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Cancro del polmone, per l'Fda rolicetinib (per ora) non può essere approvato

Un panel di esperti indipendenti facenti parte dell'Oncologic Drugs Advisory Committee (ODAC) si è espresso in maniera negativa votando 12 a 1 contro l'approvazione accelerata del farmaco oncologico rociletinib. Gli esperti hanno chiesto di attendere i risultati di uno studio di Fase III ancora in corso. Per questo prodotto era stata chiesta l'indicazione nel tumore del polmone non a piccole cellule metastatico e con mutazione T790M¬, resistente agli inibitori di EGFR di Ia e IIa generazione. Il farmaco è stato sviluppato dalla biotech americana Clovis.

Un panel di esperti indipendenti facenti parte dell’Oncologic Drugs Advisory Committee (ODAC) si è espresso in maniera negativa votando 12 a 1 contro l’approvazione accelerata del farmaco oncologico rociletinib. Gli esperti hanno chiesto di attendere i risultati di uno studio di Fase III ancora in corso.

Per questo prodotto era stata chiesta l’indicazione nel tumore del polmone non a piccole cellule metastatico e con mutazione T790M¬, resistente agli inibitori di EGFR di Ia e IIa generazione. Il farmaco è stato sviluppato dalla biotech americana Clovis.

Gli esperti dovevano valutare se i dati aggregati di due studi di Fase II denominati CO-1686-008 (TIGER-X) e CO-1686-019 (TIGER-2) erano sufficienti per raccomandare l'approvazione accelerata dell’inibitore EGFR di terza generazione. Con il suo voto negativo, il panel ha raccomandato di attendere la disponibilità dei risultati dello studio randomizzato di fase IIIdenominato  CO-1686-020 (TIGER-3) che dovranno essere presentati all’Fda perché possa prendere una decisione sull’approvazione. I risultati dello studio però non saranno disponibili prima del 2018/2019.

Lo studio TIGER-3 valuterà il confronto tra rociletinib e un singolo agente chemioterapico (pemetrexed, docetaxel e gemcitabina) in pazienti con NSCLC positivi alla mutazione di EGFR con progressione della malattia dopo terapia con EGFR-TKI e chemioterapia al platino.

Rociletinib, un inibitore della tirosin-chinasi dell’EGFR di terza generazione diretto contro le mutazioni che causano resistenza al trattamento, ha mostrato un’attività antitumorale sostenuta contro il tumore al polmone non a piccole cellule resistente (NSCLC) in uno studio preliminare pubblicato di recente sul New England Journal of Medicine.

In particolare, i pazienti che hanno tratto il massimo beneficio da questi nuovi agenti sono risultati quelli con la mutazione T790M dell’EGFR.

Gli inibitori di prima e seconda generazione della tirosin-chinasi dell’EGFR in genere si dimostrano molto attivi nei pazienti con mutazioni dell’EGFR, garantendo percentuali di risposta tra il 50 e il 70%. Tuttavia, spesso il tumore diventa resistente al trattamento e spesso la resistenza è mediata dalla mutazione T790M del gene dell’EGFR, presente in più della metà dei casi resistenti. Questa resistenza si sviluppa dopo una mediana di 9-13 mesi.

Dato che non esistono terapie approvate che colpiscano in modo specifico la mutazione T790M, i medici spesso si affidano alla chemioterapia citotossica, ma la sopravvivenza mediana dopo la comparsa di tale mutazione è tipicamente inferiore ai 2 anni.

Rociletinib si è dimostrato attivo in modelli preclinici di tumore al polmone non a piccole cellule con EGFR mutato, con o senza la mutazione T790M.

Un farmaco simile a rociletinib, osimertinib  (Tagrisso) di AstraZeneca, lo scorso mese di novembre ha ottenuto l’approvazione accelerata dall’Fda. Per il farmaco di Clovis sembra già una sfida persa in partenza quella con Tagrisso, sia perché saranno separati da 2-3 anni di commercializzazione sia perché l’efficacia e la sicurezza del farmaco di AstraZeneca sembrano superiori.

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