Fda

Mieloma multiplo, parere positivo Fda all'approvazione di belantamab mafodotin. Primo immunoconiugato anti-BCMA

Con un secco 12 a 0, l'Oncologic Drugs Advisory Committee (ODAC), il comitato di esperti della Food and Drug Administration (FDA), ha votato all'unanimitą a favore dell'approvazione di belantamab mafodotin (belamaf) per i pazienti affetti da mieloma multiplo recidivante o refrattario gią sottoposti ad almeno quattro terapie precedenti, tra cui un agente immunomodulatore, un inibitore del proteasoma e un anticorpo anti-CD38.

Con un secco 12 a 0, l’Oncologic Drugs Advisory Committee (ODAC), il comitato di esperti della Food and Drug Administration (FDA), ha votato all’unanimità a favore dell’approvazione di belantamab mafodotin (belamaf) per i pazienti affetti da mieloma multiplo recidivante o refrattario già sottoposti ad almeno quattro terapie precedenti, tra cui un agente immunomodulatore, un inibitore del proteasoma e un anticorpo anti-CD38.

Sviluppato da GlaxoSmithKline (GSK), il prodotto è un coniugato anticorpo-farmaco che agisce su una proteina altamente espressa nel mieloma multiplo: l'antigene di maturazione delle cellule B (BCMA).

Sono in fase di sviluppo diverse altre terapie che hanno come bersaglio il BCMA, quali cellule CAR-T e anticorpi bispecifici. Belantamab mafodotin è il primo anti-BCMA a ricevere il via libera preliminare dell’agenzia.

Le terapie mirate contro il BCMA sono viste, almeno per ora, come una promessa per i pazienti che hanno esaurito le usuali classi di farmaci ‘backbone’ per la cura del mieloma, come gli inibitori del proteasoma, gli immunomodulatori e gli anticorpi monoclonali anti-CD38.

«Riteniamo che belantamab mafodotin abbia un potenziale significativo per i pazienti con mieloma multiplo recidivato o refrattario la cui malattia continua a progredire nonostante le attuali opzioni terapeutiche standard» ha scritto un portavoce di GSK in una dichiarazione inviata via e-mail dopo il voto dell’ODAC. «Ci impegniamo a lavorare a stretto contatto con l’FDA per completare la revisione deI belantamab mafodotin per questi pazienti che hanno opzioni terapeutiche limitate».

Gli esperti del comitato hanno ritenuto che i benefici del farmaco superino i possibili rischi, in particolare quello di cheratopatia a livello oculare. Come ha recentemente spiegato ai microfoni di PharmaStar il Professor Michele Cavo, Ordinario di Ematologia presso l’Università degli Studi di Bologna, «una riduzione della dose e un prolungamento dell’intervallo tra una dose e l’altra consentono una risoluzione della tossicità corneale, che in questo studio (il DREAMM-2, ndr) in nessun paziente si è tradotta in un danno irreversibile».

La società ha richiesto l'approvazione del farmaco sulla base dei dati del programma di sperimentazione clinica DREAMM, in particolare dello studio di fase 2 DREAMM-2, i cui risultati primari sono stati pubblicati nel dicembre scorso su The Lancet Oncology, e presentati nel giugno scorso al congresso della European Hematology Association (EHA) con un follow-up praticamente raddoppiato (13 mesi)

Studio DREAMM-2

Struttura e meccanismo d’azione di belantamab mafodotin
Conosciuto in precedenza come GSK2857916, belantamab mafodotin è un anticorpo IgG1 umanizzato anti-BCMA coniugato con l’agente anti-microtubulare monometil auristatina F (MMAF) tramite un linker stabile e resistente alle proteasi (maleimidocaproile).

L'espressione del BCMA, un recettore di superficie cellulare appartenente alla superfamiglia del fattore di necrosi tumorale, è limitata alle cellule della linea B, tra cui le plasmacellule sane e, in misura molto maggiore, le plasmacellule mielomatose.

Belantamab mafodotin è dunque un anticorpo che ha come bersaglio il BCMA ed è dotato di un ‘carico’ (la MMAF) in grado di disgregare i microtubuli. Quando questo agente incontra una cellula che espone il BCMA, vi si lega e libera rapidamente il ‘carico’ all'interno della cellula, dove questo può svolgere la sua azione di distruzione dei microtubuli, che porta la cellula in apoptosi.

Il meccanismo d’azione di questo immunoconiugato è comunque multimodale, e oltra all’apoptosi indotta dalla MMAF, comprende anche la citotossicità anticorpo-dipendente cellulo-mediata, la fagocitosi cellulare anticorpo-dipendente e la morte cellulare immunogenica anticorpo-dipendente.

La tecnologia del linker è concessa in licenza da Seattle Genetics, mentre l'anticorpo monoclonale è prodotto utilizzando la tecnologia concessa in licenza da BioWa, parte della giapponese Kyowa Kirin.



SEZIONE DOWNLOAD