FDA approva dapagliflozin, antidiabetico di AstraZeneca

Fda
La Food and Drug administration ha approvato l’antidiabetico  dapagliflozin, un farmaco appartenente alla classe dei cotrasportatori sodio/glucosio di tipo 2 (SGLT2). Inizialmente la domanda di registrazione era stata respinta ma l’Agenzia americana ha cambiato idea alla luce di nuovi dati presentati dall’azienda. Sviluppato congiuntamente da Bristol-Myers Squibb e AstraZeneca, una volta in commercio sarà disponibile con il marchio Farxiga.

Poche settimane fa, per una somma di circa 4 miliardi di dollari, AstraZeneca è entrata ìn possesso del 50% di quota della joint venture siglata dalle due compagnie per una serie di farmaci antidiabetici tra cui  dapagliflozin. Sarà quindi unicamente l’azienda britannica a lanciare il farmaco.

Gli inibitori dell'SGLT2 agiscono facilitando l'eliminazione del glucosio dai reni, riportando così la glicemia verso la normalità. Il farmaco ha quindi un meccanismo d'azione unico e molto interessante, che, tra l'altro, consentirebbe l'associazione con altri antidiabetici per potenziarne l'efficacia.

Informazioni sugli inibitori del SGLT2

I reni hanno un ruolo chiave ma sottovalutato nella regolazione generale dei livelli di glucosio nell'organismo. I reni sono deputati a filtrare fino a 200 g/d di glucosio e quindi riassorbirlo tutto al fine di preservare calorie. Questo meccanismo è regolato dall’attività dei trasportatori di glucosio a livello del primo segmento del tubulo prossimale. Meglio conosciuti come SGLT2, questi trasportatori sono responsabili per almeno il 90% dell’assorbimento del glucosio negli individui sani. Il rimanente 10% viene riassorbito dall’azione degli SGLT1, in una fase successiva, quindi il 100% del glucosio viene riassorbito.

Di solito, in individui sani, i reni filtrano un alto volume di glucosio e ne riassorbono la quasi totalità. Il riassorbimento del glucosio è necessario per l'accumulo di calorie, ma diventa controproducente nel diabete di tipo 2.

Nei pazienti affetti da diabete di tipo 2 questo processo di riassorbimento tende ad aumentare. Pertanto, sebbene la concentrazione di glucosio sia superiore alla soglia per il riassorbimento tubulare, il tubulo dei pazienti affetti da diabete di tipo 2 riceve più glucosio e ne rilascia in quantità superiori a livello plasmatico, contribuendo a uno stato cronico di iperglicemia.

Col passare del tempo, una protratta iperglicemia porta a glucotossicità, la quale causa il peggioramento dell'insulino-resistenza e contribuisce al malfunzionamento delle cellule beta del pancreas. Il livello di iperglicemia protratta è direttamente collegato a complicazioni diabetiche microvascolari e può anche contribuire e complicazioni marcrovascolari. In tal modo, l'iperglicemia sembra perpetuare un circolo vizioso di effetti deleteri che rendono più difficile il controllo del diabete 2 e ne inaspriscono le complicanze.

I reni filtrano in continuazione il glucosio attraverso i glomeruli; tuttavia esso viene quasi completamente riassorbito. Una proteina denominata SGLT2 è responsabile per la maggior parte del riassorbimento del glucosio, aiutando l'organismo a trattenere il glucosio per il suo fabbisogno energetico. Per i pazienti affetti da diabete, la ritenzione di un eccesso di glucosio attraverso tale meccanismo, contribuisce al persistere dell' iperglicemia.

Bloccando l'attività del SGLT2, si inibisce il riassorbimento del glucosio a livello renale, causandone l'escrezione nelle urine.  Questa specifica inibizione degli SGLT2 consente di prevenire il riassorbimento del glucosio a livello tubulare, inducendo glicosuria, un fenomeno completamente indipendente dalla secrezione di insulina.Grazie alla riduzione della concentrazione di glucosio, viene migliorata la funzione beta-cellulare e, a lungo termine, è possibile osservare un miglioramento della sensibilità insulinica.

Comunicato FDA


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