Ipercolesterolemia omozigote, ok Fda per lomitapide

Fda
L’Fda ha approvato lomitapide per i pazienti con  ipercolesterolemia omozigote, una malattia rara caratterizzata da livelli molto elevati di colesterolo (colesterolemia di 550-1000 mg/dl, soprattutto sotto forma di LDL). Il farmaco è un inibitore della proteina microsomiale di trasporto dei trigliceridi. Verrà messpo in commercio con il marchio Juxtapid.

Il farmaco è stato sviluppato dalla biotech americana Aegerion Pharmaceuticals, una società con sede a Cambridge nel Massachusetts. Fondata nel 2005, la compagnia farmaceutica conta poco più di 30 dipendenti e in borsa ha una capitalizzazione di quasi 500 milioni di dollari.

La molecola agisce da inibitore della MTP (microsomal transfer protein), proteina che ‘assembla’ colesterolo, trigliceridi e proteine nel fegato. In questo modo le LDL non vanno in circolo e il colesterolo scende in modo drammatico” spiega il prof. Sirtori, farmacologo clinico di fama mondiale che sta trattando i primi casi in Italia.

Negli studi clinici finora condotti, i risultati sono stati molto positivi: dimezzato il colesterolo LDL «cattivo» dopo poche compresse, con riduzione - in alcuni casi - del 70-80%. Una rivoluzione per le persone colpite da forme finora incurabili di ipercolesterolemia omozigote.
Nel caso dell’ipercolesterolemia omozigote i malati sono portatori di un gene patologico ereditato da entrambi i genitori, che determina una disfunzione del recettore di controllo che normalmente consente al fegato di bloccare la sintesi di colesterolo e tenerlo intorno a valori normali.

L’ipercolesterolemia familiare è una malattia ereditaria in cui la quantità di colesterolo nel sangue può essere notevolmente aumentata. Esistono due forme principali di ipercolesterolemia familiare: la forma eterozigote e quella omozigote.
La forma eterozigote è la più comune (1/500 nati vivi) e presenta valori di colesterolemia che vanno da 220 mg/dl (di poco superiore alla norma) fino a circa 550 mg/dl.

La forma omozigote è molto più grave, ma anche più rara (1/1.000.000 nati vivi) e le persone affette possono avere valori di colesterolemia di 550-1000 mg/dl, soprattutto sotto forma di LDL. Questo porta alla formazione di placche all’interno dei vasi sanguigni e a gravi problemi cardiocircolatori anche in età infantile.

L’ipercolesterolemia familiare è dovuta ad alterazioni di un gene che contiene le informazioni per fabbricare una proteina nota con il nome di recettore dell’LDL. Si tratta di una proteina localizzata sulla superficie delle cellule, che è in grado di captare le LDL del sangue e di farle entrare nella cellula, dove vengono scomposte. A causa dell’alterazione genica, il recettore è prodotto in quantità insufficiente oppure è del tutto assente, e questo fa sì che le LDL si accumulino nel sangue.

Si conoscono nel mondo più di 620 diverse alterazioni nel gene delle LDL che causano l’ipercolesterolemia familiare. In Italia, un recente studio ha identificato circa 72 di queste alterazioni, distribuite in alcune regioni della penisola.

Nella forma eterozigote è presente una copia normale del gene (quella derivante dal genitore sano), mentre l’altra (che proviene dal genitore affetto da ipercolesterolemia familiare) è alterata. Il recettore è quindi presente ma è prodotto in quantità insufficiente (50%).
Nella forma omozigote entrambe le copie del gene sono alterate, e il recettore è del tutto assente o molto ridotto (da 0 a 25%).
La frequenza degli individui eterozigoti è piuttosto alta: 1/500. Un dato che identifica l’ipercolesterolemia familiare come uno dei più frequenti errori congeniti del metabolismo.

La frequenza degli omozigoti è invece molto più bassa, circa 1/1.000.000. In Italia si stima che esistano circa 50-60 persone affette dalla forma omozigote. Dei quali, solo una quindicina conosciuti e attualmente curati. Tra non molto anche per loro potrebbe aprirsi una speranza in più.

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