La  Food and Drug Administration (Fda) ha dato via libera alla formulazione di golimumab per via endovenosa(Simponi Aria), in combinazione con metotrexate (MTX), per il trattamento dell’artrite reumatoide (AR) da moderatamente a gravemente attiva. Finora era approvata solo la formulazione sottocute sempre per i pazienti con AR moderata o grave.

Il regime posologico del nuovo prodotto è di 2 mg/kg somministrati mediante infusione endovenosa alle settimane 0 e 4, poi ogni 8 settimane.

L'approvazione arriva a seguito dei risultati positivi dello studio di fase III GO-FURTHER, un  trial multicentrico internazionale, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo che ha coinvolto 592 pazienti adulti con AR attiva nonostante il trattamento con MTX. I risultati a 24 settimane dello studio sono stati pubblicati nel giugno 2012 sugli Annals of Rheumatic Diseases, mentre quelli a 52 settimane sono stati presentati in occasione dell’ultimo congresso dell’American College of Rheumatology (ACR).

Lo studio ha riguardato pazienti con AR attiva (che avevano, cioè, almeno sei articolazioni dolenti e sei tumefate) già trattati con MTX per 3 o più mesi.

I partecipanti sono stati assegnati in rapporto 2 a1 al trattamento con golimumab 2 mg/kg, somministrato con un’infusione della durata di 30 (± 10) minuti oppure placebo, in combinazione con MTX, alle settimane 0 e 4, e poi ogni 8 settimane. L'endpoint primario era la percentuale di pazienti con un miglioramento del 20% nel punteggio ACR (ACR20) alla settimana 14.

I risultati dello studio dimostrano che golimumab ev in combinazione con MTX ha migliorato in modo significativo segni e sintomi della malattia e la funzionalità fisica dopo 24 settimane di trattamento e ha inibito la progressione del danno strutturale dopo 24 e 52 settimane.

La risposta ACR20 è stata del 58,5% nei 395 pazienti del gruppo golimumab contro 24,9% nei 197 del gruppo placebo (P < 0,001). Inoltre, il 33,2% dei pazienti assegnati al trattamento con l’anticorpo ha raggiunto l’endpoint primario già alla seconda settimana di trattamento contro l’11,7% nel gruppo di controllo (P < 0,001).

I pazienti trattati con placebo che alla settimana 16 ottenevano un miglioramento inferiore al 10% potevano passare a golimumab alle settimane 16 e 20 e tutti sono passati al trattamento con il biologico ev alla settimana 24. 

La nuova formulazione di golimumab si è dimostrata superiore al placebo anche sul fronte della progressione radiografica. Dopo 24 settimane, la variazione media (± deviazione standard) rispetto al basale dello score di van der Heijde-Sharp (vdH-S) modificato è stata di 0,03 (± 1,90) punti nel gruppo golimumab contro una variazione media di 1,09 (± 3,19) punti nel gruppo placebo (P < 0,001), mentre dopo 52 settimane la variazione media è stata di 0,13 (± 3,11) punti contro 1,22 (± 3,98) nel gruppo passato dal placebo al trattamento con golimumab ev (P < 0,001) .

Inoltre, con l’anticorpo si sono ottenute percentuali superiori di risposta ACR50 e ACR70 sia dopo 24 sia dopo 52 settimane. A 24 settimane la risposta ACR50 è stata del 34,9% nel gruppo golimumab contro 13,2% nel gruppo placebo (P < 0,001), mentre la risposta ACR70 è stata rispettivamente del 17,7% contro 4,1% (P < 0,001). Nella maggior parte dei pazienti la risposta è stata mantenuta fino alla settimana 52, quando la risposta ACR20 è risultata dell’82%, l’ACR50 del 71,7% e l’ACR70 del 60,9%.

Sul fronte della sicurezza e tollerabilità, gli eventi avversi sono risultati sovrapponibili tra i due gruppi e ascrivibili, nella maggior parte dei casi, a infezioni delle alte vie respiratorie e delle vie urinarie. L’incidenza degli eventi avversi a 24 settimane è stata del 53% nel gruppo golimumab contro 49% nel gruppo placebo, mentre quella degli eventi avversi gravi rispettivamente del 4% contro 2%.

L'unico evento avverso riportato in più del 5% dei pazienti sono state le infezioni delle alte vie respiratorie, con l'eccezione dell’esacerbazione dell’AR nel gruppo placebo (avutasi nel 5,6% dei pazienti). Inoltre, nell’arco delle 52 settimane non si sono verificate infezioni opportunistiche gravi. Nel gruppo golimumab c’è stato un solo caso di tubercolosi e un paziente è deceduto per un infarto del miocardio secondario a una polmonite acquisita in comunità, ma si è verificato un decesso anche nel gruppo trattato con placebo per le prime 24 settimane.