Cancro del polmone a piccole cellule, Fda approva nivolumab

La Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha concesso l'approvazione accelerata a nivolumab per il trattamento dei pazienti con carcinoma metastatico del polmone a piccole cellule (SCLC) il cui cancro sia progredito dopo la chemioterapia a base di platino e almeno un'altra linea di terapia. Nivolumab diventa il primo nuovo farmaco in quasi 20 anni per questo setting di pazienti.

La Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha concesso l’approvazione accelerata a nivolumab per il trattamento dei pazienti con carcinoma metastatico del polmone a piccole cellule (SCLC) il cui cancro sia progredito dopo la chemioterapia a base di platino e almeno un'altra linea di terapia. Nivolumab diventa il primo nuovo farmaco in quasi 20 anni per questo setting di pazienti.

"L'approvazione odierna di nivolumab è particolarmente entusiasmante, considerando che è il primo inibitore del checkpoint approvato per questi pazienti, e ora possiamo finalmente trattare questa devastante malattia da un'angolazione diversa", ha dichiarato Leora Horn, MD, direttore del programma di oncologia toracica del Vanderbilt University Medical Center di Nashville, Tennessee.

Carcinoma polmonare a piccole cellule
Dal punto di vista clinico si è soliti distinguere due tipologie principali di tumore del polmone che insieme rappresentano oltre il 95% di tutte le neoplasie che colpiscono questi organi: il tumore polmonare a piccole cellule (detto anche microcitoma, 10-15%) e il tumore polmonare non a piccole cellule (il restante 85% circa), entrambi originati dal tessuto epiteliale che riveste le strutture polmonari.

Il carcinoma polmonare a piccole cellule o microcitoma è una neoplasia polmonare che origina dalle cellule neuroendocrine dei grossi bronchi, caratterizzato da elevata malignità e precoce capacità metastatica. Si presenta in genere nei fumatori, mentre è molto raro in chi non ha mai fumato. La sua prognosi è peggiore rispetto a quella del tumore non a piccole cellule anche perché la malattia si diffonde molto rapidamente anche in altri organi. La sopravvivenza a 5 anni dal momento della diagnosi è del 2-5%.

Finora, non c’erano regimi accettati o approvati dalla Fda per i pazienti con SCLC la cui malattia fosse progredita dopo i trattamenti di prima e seconda linea.

Il trattamento più utilizzato per questo tipo di tumore del polmone è la chemioterapia, una scelta legata al fatto che la malattia in genere risponde bene ai farmaci oggi disponibili e che spesso al momento della diagnosi sono già presenti metastasi in organi diversi dal polmone e di conseguenza la chirurgia non può essere considerata un approccio efficace. I farmaci più utilizzati sono i derivati del platino (cisplatino, carboplatino eccetera), ciclofosfammide, dexorubicina, gemcitabina e altri ancora. Per questo tipo di tumore si utilizza anche la radioterapia in associazione alla chemioterapia oppure dopo la chemio per eliminare eventuali cellule tumorali residue.

Las chemioterapia di prima linea a base di platino per il SCLC produce tassi di risposta tumorale ottimali dal 60% all'80% dei casi, ma può essere considerata curativa solo in circa il 20% dei pazienti con SCLC in stadio iniziale. La maggior parte dei pazienti soffre di ricaduta entro pochi mesi dal completamento della terapia di prima linea. Il topotecan è l'unico agente approvato dalla Fda per SCLC ricorrente o progressiva (cioè in seconda linea) e che a partire dal 2015, nessuna terapia era stata accettata come standard dopo il fallimento topotecan.

I dati che hanno determinato l’approvazione
L'approvazione dell’Fda si è basata sui dati di efficacia e sicurezza dello studio di fase 1/2 CheckMate-032. In questo trial, tutt'ora in corso, 109 pazienti hanno ricevuto nivolumab dopo chemioterapia a base di platino e almeno un'altra linea di terapia precedente, e il 12% di essi ha risposto al trattamento (n = 13/109; intervallo di confidenza 95% [CI], 6.5 - 19.5).

Dei 13 pazienti che hanno risposto, 12 hanno avuto una risposta parziale (11%) e uno una risposta completa (0,9%). In questo gruppo, la durata mediana della risposta è stata di 17,9 mesi (95% CI, 7,9 - 42,1; intervallo, 3,0 - 42,1 mesi).

I pazienti hanno ricevuto nivolumab 3 mg/kg per infusione endovenosa oltre 60 min ogni 2 settimane fino a quando la progressione della malattia o tossicità inaccettabile. Le prime valutazioni del tumore sono state condotte 6 settimane dopo la prima dose e sono state continuate ogni 6 settimane per le prime 24 settimane e successivamente ogni 12 settimane.

La sicurezza di nivolumab è stata valutata nei 245 pazienti con SCLC arruolati nello studio CheckMate che hanno subito una progressione della malattia dopo chemioterapia a base di platino. Nel 45% dei pazienti si sono verificate reazioni avverse gravi. Le reazioni avverse gravi più frequenti (≥2% dei pazienti) sono state polmonite, dispnea, polmonite, versamento pleurico e disidratazione.

Le reazioni avverse più comuni (≥20% dei pazienti) sono state stanchezza (45%), diminuzione dell'appetito (27%), dolore muscoloscheletrico (25%), dispnea (22%), nausea (22%), diarrea (21%), stipsi (20%) e tosse (20%).

Nivolumab è anche indicato per il trattamento di pazienti con carcinoma polmonare metastatico non a piccole cellule che soffrono di progressione della malattia durante o dopo la chemioterapia a base di platino. Secondo l'azienda, i pazienti con aberrazioni genomiche EGFR o ALK non dovrebbero ricevere il nivolumab fino a quando non hanno sperimentato una progressione della malattia con una terapia approvata dalla FDA per queste aberrazioni.