Genentech, società interamente posseduta da Roche, ha reso noto di aver depositato all’Fda il dossier registrativo per chiedere l’indicazione all’uso nel melnaoima metastiaco dell’associaizone vemurafenib e cobimetinib per i pazienti con mutazioone BRAF V600.

Sviluppato in collaborazione con la biotech Exelixis, cobimetinib è stato sviluppato per bloccare selettivamente l’attività di MEK, una delle serie di proteine presenti all’interno delle cellule che costituiscono un percorso di segnalazione che aiuta a regolare la divisione e la sopravvivenza di queste ultime.

La domanda di registrazione per la combimnazione dei due farmaci si basa sui dati dlelo studio coBRIM, un trtial presentato pochi mesi fa a Madrid al congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO) e che ha coinvolto 495 pazienti con melanoma localmente avanzato o metastatico non resecabile, positivo alla mutazione di BRAF V600, e naive al trattamento.

L'endpoint primario dello studio era la PFS, che è risultata significativamente superiore nel gruppo trattato con la combinazione di vemurafenib e cobimetinib rispetto a quello trattato con vemurafenib in monoterapia (PFS mediana pari a 9,9 mesi contro 6,2 mesi; hazard ratio di peggioramento o decesso con la combinazione 0,51; P = 0,0001).

Al momento attuale, il trattamento standard di prima linea per questi pazienti è considerato un inibitore di BRAF in monoterapia. Tuttavia, sebbene con questi farmaci si possano ottenere risposte notevoli, il beneficio non è duraturo e dopo circa 5 o 6 mesi i pazienti recidivano. Si sa che il tumore si sviluppa resistenza al farmaco attraverso il pathway della MAP chinasi (MAPK) e che tale resistenza può essere superata grazie a un inibitore di MEK. L’aggiunta di un inibitore di MEK all’inibitore di BRAF all'inizio del trattamento blocca lo sviluppo di questa resistenza e migliora gli outcome.