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Durata della terapia con bifosfonati, per gli esperti Fda servono chiarimenti

Con 17 voti favorevoli e 6 contrari, lo scorso venerdì due panel di esperti dell’Fda hanno raccomandato una revisione delle indicazioni dei bifosfonati affinchè esse includano un chiarimento sulla durata della terapia con questi farmaci, al fine di massimizzarne il rapporto rischio beneficio. Come strutturare la revisione però non lo hanno indicato e le variazioni alla scheda tecnica verranno decise prossimamente dall’Fda.

Gli esperti dell’Advisory Committee for Reproductive Health Drugs e del Drug Safety and Risk Management Advisory Committee hanno evidenziato come vi sia ampia incertezza sulla giusta durata della terapia con questi farmaci e di come essa possa incidere sugli eventuali rischi di effetti collaterali.

In generale, i bifosfonati hanno un buon profilo di sicurezza. Tuttavia, sono stati identificati una serie di potenziali effetti collaterali. Tra questi ci sono i casi di frattura “atipica” sottotrocanterica e diafisaria del femore che si verificano dopo traumi minimi o anche senza traumi apparenti. Queste fratture, generalmente, influenzano il terzo prossimale della diafisi, ma possono verificarsi ovunque lungo la diafisi femorale. La maggioranza di questi casi riguarda pazienti anziani che ricevono terapia a lungo termine.

Bisogna sottolineare che il rischio assoluto di questo tipo di fratture è risultato molto ridotto (circa 1 caso su 1.000 pazienti-anno nel recente studio pubblicato da JAMA) e ampiamente controbilanciato dai benefici della terapia.

Proprio per limitare l’eventualità di queste fratture e dal momento che non è chiaro quanto a lungo si possano trattare in sicurezza i pazienti con bifosfonati, l’ASBMR (American Society for Bone and Mineral Research) cioè l’associazione degli specialisti americani che si occupano di osteoporosi, aveva  raccomandato una sospensione dell’assunzione di questi farmaci dopo 5 anni di terapia. Dopodiché, molti medici danno alle loro pazienti una “vacanza dal farmaco” per uno o 2 anni e quindi riprendono la terapia.

L’Fda dovrà esprimersi proprio su questi aspetti. Gli esperti incaricati di dare un giudizio non se la sono sentita in quanto hanno ritenuto che non vi fossero sufficienti evidenze per esprimersi sulla durata ottimale della terapia con bisfonati.

L'esatto meccanismo d’azione dei bifosfonati è ancora sotto studio, ma alcuni dettagli molecolari sono stati delucidati. I bifosfonati appaiono in grado di aumentare la densità ossea tramite l’inibizione dell’azione degli osteoclasti, principale bersaglio di tali farmaci. In seguito all’attivazione dell’osteoclasto e alla conseguente dissoluzione dell’idrossiapatite, si determina la liberazione dei bifosfonati precedentemente "seppelliti" nella matrice ossea e legati ai sali di calcio dell'osso. Una volta liberato dalla matrice ossea, il farmaco viene a contatto con gli osteoclasti di cui inibisce l’azione

I bifosfonati vengono utilizzati per il trattamento dell’osteoporosi, della malattia di Paget, delle metastasi ossee, del mieloma multiplo e di tutte le altre condizioni che possono indurre fragilità ossea. Hanno anche un ruolo importante nel prevenire l’osteoporosi indotta da un uso cronico di corticosteroidi. Questi farmaci sono ampiamente utilizzati in tutto il mondo. Nei soli Usa, nel 2009 sono stati assunti da circa 4,5 milioni di pazienti, prevalentemente donne in post menopausa.

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