Emicrania, Fda approva erenumab, il primo della classe degli anti CGRP

L'agenzia americana del farmaco ha approvato l'utilizzo di erenumab per i pazienti con emicrania . Disponibile in una formulazione autoiniettabile che si somministra una volta al mese, il farmaco č un antagonista del recettore del peptide correlato al gene della calcitonina (CGRP). E' il primo di questa nuova classe a ricevere l'approvazione della Fda.

L’agenzia americana del farmaco ha approvato l’utilizzo di erenumab per i pazienti con emicrania . Disponibile in una formulazione autoiniettabile che si somministra una volta al mese, il farmaco è un antagonista del recettore del peptide correlato al gene della calcitonina (CGRP). E’ il primo di questa nuova classe a ricevere l'approvazione della Fda.

"Erenumab offre ai pazienti una nuova opzione per ridurre il numero di giorni con emicrania. Abbiamo bisogno di nuovi trattamenti per questa condizione dolorosa e spesso debilitante", ha dichiarato in un comunicato stampa Eric Bastings, vice direttore della Divisione Prodotti Neurologici del Centro per la Valutazione e la Ricerca sui Farmaci dell’Fda.

Novartis e Amgen co-commercializzeranno erenumab negli Stati Uniti. Amgen mantiene i diritti esclusivi di commercializzazione del farmaco in Giappone, mentre Novartis detiene i diritti nel resto del mondo. Negli Usa la terapia costerà $6900 all’anno.

Oltre a erenumab, altri quattro anticorpi monoclonali anti-CGRP sono in fase avanzata di sviluppo e dovrebbero arrivare nei prossimi 24 mesi. Si tratta di fremanezumab (Teva Pharmaceuticals), galcanezumab (Eli Lilly and Co), eptinezumab sviluppato dalla piccola biotech Alder BioPharmaceuticals e atogepant  (Allergan).

Come funziona il farmaco
Erenumab è un anticorpo monoclonale sperimentale interamente umano specificamente progettato per antagonizzare il recettore del peptide correlato al gene della calcitonina (CGRP, Calcitonin-Gene-Related-Peptide), che si ritiene svolga un ruolo critico nel causare l’emicrania. Il CGRP è un neuropeptide composto da 37 amminoacidi prodotto in quantità eccessiva nei neuroni del sistema trigemino-vascolare e responsabile dell'attacco emicranico conseguente una forma di infiammazione localizzata.

La scoperta di questo target, nella genesi dell’emicrania, inizia con lo studio di piccole molecole ad attività inibente il recettore CGRP, ampiamente distribuito nel nostro corpo. Ma questi composti sono risultati particolarmente tossici.

Il problema della tossicità è stato ora superato con gli anticorpi monoclonali, aventi come bersaglio di azione proprio il CGRP.

Come è stato studiato il farmaco
La sicurezza, l’efficacia e la tollerabilità di erenumab sono state valutate nel corso di studi clinici che hanno coinvolto oltre 3mila pazienti, ivi incluso uno studio di estensione in aperto, tuttora in corso, che avrà una durata fino a cinque anni.

Il primo studio ha incluso 955 partecipanti con una storia di emicrania episodica e erenumab è stato confrontato con il placebo. Nel corso di sei mesi, i pazienti trattati con erenumab  hanno sperimentato, in media, uno o due giorni di emicrania mensile in meno rispetto a quelli su placebo.

Il secondo studio ha arruolato 577 pazienti con una storia di emicrania episodica e erenumab è stato studiato rispetto al placebo. Nel corso di tre mesi, i pazienti trattati con erenumab  hanno sperimentato, in media, un giorno in meno di emicrania al mese rispetto a quelli sul placebo.

Il terzo studio ha valutato 667 pazienti con una storia di emicrania cronica e confrontato erenumab con il placebo. In questo studio, nel corso di tre mesi, i pazienti trattati con erenumab  hanno sperimentato, in media, 2 ½ giorni di emicrania mensile in meno rispetto a quelli che ricevevano placebo.

I quattro concorrenti in arrivo
Galcanezumab (Eli Lilly). L’azienda  ha presentato i dati di fase 3 nel mese di giugno. L'azienda ha trovato in due studi che i pazienti con il farmaco hanno avuto tra i 3,6 ei 4 giorni di riduzione di giorni di emicrania al mese (per essere arruolati, i pazienti dovevano avere tra i 4 ei 14 giorni di emicrania al mese). Questo è paragonato alla riduzione di 2,15 e 1,85 giorni osservata nei gruppi placebo. Lilly ha depositato all’Fda il dossier registrativo di galcanezumab lo scorso mese di dicembre.

Fremanezumab  (Teva). Nel giugno del 2017, l'azienda ha reso noti i dati della sua fase III: in media, i partecipanti allo studio prima dello studio presentavano una media di 9,1 giorni di emicrania al mese. Coloro che hanno ricevuto il farmaco hanno avuto in media 3,7 giorni di emicrania in meno al mese, rispetto ai 2,2 giorni di riduzione del gruppo placebo. Teva ha presentato domanda all’Fda lo scorso ottobre.

Eptinezumab (Alder Biopharmaceuticals) si dovrebbe somministrare ogniu 3 mesi. Il farmaco ha superato la fase III i cui dati sono stati resi njoti lo scorso mese dei gennaio.  L'azienda prevede di presentare la domanda all’Fda nella seconda metà del 2018.

Atogepant e ubrogepant (Allergan).  L’azienda sta sviluppando atogepant per la prevenzione dell’emicrania. Lo scorso mese di aprile sono stati presentati i dati, positivi, del secondo studio di fase III condotto su un secondo anti CGRP, ubrogepant. L’azienda prevede di depositare il dossier all’Fda il prossimo anno. Pur se in ritardi rispetto agli altri, il farmaco avrà il forte vantaggio di essere il primo anti CGRP disponibile per via orale. Per la prevenzione dell’emicrania l’azienda ha già in commercio la tossina botulinica, molto efficace almeno in una parte dei pazienti ma di non agevole somministrazione.

Emicrania
I pazienti spesso descrivono l'emicrania come un dolore intenso pulsante o pulsante in una zona della testa. Altri sintomi includono nausea e/o vomito e sensibilità alla luce e al suono. Circa un terzo degli individui colpiti può prevedere l'insorgenza di un'emicrania perché è preceduta da un'aura - disturbi transitori sensoriali o visivi che appaiono come luci lampeggianti, linee a zig-zag o una temporanea perdita della vista. Le persone con emicrania tendono ad avere attacchi ricorrenti innescati da una serie di fattori diversi, tra cui stress, cambiamenti ormonali, luci brillanti o lampeggianti, mancanza di cibo o di sonno e da una dieta non appropriata. L'emicrania è tre volte più comune nelle donne che negli uomini e colpisce più del 10 per cento delle persone in tutto il mondo.

Comunicato Fda