Il Psychopharmacologic Drugs Advisory Committee della Food and Drug Administration (Fda) ha dato parere favorevole, ma di strettissima misura (9 voti favorevoli, 8 contrari e un’astensione), all'approvazione di loxapina per via inalatoria (Adasuve, Alexza Pharmaceuticals), quale primo antipsicotico inalatorio per il trattamento dell'agitazione associata alla schizofrenia e al disturbo bipolare. Il farmaco è attualmente al vaglio anche dell’agenzia del farmaco europea (Ema).

Loxapina per via inalatoria rappresenta una nuova formulazione dell’antipsicotico, disponibile in formulazione orale negli Stati Uniti fin dal 1975. L’inalatore monodose offre il vantaggio di consentire una somministrazione rapida e più comoda del farmaco a pazienti che tipicamente devono essere trattenuti fisicamente e sottoposti a un’iniezione.

Nell’ottobre 2010, l’agenzia Usa aveva negato l'approvazione del prodotto per via di timori riguardo alla possibile tossicità polmonare, specie nei pazienti con asma o broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO).

In particolare, avevano destato preoccupazione i risultati di sicurezza respiratoria emersi da tre studi in doppio cieco e controllati con placebo su oltre 1.600 pazienti.

Anche se gli eventi avversi sono stati in genere generalmente lievi o moderati (disgeusia 13%; sedazione, 10,5%), tra i pazienti asmatici, l’incidenza segni e sintomi respiratori ‘di rilievo’ è stata significativamente più alti tra i soggetti trattati con loxapina spray piuttosto che con placebo (69% contro 12%).

Nel complesso, circa il 54% dei pazienti asmatici trattati con il farmaco ha manifestato eventi avversi a carico delle vie aeree (contro l’11,5% dei cotnrolli), tra cui broncospasmo (27%), dolore toracico (23%), respiro sibilante (15%) e dispnea (11,5%).

Allo stesso modo, il 58% dei pazienti con BPCO trattati con loxapina ha manifestato sintomi delle vie respiratorie contro il 22% dei controlli trattati con placebo; tra gli eventi avversi, si sono avuti dispnea (11,5%), tosse (11,5%) e respiro sibilante (8%).

D’altro canto, uno studio sponsorizzato pubblicato in gennaio sul British Journal of Psychiatry ha evidenziato i possibili benefici di loxapina spray, che ha dimostrato di agire rapidamente, entro 10 minuti dall’inalazione, e di essere superiore al placebo nel ridurre l’agitazione nel giro di 2 ore.

Queste evidenze sulla sicurezza e sull’efficacia del prodotto si sono riflesse chiaramente nella votazione degli esperti Fda. Alla domanda se il prodotto spray si sia dimostrato efficace per trattare l’agitazione nei pazienti schizofrenici o affetti da disturbo bipolare, gli esperti hanno risposto affermativamente a larghissima maggioranza (17 sì e un no). Tuttavia, la votazione ha avuto esito opposto quando si è chiesto agli esperti di dire se ritenevano il farmaco sufficientemente sicuro per questi pazienti. In particolare, solo uno su 18 ha detto di ritenerlo abbastanza sicuro se impiegato secondo la strategia di valutazione e limitazione del rischio (la cosiddetta Risk Evaluation and Mitigation Strategy, REMS) proposta dall’azienda produttrice e 5 su 18 se impiegato secondo la REMS proposta, invece, dall’Fda.

Non sorprende, dunque, che sulla votazione più importante – raccomandare o meno l’ok del prodotto – gli esperti dell’agenzia si siano, di fatto, spaccati, dando sì il loro parere positivo, ma con una maggioranza davvero risicata.

Se dovesse avere il via libera definitivo dall’Fda, l’antipsicotico spray andrebbe somministrato una volta ogni 24 ore, in accordo in accordo con REMS in base alla quale i pazienti devono essere sottoposti a uno screening per i rischi respiratori e monitorati per un’ora dopo la somministrazione. Tuttavia, per gli operatori sanitari potrebbe essere difficile cogliere segni di distress respiratorio in questi pazienti psichiatrici che non sono collaborativi e sono gravemente disorganizzati.

Se approvata, questa formulazione di loxapina potrebbe trovarsi a competere con le forme iniettabili degli antipsicotici atipici olanzapina, aripiprazolo e ziprasidone HCl.