hanno ottenuto una risposta completa o parziale dopo 8 cicli di trattamento hanno continuato la terapia di mantenimento con rituximab, secondo la loro prima randomizzazione: somministrazione sc o per ev.

È stata, inoltre, condotta un'analisi di efficacia sulla base dello studio, per dimostrare che il passaggio dalla somministrazione per ev a quella per via sc può essere realizzato senza compromettere l'efficacia di rituximab contro il linfoma: i tassi simili in termini di risposta totale (ORR) [84,4% ev e 90,5% sc] e di risposta completa (CR) [29,7% ev e 46% sc] confermano un'efficacia comparabile tra i due sistemi di somministrazione. Nel secondo stadio, che ha l'efficacia come endpoint primario, verranno randomizzati ulteriori pazienti alla somministrazione di rituximab per via sc o per ev.