Approvazione Fda di elbasvir/grazoprevir, le possibilità di cura per l'HCV si allargano

Fda

A due anni dall'arrivo del sofosbuvir che ha sconvolto il paradigma di trattamento dei pazienti con infezione da virus dell'epatite C e che ha fatto da apripista alle tante combinazioni interferon-free sbarcate sul mercato americano, europeo e anche italiano, ieri l'Fda ha approvato la combinazione elbasvir/grazoprevir. Tale combinazione è rivolta a pazienti con HCV di genotipo 1 e 4 e, visti gli ottimi risultati degli studi, tra gli analisti c'è già chi si sbilancia definendolo come uno dei più grandi successi che verranno lanciati nel 2016.

A due anni dall’arrivo del sofosbuvir che ha sconvolto il paradigma di trattamento dei pazienti con infezione da virus dell’epatite C e che ha fatto da apripista alle tante combinazioni interferon-free sbarcate sul mercato americano, europeo e anche italiano, ieri l’Fda ha approvato la combinazione elbasvir/grazoprevir. Tale combinazione è rivolta a pazienti con HCV di genotipo 1 e 4 e, visti gli ottimi risultati degli studi, tra gli analisti c’è già chi si sbilancia definendolo come uno dei più grandi successi che verranno lanciati nel 2016.
Il nuovo farmaco consiste in una compressa combinata a dose fissa contenente elbasvir, inibitore del complesso di replicazione NS5A del virus (50 mg), e grazoprevir, inibitore delle proteasi NS3/4A (100 mg).
Nell’era interferon free anche questa combinazione non richiede l’uso dell’interferone ed è indicata con o senza ribavirina per gli adulti con genotipo 1, che è il più comune, e genotipo 4 che è uno dei meno comuni.
Gli studi a supporto
La combinazione ha consentito negli studi clinici il raggiungimento di elevatissime percentuali di risposta virologica sostenuta (SVR) in un'ampia gamma di pazienti con epatite C cronica, compresi quelli con cirrosi compensata, insufficienza renale di qualsiasi grado e co-infezione HIV-1/HCV e anche pazienti che avevano fallito precedenti trattamenti a base di interferone e ribavirina.
La sicurezza e l'efficacia di questa combinazione con o senza ribavirina sono state valutate in 6 studi clinici su 1.373 partecipanti con infezione cronica da HCV di genotipo 1 o 4 con e senza cirrosi.
I partecipanti hanno ricevuto il farmaco una volta al giorno per 12 o 16 settimane. L’obiettivo principale era la non quantificazione del virus nel sangue 12 settimane dopo la fine del trattamento (risposta virologica sostenuta o SVR), suggerendo che l'infezione era stata curata.
I risultati di questi studi hanno mostrato che il virus non è stato più rilevato nel sangue dopo 12 settimane dalla fine del trattamento nel 94%-97% dei pazienti infetti con genotipo 1.
Tale percentuale di SVR era anche più elevata, 97%-100% nei pazienti con genotipo 4. 
Al fine di massimizzare la percentuale di SVR per i pazienti, l'etichetta del prodotto fornisce raccomandazioni sulla durata del trattamento con o senza ribavirina considerando le specifiche caratteristiche del singolo paziente e del virus. E’ anche raccomandato agli operatori sanitari di fare screening di eventuali variazioni genetiche nei soggetti con genotipo 1a prima di iniziare il trattamento con elbasvir/grazoprevir per determinare il dosaggio e la durata.
Stanchezza, mal di testa e nausea sono stati gli eventi avversi più comuni riportati nei pazienti che assumono il nuovo farmaco senza ribavirina. Per coloro che hanno necessità della combinazione con l’aggiunta della ribavirina, è stata evidenziata anche anemia e mal di testa.
Il farmaco è controindicato nei pazienti con insufficienza epatica moderata o grave (Child-Pugh B o C).
Questo perché nell’ 1% dei partecipanti in sperimentazione clinica, c’è stata elevazione degli enzimi epatici più di cinque volte il limite superiore della norma, in genere in corrispondenza o dopo le 8 settimane di trattamento. Di conseguenza, i medici dovrebbero richiedere esami del sangue epatici prima di iniziare la terapia e in seguito. 
Inoltre il suo utilizzo non è indicato con gli inibitori dei polipeptidi trasportatori di anioni organici 1B1/3 (OATP1B1/3), ad esempio, atazanavir, darunavir, lopinavir, saquinavir, tipranavir, ciclosporina, con i forti induttori del citocromo P450 3A (ad esempio, carbamazepina, fenitoina , rifampicina, erba di San Giovanni), e con efavirenz.
Cosa succederà ora?La competizione testa a testa sarà con altri due trattamenti interferon-free, combinati per l’HCV di genotipo 1: ledipasvir/sofosbuvir e ombitasvir/paritaprevi/ritonavir, più dasabuvir.
Merck pone già una marcia avanti visto che ha annunciato che commercializzerà il farmaco, col nome Zepatier, ad un prezzo di 54,600 $ per 12 settimane, ben al di sotto della concorrenza. Per dare un’idea della differenza di prezzo con gli altri già sul mercato, il nuovo farmaco ha un prezzo del 42% inferiore a quello della combinazione ledipasvir/sofosbuvir, lanciato ad un prezzo pari a 94.500 $ mentre il regime 3D a base di ombitasvir/paritaprevi/ritonavir, più dasabuvir è stato lanciato al prezzo di 83,319 $.
In un comunicato la società farmaceutica ha dichiarato che: “Il prezzo deciso, così come la nostra strategia di accesso globale per cercare un'ampia copertura di tutti i segmenti commerciali e pubblici, contribuirà ad ampliare e accelerare l'accesso dei pazienti alle cure e permettere all’azienda di avvicinarsi all’obiettivo comune di ridurre l'onere dell’ HCV cronica negli Stati Uniti ".
Al nuovo farmaco è stata concessa, lo scorso luglio, la designazione di   breakthrough therapy per il trattamento dell'epatite cronica C genotipo 1 in pazienti con malattia renale allo stadio terminale in emodialisi e per il trattamento dell’infezione cronica da HCV di genotipo 4. 
Ricordiamo che la designazione di terapia breakthrough, quindi fortemente innovativa, viene concessa per accelerare lo sviluppo e la revisione di farmaci che hanno lo scopo di trattare una condizione grave e in cui prove cliniche preliminari indicano che il farmaco può dimostrare il miglioramento sostanziale rispetto alla terapia disponibile su un endpoint clinicamente significativo.
In conclusione, le possibilità di cura per i pazienti con epatite cronica C si allargano per ora solo per i pazienti americani ma speriamo che presto questo nuovo trattamento possa aggiungersi a quelli presenti sul mercato europeo e anche italiano.
Emilia Vaccaro


Comunicato Fda


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