Fda

Eventi scheletrici da mieloma multiplo, Fda approva denosumab

L'Fda ha approvato l'estensione delle indicazioni di denosumab per comprendere anche la prevenzione di eventi scheletrici in pazienti con metastasi ossee da mieloma multiplo: frattura patologica, radiazione all' osso, chirurgia alla compressione ossea o midollo spinale.

L’Fda ha approvato l’estensione delle indicazioni di denosumab per comprendere anche la prevenzione di eventi scheletrici in pazienti con metastasi ossee da mieloma multiplo.

In circa l'80% dei pazienti affetti da mieloma multiplo si manifesta una malattia ossea, con possibili fratture patologiche, compressioni midollari e radicolari, con conseguente sintomatologia dolorosa. Tali eventi scheletrici peggiorano la qualità di vita e riducono complessivamente la sopravvivenza dei pazienti. La prevenzione di quelli che in gergo sono definiti SRE (skeletal related events) è pertanto un importante obiettivo della terapia di supporto nel mieloma multiplo.

L'approvazione dell'Fda si basa sui dati dello studio di Fase 3 noto con la sigla 482, il più grande studio clinico internazionale sul mieloma multiplo mai condotto, che ha arruolato 1.718 pazienti.

"Fino al 40 per cento dei pazienti rimane non trattato per la prevenzione delle complicanze ossee, e la percentuale è più alta tra i pazienti con compromissione renale al momento della diagnosi", ha dichiarato Noopur Raje, direttore, Centro per il mieloma multiplo, Massachusetts General Hospital Cancer Center, Boston. " Denosumab, che non viene eliminato attraverso i reni, offre ai pazienti affetti da mieloma multiplo protezione ossea con una comoda somministrazione sottocutanea, offrendo ai pazienti una nuova opzione terapeutica".

"Le complicanze ossee possono essere devastanti per i pazienti affetti da mieloma multiplo. In precedenza, le opzioni di trattamento per la prevenzione delle complicanze ossee erano limitate ai bisfosfonati, che a differenza di denosumab, sono eliminati con i reni," ha detto David M. Reese, M. D., senior vice president of Translational Sciences and Oncology di Amgen. "Siamo lieti che la Fda abbia approvato l'ampliamento delle indicazioni per denosumab, fornendo una nuova opzione per i pazienti e i medici, sottolineando il nostro impegno a far progredire l'assistenza ai pazienti affetti da mieloma multiplo".

Studio 482 (NCT01345019)
Lo studio 482 è un trial internazionale di Fase 3, randomizzato, in doppio cieco e multicentrico, che ha valutato denosumab rispetto all'acido zoledronico per la prevenzione di eventi scheletrici in pazienti adulti con mieloma multiplo e malattie ossee recentemente diagnosticati. Nello studio, un totale di 1.718 pazienti (859 in ogni braccio) sono stati randomizzati per ricevere denosumab 120 mg sottocutanei e placebo endovenoso ogni quattro settimane, o acido zoledronico endovenoso 4 mg (regolati per la funzione renale) e placebo sottocutaneo ogni quattro settimane.

L'endpoint primario dello studio era la non inferiorità di denosumab rispetto all' acido zoledronico rispetto al tempo di insorgenza del primo evento scheletrico (frattura patologica, radiazione all' osso, chirurgia alla compressione ossea o midollo spinale).

Gli endpoint secondari includevano la superiorità di denosumab verso l'acido zoledronico rispetto al primo evento scheletrico e al primo e successivo evento scheletrico e alla valutazione della sopravvivenza complessiva. La sopravvivenza senza progressione era un endpoint esplorativo. Anche la sicurezza e la tollerabilità di denosumab sono state confrontate con l' acido zoledronico.

Lo studio ha centrato l'endpoint primario, dimostrando la non inferiorità di denosuab all' acido zoledronico nel ritardare il tempo di insorgenza del primo evento scheletrico in pazienti con mieloma multiplo (HR=0,98,95 per cento CI: 0,85,1,14; p=0,01).

Gli endpoint secondari non hanno dimostrato la superiorità di denosumab vs acido zoledronico. La sopravvivenza complessiva era paragonabile tra denosumab e acido zoledronico, con un hazard ratio di 0,90 (95 per cento IC: 0,70,1,16; p=0,41).

La differenza mediana nella sopravvivenza senza progressione ha favorito denosumab di 10,7 mesi (HR=0,82,95 per cento CI: 0,68-0,99; descrittivo p=0,036). La sopravvivenza mediana senza progressione era di 46,1 mesi (il 95% CI: 34,3 mesi, non stimabile[NE], n=219) per denosumab e 35,4 mesi (il 95% CI: 30,2 mesi, NE, n=260) per l'acido zoledronico.

Gli eventi avversi osservati in pazienti trattati con densumab erano generalmente coerenti con il profilo di sicurezza noto per il farmaco.

SEZIONE DOWNLOAD