Neuromielite ottica, Fda approva satralizumab

Fda

La Food and Drug Administration ha approvato satralizumab, primo e unico trattamento sottocutaneo per adulti che convivono con il disordine dello spettro della neuromielite ottica positivi all'anticorpo anti-aquaporina-4 (NMOSD). Sviluppato da Roche, il farmaco sarÓ messo in commercio con il marchio Enspryng. Il preparato viene somministrato ogni quattro settimane dopo una dose iniziale di carico. SarÓ disponibile negli Stati Uniti in due settimane.

La Food and Drug Administration ha approvato satralizumab, primo e unico trattamento sottocutaneo per adulti che convivono con il disordine dello spettro della neuromielite ottica positivi all’anticorpo anti-aquaporina-4 (NMOSD). Quest’ultima è una malattia demielinizzante che causa sintomi simili a quelli della sclerosi multipla (SM) e in passato veniva solitamente considerato una variante della stessa. Si tratta di una malattia autoimmune, ovvero un disturbo nel quale il sistema immunitario attacca i tessuti stessi dell’organismo.

Sviluppato da Roche, il farmaco sarà messo in commercio con il marchio Enspryng. Il preparato viene somministrato ogni quattro settimane dopo una dose iniziale di carico. Sarà disponibile negli Stati Uniti in due settimane.

Satralizumab è un anticorpo di riciclaggio (recycling antibody o SMART-Ig, molecola in grado di legarsi a un antigene molteplici volte con un’elevata emivita nel plasma) dei recettori anti-IL-6. Il farmaco dovrebbe sopprimere la ricaduta di NMOSD inibendo la trasduzione del segnale IL-6 che è profondamente correlato alla patologia.

"L'approvazione dell’Fda di satralizumab, primo trattamento sottocutaneo per la NMOSD che utilizza una nuova tecnologia di riciclaggio degli anticorpi, si basa sul lavoro che abbiamo fatto nella sclerosi multipla con ocrelizumab per sviluppare farmaci di prima qualità e per favorire la comprensione scientifica delle malattie neuroimmunologiche", ha detto Levi Garraway, Chief Medical Officer e responsabile dello sviluppo globale dei prodotti. “

"Satralizumab è un anticorpo monoclonale umanizzato e l'unica terapia approvata per NMOSD progettata per mirare e inibire l'attività dei recettori dell'interleuchina-6 (IL-6), che si ritiene abbia un ruolo chiave nell'infiammazione associata a NMOSD. Il trattamento è stato progettato utilizzando una nuova tecnologia di riciclaggio degli anticorpi, che, rispetto alla tecnologia convenzionale, consente una maggiore durata della circolazione degli anticorpi e del dosaggio sottocutaneo ogni quattro settimane", ha detto Garraway.

"Per le persone con NMOSD, le ricadute possono causare effetti neurologici devastanti, irreversibili e disabilitanti. Avere una terapia approvata che può essere somministrata per via sottocutanea in casa e che ha dimostrato un impatto sulla frequenza delle ricadute è un importante progresso per i pazienti", ha detto il professor Jeffrey Bennett, dell'Università di Neurologia e Oftalmologia del Colorado, e ricercatore per gli studi clinici fondamentali per il farmaco.

Neuromielite ottica
I disturbi dello spettro della neuromielite ottica (NMOSD), in precedenza noti come malattia di Devic o neuromielite ottica (NMO), sono un gruppo di patologie infiammatorie a carico del sistema nervoso centrale caratterizzate da una grave demielinizzazione immuno-mediata e da danno assonale che interessano principalmente i nervi ottici e il mi-dollo spinale. La malattia danneggia principalmente il nervo ottico e il midollo spinale causando cecità, debolezza muscolare e paralisi.

 La neuromielite ottica condivide una serie di caratteristiche cliniche e radiologiche con la sclerosi multipla (SM) e per questo motivo viene spesso erroneamente diagnosticata come tale.

All'inizio del 2019 non esistevano trattamenti approvati dalla FDA per il disturbo dello spettro ottico della neuromielite ottica. Ora ce ne sono tre. Etrolizumab si aggiuge a Soliris di Alexion e a Uplizna di Viela Bio spinout di AstraZeneca.

Studi registrativi
L'approvazione della Fda si basa sui risultati di due studi clinici randomizzati controllati di Fase III, gli studi SAkuraStar e SAkuraSky, in cui satralizumab ha dimostrato un'efficacia robusta e sostenuta e un profilo di sicurezza favorevole negli adulti con NMOSD AQP4 anticorpo-positivo. I risultati sono stati sostenuti per 96 settimane, riducendo significativamente il rischio di ricaduta rispetto al placebo come monoterapia e se usato in concomitanza con la terapia immunosoppressiva di base (IST), che è stata comunemente utilizzata per gestire i sintomi NMOSD associati alle ricadute.

Nel sottogruppo anticorpo-positivo AQP4 dello studio monoterapico SAkuraStar, il 76,5% dei pazienti trattati con satralizumab non ha avuto ricadute a 96 settimane, rispetto al 41,1% con placebo. Nello studio SAkuraSky, che ha valutato satralizumab in concomitanza con le IST di base, il 91,1% dei pazienti del sottogruppo AQP4 trattati con satralizumab erano liberi da recidive a 96 settimane, rispetto al 56,8% con placebo. L'endpoint primario sia di SAkuraStar che di SAkuraSky è stato il momento della prima ricaduta definita dal protocollo (PDR), giudicata da un comitato di revisione indipendente nel periodo in doppio cieco.

Le reazioni avverse più comuni con etrolizumab (incidenza ≥ 15 per cento) sono state rinofaringite, cefalea, infezione delle vie respiratorie superiori, gastrite, eruzione cutanea, artralgia, dolore alle estremità, affaticamento e nausea.

Satralizumab
Satralizumab  è  un  anticorpo  monoclonale  umanizzato  pro-gettato per legarsi a entrambe le forme del recettore IL-6 (solubile e di membrana), con l’obiettivo di bloccarne le vie di segnalazione e prevenire la risposta infiammatoria. Il farmaco espleta così una serie di attività a livello periferico, riducendo l’infiammazione e la produzione di anticorpi  anti-acquaporina  4  (AQP4-IgG),  a  livello  della  barriera ematoencefalica  diminuendone  l’alterazione  della  permeabilità e all’interno  del sistema  nervoso  centrale, riducendo l’infiammazione e il danno a carico degli astrociti.

Satralizumab è stato strutturato come una IgG2, con una ingegnerizzazione che gli permette di legarsi più volte al recettore bersaglio e di avere una prolungata emivita plasmatica.

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