Al via task force Fda per lo sviluppo di nuovi antibiotici

Fda
La Food and Drug Administration (Fda) ha annunciato la creazione di una task force interna per rivedere le politiche relative allo sviluppo dei farmaci antibatterici, un’area di ricerca che ha subito un calo costante a partire dagli anni Ottanta a oggi. Tant’è che, da allora, il numero di nuovi antibiotici approvati negli Stati Uniti è diminuito rapidamente. Invece, si legge nel comunicato Fda, lo sviluppo di nuovi antimicrobici è “un obiettivo cruciale per la salute dei cittadini e una priorità dell’agenzia”.

Plauso degli opinion leader del settore a questa iniziativa, che, secondo gli esperti, potrebbe aiutare l'agenzia di rivedere le linee guida che hanno frenato lo sviluppo di nuovi prodotti negli ultimi anni. "La task force aiuterà a trovare idee per far fare passi avanti all’Fda" ha detto Bob Guidos, vice presidente delle politiche pubbliche della Infectious Diseases Society of America, riferendosi alla necessità di definire requisiti più favorevoli e meno severi per i trial clinici.  "Gli studi tradizionali che richiede l’agenzia sono diventati più difficile da fare per  le aziende" ha osservato l’infettivologo.

Per esempio, l’Fda attualmente richiede che uno studio clinico dimostri che il farmaco non è inferiore a un placebo o a un altro farmaco di confronto. Ma i requisiti fissati dall’agenzia per dimostrare un miglioramento clinico sono così rigorosi che per gli sperimentatori è difficile sia rispettare questi standard sia trovare abbastanza pazienti per rendere statisticamente significativa una lieve differenza clinica.
Inoltre, a differenza dei farmaci antitumorali, per gli antibiotici non esistono attualmente endpoint surrogati che funzionano per testarne l'efficacia. E in più, osserva l’Fda nel suo comunicato, mentre i requisiti da soddisfare per avere il via libera si sono inaspriti, la resistenza agli antibiotici è aumentata, diventando sempre più preoccupante.

Secondo l’agenzia, più del 70% dei batteri che causano infezioni ospedaliere è resistente ad almeno un antibiotico tra quelli usati più comunemente per il trattamento di queste infezioni e nel 2002 circa 2 milioni di americani sviluppato infezioni di questo tipo, che hanno portato a circa 99 mila decessi.

Sempre a proposito di endpoint, c’è anche un problema di ‘svecchiamento’ delle linee guida. Circa 12 anni fa, quando l'agenzia ha riformulato per l’ultima volta molte delle sue linee guida sullo sviluppo degli antibiotici, ha basato in gran parte i suoi requisiti per la progettazione dei trial clinici su studi degli anni Trenta e Quaranta, l’epoca del boom dello sviluppo degli antibiotici. “Ma alla fine l’Fda ha capito che basare il disegno degli studi attuali su endpoint vecchi di 80 anni non funziona, perché nessuna azienda li utilizzerà” ha detto David Shlaes, esperto dello sviluppo di nuovi antinfettivi.

Un esempio? Per i trial sulla polmonite batterica ospedaliera, l’agenzia chiede che i pazienti non siano stati trattati con un antibiotico nei 28 giorni precedenti. Il che è piuttosto improbabile, ha detto Shlaes. Infatti, questi pazienti sono spesso tra i più gravi ricoverati e avranno sicuramente preso qualche antibiotico nell'ultimo mese, squalificando così ogni potenziale partecipante a un trial.

La task force è composta da un gruppo multidisciplinare di 19 clinici e ricercatori del Center for Drug Evaluation and Research (CDER) dell’Fda che, si legge nel comunicato, sfrutteranno le partnership e le collaborazioni esistenti per lavorare fianco a fianco con altri esperti del settore, rappresentanti del mondo accademico, dell’industria, delle società scientifiche, delle associazioni di pazienti e delle agenzie governative, al fine di identificare le aree prioritarie e sviluppare e implementare possibili soluzioni alle sfide poste dallo sviluppo di nuovi antibatterici.

Sono quattro, in particolare, gli obiettivi dell’Fda:
- esplorare nuovi approcci per facilitare lo sviluppo degli antibiotici, come ad esempio un uso più ampio dei dati di farmacologia clinica, disegni innovativi per gli studi clinici e nuove misure di efficacia;
- identificare i bisogni medici non soddisfatti e le ragioni per cui manca una pipeline in grado di soddisfarli;
- valutare le attuali linee guida dell’agenzia sullo sviluppo degli antibiotici e determinare se è necessaria una revisione;
- utilizzare gli accordi di collaborazione già esistenti per esplorare vari approcci che potrebbero facilitare lo sviluppo di nuovi antimicrobici.

“La creazione di questa nuova task force arriva in un momento critico" ha detto Edward Cox, direttore dell’Office of Antimicrobial Products del CDER e co-presidente della task force. "Stabilire nuove modalità di sviluppo di nuovi farmaci antibatterici sicuri ed efficaci è una sfida enorme e uno sforzo che non può essere fatto da soli”.