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Ca polmonare, Fda approva l'anti PD-1 nivolumab

Appena una settimana dopo aver ufficialmente accettato di rivedere la domanda di registrazione presentata da  Bristol- Myers Squibb, con una decisione incredibilmente veloce, le autorità regolatorie degli Stati Uniti hanno approvato nivolumab, l’inibitore del checkpoint PD-1 per la terapia del tumore al polmone non a piccole cellule (NSCLC) in fase avanzata (metastatico).

La Food and Drug Administration ha rilasciato la sua decisione ben prima della data prevista, il 22 giugno, ampliando l'uso dell’ immunoterapia per includere il trattamento del carcinoma squamoso non a piccole cellule del polmone che non risponde alla chemioterapia, aggiungendola alla sua indicazione originale per melanoma avanzato.

L’approvazione si basa sui dati di uno studio di fase III, in cui l’anti PD-1 nivolumab ha raggiunto l’endpoint principale di miglioramento della sopravvivenza generale rispetto a docetaxel in pazienti con tumore del polmone.

Lo studio di fase III CheckMate-017 ha arruolato 272 pazienti con tumore NSCLC di tipo squamoso avanzato o metastatico, precedentemente trattati per la malattia. I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere nivolumab 3 mg/kg endovena ogni 2 settimane o docetaxel 75 mg/m2 endovena ogni 3 settimane.

L’endpoint principale dello studio era la sopravvivenza generale, mentre gli endpoint secondari includevano la sopravvivenza senza progressione e il tasso di risposte oggettive.

I risultati hanno mostrato una sopravvivenza globale mediana di 9,2 mesi ( 95 % CI : 7,3-13,3 ) nel gruppo nivolumab rispetto a 6,0 mesi ( 95 % CI : 5,1-7,3 ) nel gruppo docetaxel (HR = 0,59; 95% CI : 0,44 - 0.79 ; P = 0,79 ). I 135 pazienti trattati con nivolumab hanno vissuto 3,2 mesi in più rispetto a quelli tratti col solo docetaxel.

Nivolumab è un anticorpo monoclonale completamente umanizzato inibitore del checkpoint immunitario PD-1, che è stato approvato lo scorso dicembre dall’Fda per il trattamento del melanoma.
Il farmaco è in sviluppo anche per altre indicazioni, tra cui il linfoma di Hodgkin e il carcinoma renale metastatico.

Il blocco dei checkpoint immunitari, in particolare del pathway di PD-1 e dei suoi ligandi, PD- L1 e PD- L2, sta emergendo come una strategia promettente per la terapia del cancro.
Per checkpoint immunitari si intendono una serie piuttosto estesa di meccanismi inibitori intrinseci al sistema immunitario necessari per mantenere la tolleranza verso il tessuti self e per modulare la durata e l’ampiezza delle risposte immunitarie fisiologiche nei tessuti periferici in modo tale da limitare il danno tessutale collaterale.

Ultimamente, risulta sempre più chiaro che diversi tipi di tumore “sfruttano” nel proprio sviluppo alcuni di questi sistemi checkpoint  come principale meccanismo per evadere la risposta immunitaria antitumorale, tipicamente svolta dai linfociti T specifici per antigeni tumorali.

Gli anticorpi anti-PD-1 e anti-PD-L1 potenziano la risposta immunitaria bloccando l'interazione tra la proteina PD-1, un cosiddetto check point immunitario o  recettore co-inibitorio della cellula T, e uno dei suoi ligandi, il PD-L1, impedendo alle cellule tumorali di eludere il sistema immunitario dell'ospite.
Bloccando PD-1, questi farmaci permettono l’attivazione delle cellule T che colpiscono le cellule tumorali, essenzialmente ‘togliendo il freno’ al sistema immunitario.

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