Mieloma multiplo, l'Fda amplia le indicazioni di bortezomib

Fda
La Food and Drug Administration (Fda) ha ampliato le indicazioni dell’inibitore del proteasoma bortezomib (Velcade) in modo da comprendere anche il ritrattamento in pazienti con mieloma multiplo che in precedenza avevano risposto farmaco. A darne l’annuncio sono Millennium e Takeda, le aziende che producono l’antiumorale.

L'ampliamento si basa sui risultati dello studio di fase II RETRIEVE in cui è stato valutato il ritrattamento con bortezomib per via endovenosa in 130 pazienti con mieloma multiplo. In questo studio, la risomministrazione di bortezomib in pazienti che avevano già fatto una mediana di due terapie precedenti ha portato a ottenere una percentuale di risposta complessiva (ORR) del 38,5% per una durata mediana di 6,5 mesi. Oltre all’estensione dell’indicazione, sono state modificate sulla scheda del prodotto e sul foglietto illustrativo le indicazioni sul dosaggio e sull'efficacia e aggiornate quelle relative alla sicurezza.

"Negli ultimi 11 anni, bortezomib ha svolto un ruolo importante in quanto unica terapia ad aver dimostrato di prolungare la sopravvivenza globale nei pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi e recidivato" afferma nella nota aziendale Michael Vasconcelles, a capo della Oncology Therapeutic Area Unit di Takeda. "Con queste nuove indicazioni sul dosaggio, i medici potranno fornire ai loro pazienti già trattati in precedenza con bortezomib un trattamento efficace che permette di prolungare l’uso del farmaco".

Nello studio RETRIEVE, un trial in aperto, a braccio singolo, la dose per il ritrattamento è stata determinata sulla base dell’ultima dose tollerata assunta con il in precedente regime a base di bortezomib e poteva andare da 1,0 a 1,3 mg / m2 due volte alla settimana per 2 settimane seguite da un periodo di riposo di 10 giorni. Nel trial era inoltre consentita la somministrazione contemporanea di desametasone.

L'evento avverso più comune di qualsiasi grado è stato la trombocitopenia, con un’incidenza del 52%, mentre gli eventi avversi più comuni di grado 3-4 sono stati trombocitopenia (24%) e neuropatia periferica (6%). Le reazioni avverse gravi riportate con maggiore frequenza sono state trombocitopenia (3,8%), diarrea (2,3%), herpes zoster e polmonite (1,5% ciascuno), mentre nel 13% dei pazienti si sono verificate reazioni avverse che hanno portato a dover sospendere l’assunzione di bortezomib.

Un’ampia e recentissima metanalisi di 23 studi in cui sono state esaminate sicurezza ed efficacia di bortezomib nel ritrattamento dei pazienti con mieloma multiplo (in totale 1051) sono stati trovati risultati simili.

Nel complesso, l'ORR media ponderata è stata del 39,1%, con un tempo mediano alla progressione di 7,5 mesi. La sopravvivenza globale (OS) mediana è risultata di 16,6 mesi. L’ORR maggiore si è osservata nei pazienti che avevano fatto meno terapie in precedenza (≤4) e in quelli che avevano recidivato, ma non erano refrattari prima del ritrattamento. In questo gruppo, l'ORR è stata rispettivamente del 43,4% e 57,2%. Nel gruppo che aveva recidivato, l’ORR maggiore si è tradotta anche in un miglioramento del tempo alla progressione (8,5 mesi) e dell’OS (19.7 mesi).

In questa metanalisi, i più comuni eventi avversi di grado 3-4 sono risultati la trombocitopenia (35%), la neutropenia (15%), l’anemia (14%), la polmonite (10%) e la neuropatia periferica (3%).

Nel 2012, l’Fda ha dato l’ok a una formulazione sottocutanea di bortezomib sulla base dei risultati di uno studio di fase III su 222 pazienti naïve al farmaco affetti da mieloma multiplo, studio che aveva dimostrato un’efficacia equivalente a quella della somministrazione endovenosa. In questo trial, l’ORR è risultata del 43% con bortezomib sottocute e 42% con bortezomib per via endovenosa.

Sul fronte della sicurezza e tollerabilità, la neuropatia periferica di grado 3/4 ha mostrato un’incidenza del 6% nel braccio trattato con il farmaco sottocute e del 16% in quello trattato per via endovenosa. Anche altri effetti indesiderati di grado 3/4 sono risultati meno frequenti con la somministrazione sottocutanea rispetto a quella endovenosa; per esempio, trombocitopenia (13% contro 19%) e nevralgia (3% contro 9%).

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