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Cancro del polmone, priority review Fda per atezolizumab

Anche Roche sta affilando le armi per entrare nel promettente settore della immunoterapia del cancro, la vera e propria terra promessa per la cura di tante forme tumorali. L'azienda svizzera ha appena ricevuto il riconoscimento di priority review per il farmaco atezolizumab quando impiegato nel trattamento del tumore del polmone non a piccole cellule. La priority review è un riconoscimento importante ed economicamete rilevante perché abbrevia di 4 mesi il tempo di revisione dell'Fda, da 10 mesi a soli 6. L'approvazione del farmaco potrebbe arrivare il 19 ottobre.

Anche Roche sta affilando le armi per entrare nel promettente settore della immunoterapia del cancro, la vera e propria terra promessa per la cura di tante forme tumorali. L’azienda svizzera ha appena ricevuto il riconoscimento di priority review per il farmaco atezolizumab quando impiegato nel trattamento del tumore del polmone non a piccole cellule.

La priority review è un riconoscimento importante ed economicamete rilevante perché abbrevia di 4 mesi il tempo di revisione dell’Fda, da 10 mesi a soli 6. L’approvazione del farmaco potrebbe arrivare il 19 ottobre.

La domanda di registrazione si riferisce ai pazienti la cui malattia esprime la proteiuna PD-L1, determinata attraverso un test riconosciuto dall’Fda, e la cui malattia sia progredita nonostante una chemioterapia  a base di platino.
In termini di vendite annuali si aggiudica la seconda posizione atezolizumab, che secondo le previsioni potrebbe generare vendite annuali pari a 2,5 miliardi di dollari.

Atezolizumab appartiene alla nuovissima classe dei farmaci immunoterapici ed è n anticorpo monoclonale che attacca il checkpoint immunitario PD-1/PD-L1, utilizzato da molti tumori per respingere gli attacchi da parte delle cellule T killer.

In condizioni normali, le cellule tumorali mutate sarebbero attaccate dal sistema immunitario, che le riconoscerebbe come estranee all'organismo. Tuttavia c’è una proteina, laPD-L1 (ligando della proteina PD-1) che posta sulla superficie delle cellule cancerose consente ai tumori di sfuggire all’identificazione e al successivo attacco del sistema immunitario, e quindi di continuare a crescere e proliferare inibendo l’attività dei linfociti.

In particolare, all’avvicinarsi di una cellula T killer (un globulo bianco specializzato) PD-L1 si lega a una proteina che funge da recettore, detta PD-1, presente sulla superficie delle cellule immunitarie, inibendo l’attività della cellula T killer. Atezolizumab blocca il PD-L1, impedendogli di legarsi al PD-1 e mantenendo le cellule T killer attive.

Attualmente i principali competitor di atezolizumab sono pembrolizumab di MSD e nivolumab di BMS. Questi ultimi due farmaci, però, sono anti PD-1 e quindi agiscono attraverso un meccanismo differente rispetto ad atezolizumab.

Secondo gli scienziati di Roche, PD-L1 è un target migliore rispetto a PD-1 e in questo caso atezolizumab avrebbe un effetto più duraturo nell’arrestare la crescita del tumore e questa caratteristica potrebbe portare a considerare l’anticorpo monoclonale come prima scelta terapeutica. Roche sta portando avanti 36 studi in diverse tipologie di tumori per presentare un maggior numero di dati all’Fda.

Uno dei possibili vantaggi di atezolizumab rispetto ai competitor è che Roche ha una divisione di diagnostica ed è quindi più facilitata a trovare strumenti per l’identificazione dei pazienti che possono rispondere maggiormente alla terapia e per la personalizzazione del trattamento.

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