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Apixaban, ok Fda per il tromboembolismo venoso

Le autorità regolatorie americane hanno approvato l’impiego dell’anticoagulante orale apixaban per la prevenzione del tromboembolismo venoso (TEV) nei pazienti sottoposti a interventi di protesizzazione di anca o ginocchio. Questa indicazione è già approvata da tempo in Europa.

Ogni anno in Usa vi sono circa 719mila interventi di protesizzazione del ginocchio e 332mila di anca.

Nello studio ADVANCE-3, pubblicato nel 2010 sul New England Journal of Medicine, l’incidenza dell’end point primario (TEV) è stata dell’1,4% (apixaban) e del 3,9%  (enoxaparina), con una differenza statisticamente significativa. Gli eventi maggiori sono stati, rispettivamente, lo 0,5% e l’1,1%.

Il tromboembolismo venoso (TEV) è una patologia che deriva dalla formazione di coaguli (trombi) nelle vene, e comprende la trombosi venosa profonda (TVP) e la sua complicanza acuta potenzialmente fatale, l’embolia polmonare (EP). Si stima che il TEV sia la terza malattia cardiovascolare più diffusa dopo la malattia coronarica e l’ictus.

I pazienti sottoposti a interventi di protesizzazione di anca o ginocchio hanno un rischio superiore di sviluppare TEV e quindi necessitano di una terapia anticoagulante per prevenire la formazione di trombi. In assenza della terapia anticoagulante l’incidenza di TVP va dal 41 all’85% dopo l’intervento di protesizzazione del ginocchio e dal 42 al 57% per l’intervento di protesizzazione dell’anca.

Apixaban inibisce direttamente il fattore Xa, quindi interferisce con la conversione della protrombina a trombina è previene la formazione dell'aggregazione della fibrina. Oltre all'efficacia in questa tipologia di pazienti e alla sua sicurezza, va sottolineata la maneggevolezza di apixaban che non richiede continui dosaggi della coagulazione, a differenza delle attuali terapie anticoagulanti orali.

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