Leucemia mieloide cronica, Fda approva omacetaxina mepesuccinato

Fda
L’Fda ha approvato il nuovo farmaco oncologico omacetaxina meposuccinato per la terapia della leucemia mieloide cronica (LMC) nei pazienti nei quali la malattia sia progredita nonostante la terapia con almeno due inibitori della tirosin chinasi. Sviluyppato da Teva, il farmaco è stato approvato dall’agenzia americana con procedura accelerata e sarà messo in commercio con il marchio Synribo.
Dopo il bosutinib di Pfizer, si tratta del secondo farmaco approvato dall’Fda negli ultimi due mesi.

La terapia di induzione con omacetaxina  prevede la somministrazione sottocutanea due volte al giorno per 14 giorni consecutivi in un ciclo di 28 giorni. Una volta ottenuta la risposta, la terapia di mantenimento prevede la somministrazione due volte al giorno per sette giorni consecutivi in un ciclo di 28 giorni.

L’approvazione si è basata su una serie di analisi di dati combinati provenienti da due studi di fase II, in aperto e multicentrici. L’analisi combinata di questi due studi comprendeva pazienti che avevano ricevuto già due o più TKIs e che avevano mostrato resistenza o intolleranza adasatinib e/o nilotinib. Per il 47% dei pazienti in fase cronica (CP) e il 63% dei pazienti in fase accelerata(AP) Il precedente trattamento con imatinib, dasatinib e nilotinib aveva fallito. La maggior parte dei pazienti aveva ricevuto anche altri trattamenti, compresa idrossiurea, interferone e citarabina.

Nei pazienti in CP, il 18% (14/76) ha raggiunto una risposta citogenetica maggiore (MCyR), in un tempo medio di 3,5 mesi. La durata mediana della MCyR per questi pazienti è stata di 12,5 mesi (stima Kaplan-Meier). Nei pazienti in AP, il 14% (5/35) ha raggiunto una risposta ematologica maggiore (MaHR) con un tempo medio di risposta di 2,3 mesi. La durata mediana della MaHR per questi pazienti è stata di 4,7 mesi (stima Kaplan-Meier).

Le reazioni avverse più comuni (frequenza ≥ 20%) nei pazienti in fase cronica e accelerata sono state: trombocitopenia, anemia, neutropenia, diarrea, nausea, fatigue, astenia, reazioni nel sito di iniezione, febbre, infezioni e linfopenia.

Nella grande maggioranza dei casi la LMC sembra sia dovuta alla traslocazione reciproca di segmenti di DNA tra i cromosomi 9 e 22, con formazione del cosiddetto cromosoma Philadelphia (Ph), corrispondente ad un cromosoma 22 in cui si è creato il gene di fusione BCR-ABL. Questo gene codifica per una proteina che rende "immortali" i blasti, ed è quindi importante sia nella patogenesi della LMC sia nella sua espressione clinica.

I ricercatori hanno osservato che, nelle cellule della leucemia mieloide, l’omacetaxina degrada la proteina BCR-ABL mediante l’inibizione di HSP90, mentre inibiva l’espressione di BCR-ABL nelle cellule leucemiche B senza influire sui livelli della proteina HSP90.

Il farmaco era stato sviluppato dall’australiana ChemGenex ceduta lo scorso anno per 225 milioni di dollari a Cephalon. Quest'ultima è stata poi a sua volta acquisita da Teva.

Leucemia mieloide cronica
La leucemia mieloide cronica (LMC) colpisce ogni anno da 1 a 2 persone ogni 100.000 abitanti. Costituisce il 15-20% circa di tutte le leucemie dell'adulto e può insorgere in entrambi i sessi, anche se è leggermente più frequente nell'uomo che nella donna. La malattia può manifestarsi a ogni età, ma è rara sotto i dieci anni e solo il 10% dei casi interessa i soggetti di età compresa tra 5 e 20 anni. L'età media alla diagnosi è di 45-55 anni.

La LMC origina nelle cellule mieloidi del midollo osseo, sede nella quale le cellule ematiche normalmente si formano a partire da elementi progenitori denominati blasti o cellule staminali. A causare la LMC è la moltiplicazione anomala di cellule staminali emopoietiche pluripotenti, cioè ancora in grado di proliferare e di differenziarsi; queste cellule, come indica l'aggettivo "mieloide", appartengono in primo luogo alla serie che porta alla formazione dei granulociti, un tipo di globuli bianchi. In conseguenza di questa eccessiva proliferazione si accumula un clone, cioè una popolazione omogenea, di granulociti immaturi nel midollo osseo e nel sangue. L'espansione clonale può riguardare anche altre serie cellulari, come quelle destinate alla produzione di megacariociti (con conseguente possibile trombocitosi), di monociti o anche di linfociti. Nella LMC, tuttavia, le cellule staminali normali non scompaiono del tutto e possono ricomparire dopo che il clone leucemico è stato soppresso con i farmaci.

Comunicato Fda