La Fda concede a ceritinib la Priority Review per l'uso in prima linea nei pazienti con NSCLC ALK+ metastatico

L'Fda ha accolto la presentazione della New Drug Application integrativa (sNDA) richiesta da Novartis, concedendo a ceritinib lo status di Priority Review per l'estensione dell'uso del farmaco come trattamento di prima linea per i pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) positivo per la chinasi del linfoma anaplastico (ALK) in fase metastatica.

L’Fda ha accolto la presentazione della New Drug Application integrativa (sNDA) richiesta da Novartis, concedendo a ceritinib lo status di Priority Review per l’estensione dell’uso del farmaco come trattamento di prima linea per i pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) positivo per la chinasi del linfoma anaplastico (ALK) in fase metastatica.

Inoltre, l’Fda haconcesso a ceritinib la designazione di Breakthrough Therapy (“terapia fortemente innovativa”) per il trattamento in prima linea di pazienti con NSCLC ALK+ con metastasi al cervello.

La Fda concede lo status di Priority Review alle domande di autorizzazione per farmaci che trattano patologie gravi e che, se approvati, fornirebbero un significativo miglioramento della sicurezza o dell’efficacia dei rispettivi trattamenti. Per le domande che hanno ricevuto lo status di Priority Review la Fda deve agire entro 6 mesi dalla presentazione, invece dei 10 mesi delle procedure di revisione standard.

 La designazione di Breakthrough Therapy ha lo scopo di accelerare lo sviluppo e la revisione di farmaci che trattano patologie gravi o potenzialmente fatali, se la terapia ha dimostrato un sostanziale miglioramento su almeno un endpoint clinicamente significativo rispetto a un’altra terapia disponibile.

La sottomissione della sNDA per l’uso di prima linea di ceritinib si basa sull’analisi primaria di ASCEND-4, uno studio clinico globale multicentrico di Fase III, randomizzato e condotto in aperto, che ha valutato la sicurezza e l’efficacia di ceritinib rispetto alla chemioterapia con cisplatino – inclusa la fase di mantenimento – in pazienti adulti con NSCLC ALK+ in stadio IIIB o IV. Lo studio è stato condotto presso 134 siti di sperimentazione clinica in 28 Paesi, e randomizzato su un totale di 376 pazienti.

Lo studio ASCEND-4 ha rilevato quanto segue:
•    I pazienti trattati con ceritinib come terapia di prima linea hanno avuto un tasso mediano di sopravvivenza libera da progressione (PFS, progression-free survival) di 16,6 mesi (intervallo di confidenza [IC] 95%: 12,6, 27,2), rispetto agli 8,1 mesi (IC 95%: 5,8, 11,1) dei pazienti trattati con chemioterapia standard di prima linea con pemetressato-cisplatino e con pemetressato per la fase di mantenimento. Nel braccio ceritinib è stata ottenuta una riduzione del rischio del 45% nella PFS rispetto al braccio chemioterapia (hazard ratio [HR] = 0,55, [IC 95%: 0,42, 0,73; valore di p unilaterale <0,001])1.
•    In un’analisi pre-specificata di pazienti trattati con ceritinib senza metastasi cerebrali allo screening, i pazienti hanno sperimentato una PFS mediana di 26,3 mesi (IC 95%: 15,4, 27,7), rispetto agli 8,3 mesi (IC 95%: 6,0, 13,7) tra i pazienti trattati con chemioterapia (HR = 0,48 [IC 95%: 0,33, 0,69])1.
•    In un’analisi pre-specificata di pazienti trattati con ceritinib con metastasi cerebrali al basale, la PFS mediana è stata di 10,7 mesi (IC 95%: 8,1, 16,.4) nel gruppo ceritinib rispetto a 6,7 mesi (IC 95%: 4,1, 10,6) nel gruppo chemioterapia (HR = 0,70 [IC 95%: 0,44, 1,12])1. Il tasso di risposta obiettiva (ORR, overall response rate) intracranica (72,7% [IC 95%: 49,8, 89,3]) è coerente con l’ORR di tutto il corpo (72,5% [IC 95%: 65,5, 78,7]).

Gli eventi avversi (EA) più comuni, verificatisi in oltre il 25% dei pazienti con ceritinib, sono stati diarrea (85% vs. 11% con la chemioterapia), nausea (69% vs. 55% con la chemioterapia), vomito (66% vs. 36% con la chemioterapia), aumento di ALT (60% vs. 22% con la chemioterapia), aumento di AST (53% vs. 19% con la chemioterapia), aumento di gamma-glutamil transferasi (37% vs. 10% con la chemioterapia), diminuzione dell’appetito (34% vs. 31% con la chemioterapia), aumento della fosfatasi alcalina nel sangue (29% vs. 5% con la chemioterapia) e affaticamento (29% vs. 30% con la chemioterapia).