Leucemia a cellule capellute, Fda approva moxetumomab pasudotox, primo nuovo trattamento in 20 anni

Approvazione Fda per moxetumomab pasudotox per la leucemia a cellule capellute (HCL) per pazienti che abbiano ricevuto almeno due precedenti terapie sistemiche, compreso il trattamento con un analogo nucleosidico purinico. Sviluppato da AstraZeneca, il farmaco è la prima immunotossina ricombinante ad azione mirata contro la proteina CD22, un glicopeptide iperespresso dall'85% delle neoplasie a cellule B ed è il primo di questo tipo di trattamento per i pazienti con HCL. Sarà messo in commercio con il marchio Lumoxiti.

Approvazione Fda per moxetumomab pasudotox per la leucemia a cellule capellute (HCL) per pazienti che abbiano ricevuto almeno due precedenti terapie sistemiche, compreso il trattamento con un analogo nucleosidico purinico.

Sviluppato da AstraZeneca, il farmaco è la prima immunotossina ricombinante ad azione mirata contro la proteina CD22, un glicopeptide iperespresso dall’85% delle neoplasie a cellule B ed è il primo di questo tipo di trattamento per i pazienti con HCL. Sarà messo in commercio con il marchio Lumoxiti.

"Lumoxiti riempie un bisogno non soddisfatto per i pazienti con leucemia a cellule cappellute la cui malattia è progredita dopo aver provato altre terapie approvate dalla FDA," ha detto Richard Pazdur, M.D., direttore del centro di eccellenza di oncologia della FDA e direttore ad interim dell'ufficio di ematologia e prodotti oncologia nel centro di valutazione e ricerca farmaceutica della FDA. "Questa terapia è il risultato di importanti ricerche condotte dal National Cancer Institute che hanno portato allo sviluppo e alla sperimentazione clinica di questo nuovo tipo di trattamento per i pazienti con questo raro tumore al sangue".

Robert J. Kreitman, MD, ricercatore senior, capo della sezione di immunoterapia clinica, laboratorio di biologia molecolare, centro per la ricerca sul cancro, istituto nazionale sul cancro, e ricercatore principale dello studio clinico di fase III, ha detto: "Sebbene molti pazienti con leucemia a cellule pelose vadano incontro a remissione con i trattamenti attuali, dal 30% al 40% di loro ricadrà da cinque a dieci anni dopo il primo trattamento. Con i trattamenti successivi, la durata della risposta diminuisce e le tossicità si accumulano, e le opzioni terapeutiche approvate sono poche. Moxetumomab rappresenta un promettente agente non chemioterapico per l'HCL, che risponde a un bisogno medico non soddisfatto dei medici e dei loro pazienti".

Cos’la leucemia a cellule capellute
L'HCL è un raro tumore del sangue a crescita lenta in cui il midollo osseo produce troppe cellule B (linfociti), un tipo di globuli bianchi che combatte le infezioni. L'HCL prende il nome da queste cellule B extra che sembrano "pelose" se viste al microscopio. Con l'aumento del numero di cellule leucemiche, si producono meno globuli bianchi sani, globuli rossi e piastrine. Nonostante le terapie di prima linea offrano risposte durature, l’HCL recidivante/refrattaria non sembra essere curabile e pertanto è necessaria la ricerca di nuovi trattamenti più efficaci.

Come agisce il farmaco
CD22 è una glicoproteina transmembrana specifica delle cellule B che presente nel compartimento intracellulare, durante la fase tardiva di sviluppo delle cellule precursori dei linfociti B. Successivamente con maturazione a cellule B, la CD22 si sposta sulla membrana plasmatica fino a quando non avviene la differenziazione in plasmacellule che non esprimono più la molecola. Le cellule neoplastiche dei tumori maligni delle cellule B, invece, iper esprimono CD22. L'espressione di CD22 può essere particolarmente elevata nell’HCL e nella leucemia prolinfocitica.

In questo contesto si inserisce maxetumomab, una immunotossina composta dalla porzione anticorpale anti-CD22 responsabile del legame unita con una tossina. Dopo essersi legata alla CD22, la molecola viene interiorizzata ed elaborata, rilasciando così la sua componente tossica che inibisce la sintesi proteica, portando alla morte programmata (apoptosi) della cellula cancerogena.

Dati a conferma dell’efficacia
L'efficacia di maxetumomab è stata studiata in uno studio clinico su 80 pazienti che avevano ricevuto un trattamento preventivo per l'HCL con almeno due terapie sistemiche, tra cui un analogo nucleosidico purinico. Lo studio ha misurato la risposta completa (CR) durevole, definita come il mantenimento della remissione ematologica per più di 180 giorni dopo il raggiungimento della CR. Il trenta per cento dei pazienti dello studio ha ottenuto una CR durevole e il tasso di risposta complessiva (numero di pazienti con risposta parziale o completa alla terapia) è stato del 75 per cento.

Effetti indesiderati
Gli effetti collaterali comuni di maxetumomab includono reazioni legate all'infusione, gonfiore causato da eccesso di liquido nel tessuto corporeo (edema), nausea, affaticamento, mal di testa, febbre (piressia), costipazione, anemia e diarrea.
Le informazioni per la prescrizione di maxetumomab includono un ‘Boxed Warning’ per consigliare gli operatori sanitari e i pazienti sul rischio di sviluppare la sindrome sistemica da aumentata permeabilità capillare (SCLS), una grave malattia sistemica da aumento della permeabilità capillare, con episodi di ipotensione, edema e ipovolemia.
Il Boxed Warning rileva anche il rischio di sindrome emolitico-uremica, una condizione causata dalla distruzione anormale dei globuli rossi. I pazienti devono essere consapevoli dell'importanza di mantenere un'adeguata assunzione di liquidi e i valori della chimica del sangue devono essere monitorati frequentemente. Altre avvertenze gravi includono: riduzione della funzione renale, reazioni legate all'infusione e anomalie elettrolitiche. Alle donne che allattano non dovrebbero essere somministrato il farmaco.