Cancro al seno metastatico, Fda approva talazoparib, nuovo PARP inibitore

L'Fda ha approvato il PARP inibitore talazoparib per le pazienti con carcinoma mammario metastatico con una mutazione BRCA ereditaria. Il farmaco č il quarto esponente della classe dei PARP inibitori.

L’Fda ha approvato il PARP inibitore talazoparib per le pazienti con carcinoma mammario metastatico con una mutazione BRCA ereditaria. L'azienda americana aveva ottenuto i diritti per il talazoparib lo scorso anno attraverso l’acquisizione di Medivation pagata 14 miliardi di dollari.

Il farmaco è il quarto esponente della classe dei PARP inibitori che già comprende olaparib (AstraZeneca) niraparib (Tesaro) e rucaparib (Clovis Oncology). I primi due sono già presenti anche in Italia, il terzo dovrebbe arrivare tra non molto.

La domanda di registrazione per il talazoparib è corroborata dai risultati dello studio di Fase III EMBRACA. Nello studio, i cui risultati sono stati annunciati lo scorso dicembre, il talazoparib è stato associato a una sopravvivenza libera da progressione superiore (PFS) più elevata rispetto al placebo, con un risultato coerente in sottogruppi predefiniti. In particolare, il PFS mediano è stato di 8,6 mesi per i pazienti trattati con talazoparib e di 5,6 mesi per quelli sottoposti a chemioterapia, rappresentando una riduzione del 46% del rischio di progressione della malattia.

Pfizer sta inoltre sviluppando il talazoparib nel cancro al seno avanzato e controllato da BRCA, nel cancro al seno negativo triplo precoce e nel cancro alla prostata riparatore dei danni al DNA, nonché in combinazione con altri farmaci, nell'ambito di una collaborazione con Array BioPharma.

Come funzionano i PARP inibitori
Assieme agli antiangiogenici, i Parp-inibitori (l’acronimo deriva da poli-ADP ribosio polimerasi) rappresentano l’altra categoria di farmaci che in futuro potrebbe acquisire lo stesso rilievo della chemioterapia finora il cardine del trattamento del carcinoma ovarico, dopo la chirurgia. La loro azione consiste nell’annullamento dei meccanismi di riparazione del Dna nelle cellule neoplastiche dell’ovaio, con la conseguente morte delle cellule malate. Ecco spiegata la particolare efficacia nei casi in cui la malattia risulta provocata da una mutazione di uno o entrambi i geni Brca, pari al venti per cento delle nuove diagnosi. E dal momento che queste alterazioni del Dna non sono presenti nelle cellule sane, la loro azione nei tumori epiteliali dell’ovaio è molto più selettiva rispetto a quella dei chemioterapici.