Neuropatia associata all'Hiv, nuovo farmaco per ora non passa

Fda
Un panel di esperti dell’Fda ha dato parere negativo all’approvazione del cerotto a base di capsaicina all’8% per la terapia della neuropatia periferica associata all’infezione da Hiv. La decisione definitiva dell’Agenzia americana è attesta per il 7 marzo 2012. Non vi sono al momento farmaci approvati per questo tipo di neuropatia.

Il farmaco era stato approvato dall’Fda nel 2009 per il trattamento della nevralgia posterpetica. Nel 2003 il medicinale aveva ricevuto la designazione di farmaco orfano dall’Agenzia americana per il trattamento della neuropatia associata all’Hiv e il 6 settembre 2011, NeurogesX, l’azienda che lo ha sviluppato e che lo commercializza negli Usa, ha inviato la richiesta di approvazione del medicinale per questa indicazione.

Dal settembre 2011 il patch è disponibile in Italia per il trattamento del dolore neuropatico periferico negli adulti non diabetici, da solo o in associazione ad altri medicinali per il trattamento del dolore. In Europa il farmaco è stato approvato nel 2009 ed è commercializzato da Astellas.

Come spiegato dagli esperti, il Comitato dell’Fda non mette in discussione l’efficacia del medicinale, tanto che la votazione sul fatto che il farmaco sia efficace si è conclusa con 12 voti a favore e nessuno contro. Tuttavia, gli esperti ritengono che al momento i dati a disposizione non siano sufficienti a supportare l’approvazione del farmaco in questo tipo di dolore neuropatico.

Per arrivare a questa conclusione gli esperti dell’Fda hanno esaminato i dati di due studi di fase III, della durata di 12 settimane, che avevano arruolato entrambi 800 pazienti con neuropatia associata all’Hiv. La maggior parte dei partecipanti erano uomini, randomizzati a ricevere il cerotto a base di capsaicina all’8% o un controllo costituito da un cerotto con una concentrazione di capsaicina pari allo 0,04%. Il cerotto era stato applicato per 30, 60 e 90 minuti in un primo trial, mentre nel secondo solamente per 30 o 60 minuti.

L’endpoint principale di entrambi gli studi era il cambiamento rispetto al basale del dolore nelle 24 ore successive all’applicazione del cerotto.

Al contrario di quanto atteso, dal primo studio è emerso che il cerotto di capsaicina all’8% applicato per 30 minuti riduceva maggiormente il dolore, seguito dall’applicazione di  90 minuti; mentre l’applicazione da 60 minuti non era più efficace del controllo.

Diversamente, nel secondo studio, l’applicazione del cerotto per 60 minuti era più efficace dei 30 minuti, ma aveva la stessa efficacia del controllo applicato per lo stesso periodo di tempo, suggerendo un effetto placebo.

La stessa analisi condotta con un metodo statistico differente (non approvato dall’Fda) dall’azienda che ha sviluppato il cerotto aveva mostrato che il patch applicato per un periodo di 30 minuti era efficace nel ridurre il dolore e aveva ottenuto risultati positivi riguardanti gli endpoint secondari dello studio. Il Comitato dell’Agenzia americana non ha accettato tali risultati e ha votato contro l’approvazione del cerotto per la terapia della neuropatia associata all’Hiv.

Dall’analisi degli esperti dell’Fda non sono emersi nuovi dati riguardanti la sicurezza del cerotto.

Il cerotto di capsaicina all’8% è un sistema transdermico avanzato che consente un rilascio efficace del principio attivo direttamente attraverso lo strato corneo della pelle. La formulazione del cerotto, infatti, consente di ridurre le dimensioni dello stesso, adattandolo alla forma e alle dimensioni dell’area da trattare minimizzando in tal modo l’esposizione ad alte concentrazioni di capsaicina, proteggendo, sia il paziente che l’operatore sanitario che applica il cerotto. Il cerotto deve rimanere applicato nella sede del dolore per 30 minuti nel caso dei piedi e 60 minuti nelle altre sedi (ad esempio nella nevralgia posterpetica).

Neuropatia associata all’HIV
La neuropatia associata all’HIV può essere provocata dal virus stesso, dalla risposta immunitaria del paziente al virus o dall’ azione neurotossica di alcuni farmaci antiretrovirali, come gli inibitori della trascrittasi inversa, che interferiscono con la sintesi del DNA e provocano anomalie a livello mitocondriale (Ferrari S, 2006). La progressione della malattia e fattori di rischio (età avanzata, deficit nutrizionali, abuso di alcol, alta carica virale, bassa conta dei CD4, terapia con inibitori della trascrittasi inversa) sono associati a un aumento del rischio di insorgenza di polineuropatia sensoriale distale, condizione morbosa frequente in questo setting: infatti interessa il 30% dei pazienti HIV positivi e circa il 100% di quelli con AIDS conclamato.