Carcinoma uroteliale, Fda approva erdafitinib

Approvazione accelerata da parte dell'Fda per erdafitinib per il trattamento di pazienti adulti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico che presenta alterazioni del recettore del fattore di crescita dei fibroblasti (FGFR3 o FGFR2) e che sia progredito dopo una chemio terapia a base di platino. E' la prima terapia target therapy disponibile per il tumore della vescica.

Approvazione accelerata da parte dell’Fda per erdafitinib per il trattamento di pazienti adulti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico che presenta  alterazioni del recettore del fattore di crescita dei fibroblasti (FGFR3 o FGFR2) e che sia progredito dopo una chemio terapia a base di platino.  E’ la prima terapia target therapy disponibile per il tumore della vescica.

Sviluppato da Janssen sarà posto in commercio con il marchio Balversa. Nel 2008 Janssen ha sottoscritto un accordo esclusivo di licenza e collaborazione mondiale con Astex Therapeutics per lo sviluppo e la commercializzazione di erdafitinib.
Il farmaco è un inibitore della tirosin chinasi dei recettori pan-FGFR (fattori di crescita dei fibroblasti) da assumere una volta al giorno per via orale, in corso di valutazione da parte di Janssen Research and Development in studi clinici di fase 2 e 3 in pazienti affetti da carcinoma uroteliale avanzato.

I recettori FGFR sono una famiglia di recettori della tirosin chinasi up-regolati in diversi tipi di cellule tumorali con possibile coinvolgimento nella proliferazione delle cellule tumorali, oltre che nell'angiogenesi e nella sopravvivenza delle cellule tumorali.  Queste alterazioni si presentano in circa il 20 percento dei pazienti mUC.

Il carcinoma uroteliale ha inizio nel revestimento della vescica (cellule uroteliali o transizionali) e può essere invasivo come non invasivo. Per i pazienti affetti da malattia metastatica, i risultati possono essere scarsi in seguito alla progressione spesso rapida del tumore e l'assenza di trattamenti efficaci. Il tasso di sopravvivenza di cinque anni relativo in pazienti affetti da malattia metastatica è del cinque percento.

L'approvazione si basa sullo studio di fase II BLC2001, in cui erdafitinib ha indotto un tasso di risposta globale (ORR) del 32,2% nei pazienti con carcinoma della vescica FGFR2/FGFR3-positivo localmente avanzato o metastatico. L'ORR comprendeva un tasso di risposta completa del 2,3% e un tasso di risposta parziale del 29,9%. Tra coloro che hanno risposto alla terapia vi erano anche pazienti che non hanno risposto al trattamento anti-PD-1/PD-L1.

"Siamo in un'epoca di medicina personalizzata o medicina di precisione, e la capacità di indirizzare il trattamento del cancro alla specifica mutazione genetica o al biomarcatore di un paziente sta diventando lo standard, con progressi in nuovi tipi di malattie. L'approvazione di oggi rappresenta il primo trattamento personalizzato per i pazienti con tumore metastatico della vescica", ha dichiarato in un comunicato Richard Pazdur, direttore del Centro di eccellenza per l'oncologia dell'Fda e direttore dell'Ufficio di ematologia e prodotti oncologici del Center for Drug Evaluation and Research dell'Fda.

"Gli FGFR regolano importanti processi biologici, tra cui la crescita cellulare e la divisione durante lo sviluppo e la riparazione dei tessuti. Questo farmaco funziona prendendo di mira le alterazioni genetiche nelle FGFR", ha aggiunto Pazdur.
L'approvazione accelerata di erdafitinib nel cancro della vescica per diventare definitiva sarà subordinata ai risultati di uno studio di conferma.

Studio BLC 2001
BLC2001 (NCT02365597) è uno studio di fase 2 aperto e multicentrico volto a valutare l'efficicacia e la sicurezza di erdafitinib nel trattamento di pazienti adulti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico, i cui tumori presentano determinate alterazioni FGFR.

Novantanove pazienti sono stati trattati con un dosaggio ottimizzato utilizzando un metodo di aumento della dose guidato dall farmacodinamica: una dose iniziale di erdafitinib pari a 8 mg al giorno, con la possibilità di aumentare la dose a 9 mg al giorno in base ai livelli di fosfato nel siero.2 Il dodici percento dei pazienti era naïve alla chemioterapia, l'89 percento dei pazienti aveva ricevuto una o più linee terapeutiche, il 43 percento dei pazienti aveva ricevuto due o più linee terapeutiche, e il 78 percento presentava metastasi viscerali. 

È stato registrato un tasso di risposta complessivo del 40 percento1 (RECIST 1.1;* 3% risposta completa, 37% risposta parziale), una sopravvivenza media senza progressione di 5,5 mesi e una sopravvivenza media complessiva di 13,8 mesi. In pazienti che hanno presentato eventi avversi di grado 3 (AE), i più comuni sono stati stomatite (9%) e diarrea (4%). La partecipazione di sette pazienti è stata interrotta a seguito degli eventi avversi prodotti dal trattamento.