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Epatite C, Fda approva la combinazione ledipasvir/sofosbuvir, inizia l'era interferon free

La Food and Drug Administration oggi ha approvato la combinazione a dosaggio fisso e a somministrazione monogiornaliera contenente l’inibitore dell’NS5A ledipasvir 90 mg e l’inibitore della polimerasi appartenente alla classe degli analoghi nucleotidici sofosbuvir 400 mg per il trattamento di pazienti adulti con infezione cronica da virus dell’epatite C di genotipo 1.

Sviluppato da Gilead Sciences, il farmaco sarà messo in commercio con il marchio Harvoni. In Usa il costo del farmaco sarà di $94.500 per una terapia di 12 settimane.

Si tratta della prima terapia interferon free per i pazienti con genotipo 1 a ricevere l'approvazione delle autorità americane. Poche settimane fa, anche il Chmp dell’Ema ha dato parere favorevole, quindi entro la fine dell’anno l’approvazione dovrebbe arrivare anche al di qua dell’Atlantico.

Sofosbuvir appartiene alla classe degli agenti antivirali diretti (DAA) ed è conosciuto come analogo nucleosidico inibitore della polimerasi del virus. E’ stato disegnato per bloccare l’enzima di cui il virus dell’epatite C ha bisogno per “copiare se stesso”. E’ già in commercio in Usa e in Europa con il marchio Sovaldi.

Ledipasvir appartiene a una nuova classe di DAA che lavorano bloccando la proteina NS5A, ed anche di questa proteina il virus dell’epatite C ha bisogno nella replicazione.

L’approvazione per la combinazione sofosbuvir ledispavir è supportata da dati provenienti da tre studi di fase 3 (ION-1, ION-2 e ION-3). Questi studi hanno valutato 8, 12 o 24 settimane di trattamento con la combinazione dei due farmaci, con o senza ribavirina, tra i quali pazienti con genotipo 1 HCV con malattia epatica compensata. Questi studi hanno incluso pazienti cirrotici e non cirrotici che erano nuovi al trattamento HCV e quelli che avevano fallito una precedente terapia con un regime a base di interferone, compresi i regimi che contengono un inibitore della proteasi HCV.

L’approvazione è stata sostenuta anche dai dati preliminari dello studio SOLAR-1 nei pazienti cirrotici scompensati e di pre-e post-trapianto, la prova ELECTRON-2 in pazienti genotipo 3 e fase 2 studi in pazienti genotipo 4.

Harvoni non sarà il solo regime interferon free per la cura dell’epatite C. In dirittura finale c’è anche AbbVie con i sui tre farmaci in una sola compressa, il regime 3D, per il quale l’Fda dovrebbe esprimersi entro la fine dell’anno. Il regime di AbbVie contiene l’inibitore della proteasi Hcv ABT-450 potenziato con ritonavir, l’inibitore dellìNS5A ombitasvir (ABT-267), e l’inibitore non  nucleosidico della polimerasi Hcv dasabuvir (ABT-333).

Merck segue a una certa distanza, anche se la combinazione di MK-5172 e MK-8742 ha dato risultati molto brillanti in fase II che fanno ben sperare nelle potenzialità del farmaco.

Più lontane e con esiti meno certi, ci sono Bristol, che pochi giorni fa ha inaspettatamente ritirato la domanda di registrazione per asunaprevir ma che sta sviluppando un regime a tre farmaci e Janssen che ha già in commercio il simeprevir e che il mese scorso ha speso $1,75 miliardi per portarsi a casa la biotech Alios BioPharma con la speranza di raggiungere tra due - tre anni la pattuglia di testa nella corsa al regime interferon free ideale: una pillola once a day e 6 settimane di cura.

Quella per i nuovi anti epatite C, è una corsa che infiamma le borse e fa discutere gli analisti finanziari, ma che deve avere un obiettivo primo fra tutti: portare alla cura definitiva della malattia. Milioni di pazienti la stanno aspettando.

Danilo Magliano


Comunicato Fda


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