Prima importante approvazione per ibrutinib. Il farmaco sviluppato congiuntamente da Johnson & Johnson e Pharmacyclics ha ricevuto l’ok dell’agenzia americana per la terapia dei pazienti con linfoma a cellule mantellari che abbiamo ricevuto almeno una terapia precedente.

Verrà messo in commercio con il marchio Imbruvica. Si tratta del secondo farmaco approvato dall’Fda dopo aver ottenuto la qualifica di “breakthrough therapy”.

Il farmaco ha mostrato di poter indurre remissioni durature in uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine. Lo studio è un trial di fase 2 condotto su 111 pazienti con MCL recidivato o resistente (Wang ML et al. NEJM, published online June 19, 2013) ha utilizzato un dosaggio di ibrutinib di 560 mg/die.

Il tasso complessivo di risposte osservate è stato pari al 68%, con un 21% di CR e un 47% di PR, ed è risultato indipendente dal pretrattamento con bortezomib. Con un follow-up mediano di 15,3 mesi, la PFS mediana è stata di 13,9 mesi e il tasso stimato di OS pari al 58% a 18 mesi. La tossicità è stata limitata, costituita prevalentemente da diarrea, nausea e astenia lievi o moderate, e la tossicità ematologica di grado 3 o superiore rara.

Ibrutinib è somministrato per via orale, una volta al giorno, e appartiene a una categoria di farmaci chiamati inibitori della tirosin-chinasi di Bruton (BTK), una proteina avente un'importanza cruciale per la crescita e la differenziazione delle cellule B.

Come affermato nell’editoriale pubblicato a commento degli articoli (Foà R e Guarini A., NEJM, published online June 19, 2013), «i risultati ottenuti con ibrutinib rappresentano un ulteriore passo in avanti nella gestione delle emopatie maligne, in evoluzione da un approccio basato sulla chemioterapia verso trattamenti mirati sui meccanismi biologici di base della genesi e della progressione della malattia.» 

«Le sfide ancora aperte comprendono la definizione dell’efficacia degli inibitori di BTK, da soli o in combinazione con altri agenti, nel trattamento di prima linea di queste patologie e i loro effetti a lungo termine, così come il complessivo rapporto costi/benefici di queste nuove strategie terapeutiche».


La Bruton’s tirosin-chinasi (BTK), un componente essenziale del pathway del B-cell receptor, è una molecola chiave di segnalazione per l'attivazione delle cellule B ed è ritenuta coinvolta in varie neoplasie ematologiche, tra la macroglobulinemia di Waldenstrom, nonché la LLC e il linfoma a cellule mantellari.

La BTK è stata riconosciuta come fattore implicato nella patogenesi delle patologie linfoproliferative a cellule B, portando allo sviluppo di una nuova classe di farmaci, gli inibitori orali specifici della BTK.


Studi clinici precedenti con ibrutinib, un inibitore della BTK attivo per via orale e noto in precedenza con la sigla PCI-32765, hanno mostrato alte percentuali di risposta in pazienti affetti da queste neoplasie e con una prognosi sfavorevole.

Linfoma mantellare
Il linfoma mantellare (MCL dall'inglese mantle cell lymphoma) è un linfoma non Hodgkin delle cellule di tipo B, tra i più rari di questo tipo.
L'incidenza dei casi di MCL sul totale dei linfomi non Hodgkin è pari al 6% circa, e risulta più elevata in Europa che negli Stati Uniti. Il linfoma, come indicato dal nome, origina dalla zona mantellare dei linfonodi, ove sono presenti cellule B della memoria, cellule B vergini e cellule T.

Il linfoma mantellare colpisce gli adulti di mezza età, soprattutto attorno ai 65 anni (età compresa tra 35 e 85 anni) e più spesso il sesso maschile (rapporto M/F di 4:1).

Studio pubblicato sul NEJM
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Linfoma a cellule mantellari
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