Anemia falciforme, Fda riconosce a crizanlizumab lo status di breakthrough therapy

L'Fda gli ha riconosciuto lo status di terapia fortemente innovativa acrizanlizumab, un farmaco per l'anemia falciforme che ha la capacitą di prevenire le crisi vaso-occlusive, eventi debilitanti e dolorosi.

E’ uno dei potenziali blockbuster della pipeline di Novartis. Adesso il suo futuro è più roseo dopo che l’Fda gli ha riconosciuto lo status di terapia fortemente innovativa. Parliamo di crizanlizumab, un farmaco per l’anemia falciforme che ha la capacità di prevenire le crisi vaso-occlusive, eventi debilitanti e dolorosi, in pazienti affetti da un gruppo di malattie ereditarie dei globuli rossi che tipicamente affliggono persone di origine africana.

Il nuovo agente è il capostipite della classe degli anticorpi diretti contro la P-selectina, che è una molecola di adesione espressa sulle cellule endoteliali vascolari attivate e sulle piastrine. La sovraregolazione della P-selectina sulle cellule endoteliali e sulle piastrine contribuisce alle interazioni cellula-cellula coinvolte nella patogenesi degli episodi dolorosi acuti caratteristici di questa malattia, noti con la sigla SCPC.

Anemia falciforme
L’anemia falciforme è caratterizzata dalla presenza di emoglobina a falce, emolisi cronica, episodi dolorosi ricorrenti, disfunzione multiorgano e, spesso, una morte prematura. Si pensa che le crisi dolorose, un’altra caratteristica della malattia, siano causate da un’occlusione vascolare nella microcircolazione, un aumento dell’infiammazione e alterazioni nella nocicezione.
La patogenesi della vaso-occlusione è complessa ed è causata dall’adesione degli eritrociti falciformi e dei leucociti all'endotelio, che provoca l'ostruzione vascolare e ischemia tissutale. La prevenzione delle crisi potrebbe ridurre al minimo o evitare il danno d’organo e tissutale e diminuire il conseguente rischio di morte tra i pazienti con anemia falciforme.

Una mutazione genetica di 7300 anni fa
la mutazione genetica che dà origine all’anemia falcifome è comparsa circa 7mila anni fa nelle popolazioni del Sahara, allora terrà umida e luogo con alta incidenza di malaria. L’anomalia, rendendo più difficoltosa l’infezione, aveva al tempo un fattore protettivo che favorì la sua naturale selezione e diffusione.
Le modificazioni strutturali dell’emoglobina tipiche dell'anemia falciforme impediscono lo sfruttamento delle risorse cellulari da parte di Plasmodium falciparum, il parassita che veicola la malaria.
Dalle foreste del Sahara la mutazione è passata al resto del mondo in seguito alle migrazioni della popolazione Bantu iniziate circa 5mila anni fa e al commercio degli schiavi. Oggi le cose sono cambiate, non solo per il Sahara, diventato un deserto, ma per la lotta alla malaria. L’anemia falciforme è dunque solo una malattia dalle potenziali gravi conseguenze.

Efficacia del nuovo farmaco
Noto anche con la sigla SEG101, crizanlizumab è arrivato in Novartis nel 2016 attraverso l'acquisizione di Selexys Pharmaceuticals in un accordo del valore di 665 milioni di dollari. I dati dello studio SUSTAIN, pubblicato nel 2016 sul NEJM, hanno mostrato che il farmaco ha ridotto del 45,3 per cento il tasso mediano annuo di VOC che ha portato a visite sanitarie. Una ulteriore analisi dei dati del trial, presentata alla conferenza ASH dello scorso anno, ha inoltre mostrato che il 35,8% di quelli trattati con il farmaco sperimentale non ha avuto un VOC, contro il 16,9% sul braccio placebo. Questo in pazienti con una storia di 2-10 VOC nell'anno precedente.

Samit Hirawat, direttore dello sviluppo globale del farmaco di Novartis Oncology, ha detto: "Le crisi dolorose in corso di anemia falciforme sono importanti perché possono sconvolgere la vita dei pazienti e spesso richiedono visite ospedaliere e cure mediche. Non vediamo l'ora di lavorare a stretto contatto con l’Fda per rendere crizanlizumab, una terapia che ha il potenziale per prevenire le crisi di dolore a cellule falciformi, disponibile negli Stati Uniti il più presto possibile".

Dopo aver inizialmente suggerito che la domanda di commercializzazione sarebbe stata presentata all’Fda nel 2018, Novartis ha poi reso noto che avrebbe presentato la richiesta di commercializzazione nel corso del 2019.

Le terapie SCD esistenti sono farmaci orali giornalieri, ma la compliance è bassa, pari a circa il 50%. "Al contrario, il crizanlizumab è un'infusione per via endovenosa che si fa una volta al mese, il che si traduce in un dosaggio vantaggioso ma con l'ovvio ostacolo della via di somministrazione. Novartis ritiene che la somministrazione mensile potrebbe facilitare la compliance attraverso visite mediche regolari", hanno osservato gli analisti, aggiungendo di aver previsto vendite di 200 milioni di dollari nel 2024 per il farmaco.
Si stima che negli Stati Uniti vi siano circa 100mila pazienti SCD con circa il 60% di pazienti con 2 o più VOC all'anno.