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Fda: ibrutinib "terapia fortemente innovativa" per la leucemia linfatica cronica

L’Fda ha concesso, per la terza volta, la designazione di “terapia fortemente innovativa” ( breakthrough therapy designation) per il farmaco sperimentale ibrutinib. Il medicinale è stato definito fortemente innovativo come monoterapia nel trattamento dei pazienti con leucemia linfatica cronica o linfoma a piccoli linfociti  e delezione del braccio corto del cromosoma 17 (del17p), una mutazione genetica associata a una prognosi infausta.

Ibrutinib è un inibitore selettivo della tirosin chinasi di Bruton, una proteina avente un'importanza cruciale per la crescita e la differenziazione delle cellule B. Il farmaco è stato sviluppato in modo congiunto da Pharmacyclics e Janssen per la terapia della leucemia mielode cronica, del linfoma mantellare, del linfoma a grandi cellule B, del mieloma multiplo e della leucemia linfatica cronica.

Lo scorso febbraio, l’agenzia americana aveva concesso la breakthrough therapy designation per ibrutinib come monoterapia nel trattamento dei pazienti con linfoma mantellare refrattario o recidivante pretrattati e dei pazienti con macroglobulinemia di Waldenstrom, un’altra neoplasia monoclonale caratterizzata dalla proliferazione delle cellule B.

La designazione di “terapia fortemente innovativa” consente di accelerare lo sviluppo e il tempo di revisione di un farmaco per il trattamento di una malattia grave o pericolosa per la vita dei pazienti. Per avere tale designazione, il farmaco deve aver dimostrato di migliorare in modo sostanziale gli outcome dei pazienti rispetto alle terapie esistenti.

In occasione del meeting annuale dell’American Association for Cancer Research (AACR), sono stati presentati i risultati di uno studio di fase II che ha valutato ibrutinib in monoterapia in due gruppi di pazienti con leucemia linfatica cronica: anziani di età superiore ai 65 anni (n=24, dei quali 8 naive) e portatori della del17p (n=29, dei quali 15 naive). Lo studio è stato sponsorizzato dal National Heart, Lung and Blood Institute. In generale, il 72% dei partecipanti presentava la malattia in stadio avanzato.

I risultati preliminari dello studio hanno mostrato che il farmaco era altamente efficace in monoterapia nei pazienti non trattati refrattari e recidivanti, indipendentemente dalla presenza o meno della del17p. La risposta era duratura e il farmaco era efficace contro la malattia nei linfonodi, nella milza e nel midollo osseo.

Lo studio ha valutato anche gli effetti del farmaco in vivo utilizzando campioni di sangue e tessuti prelevati dai pazienti prima e dopo il trattamento. Anche in questo caso il farmaco era efficace nel sangue, nella milza, nei linfonodi e nel midollo. Dopo sei mesi, il 95% dei partecipanti ha mostrato una riduzione delle dimensioni dei linfonodi e della milza, con una riduzione media del volume degli organi pari al 55%. Nei 26 pazienti per i quali erano stati prelevati campioni di midollo, l’infiltrazione tumorale è stata ridotta dell’82%.

La sopravvivenza senza progressione della malattia a 12 mesi era del 94% e la maggior parte degli eventi avversi osservati durante lo studio erano di lieve entità e includevano diarrea, fatigue e rash. Eventi avversi gravi si sono verificati in meno del 13% dei partecipanti.

La leucemia linfatica cronica è la forma di leucemia più diffusa, dove i linfociti B CD5+ si espandono e si accumulano in varie parti del corpo, tra cui il sangue, i linfonodi e il midollo osseo. La delezione del braccio corto del cromosoma 17 è presente nel 7% dei casi di leucemia linfatica cronica alla diagnosi e il 20-40% dei pazienti refrattari o recidivanti sono portatori della mutazione. Nel linfoma a piccoli linfociti, patologia simile alla leucemia linfatica cronica, l’accumulo di globuli bianchi immaturi provoca un ingrossamento anormale dei linfonodi.


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