Fda approva olaparib per alcuni pazienti con tumore della prostata metastatico

Fda

L'Fda ha approvato l'inibitore di PARP olaparib per il trattamento di pazienti affetti da tumore della prostata metastatico resistente alla castrazione (mCRPC), la cui malattia è progredita dopo terapia con enzalutamide o abiraterone acetato e che sono portatori di mutazioni dei geni BRCA1/2 o ATM, implicati nella riparazione dei danni del DNA mediante il meccanismo della ricombinazione omologa (homologous recombination repair, HRR).

L’Fda ha approvato l’inibitore di PARP olaparib per il trattamento di pazienti affetti da tumore della prostata metastatico resistente alla castrazione (mCRPC), la cui malattia è progredita dopo terapia con enzalutamide o abiraterone acetato e che sono portatori di mutazioni dei geni BRCA1/2 o ATM, implicati nella riparazione dei danni del DNA mediante il meccanismo della ricombinazione omologa (homologous recombination repair, HRR).

L’uso del farmaco è stato approvato sia per i pazienti con un difetto di HRR ereditario, sia per i soggetti con un difetto acquisito.
La decisione dell’agenzia americana si basa sui dati dello studio di fase III PROfound, un trial multicentrico internazionale, randomizzato e in aperto, nel quale si è valutato olaparib rispetto a enzalutamide o abiraterone più prednisone in pazienti con mCRPC già trattati in precedenza e con alterazioni in uno qualsiasi tra 15 geni con un ruolo diretto o indiretto nell’HRR che sono risultati associati alla risposta agli inibitori di PARP come olaparib.

Potevano partecipare al trial uomini che avevano mostrato segni di progressione della malattia durante un precedente trattamento con farmaci ormonali di nuova generazione (enzalutamide e/o abiraterone) più prednisone.

In tutti i pazienti dello studio, che presentavano mutazioni nei geni BRCA1 e 2 o ATM o in altri 11 geni associati a problemi di HRR, olaparib ha dimostrato una riduzione del 51% del rischio di progressione della malattia o di morte rispetto a uno dei due farmaci antiandrogeni.

Nei pazienti con BRCA1/2- o ATM mutati, la riduzione del rischio di progressione della malattia o di morte rispetto all'abiraterone acetato o all'enzalutamide è stata del 66% (HR, 0,34; 95% CI, 0,25-0,47; P <,0001).

La sopravvivenza mediana complessiva dell'intera popolazione dello studio è stata di 17,5 mesi con olaparib e di 14,3 mesi con enzalutamide e/o abiraterone.

I risultati dello studio, già riportati da Pharmastar, erano stati presentati nel settembre 2019 a Barcellona durante il Congresso della European Society for Medical Oncology ESMO).

Olaparib è già approvato per la terapia di mantenimento delle pazienti con tumore ovarico avanzato, con mutazione di BRCA, dopo la chemioterapia a base di platino, per il trattamento delle pazienti con cancro alla mammella metastatico, con mutazioni germinali di BRCA, HER2 negativo, precedentemente trattate con la chemioterapia e per il trattamento dei pazienti con tumore al pancreas metastatico con mutazioni nella linea germinale di BRCA.