L'Fda ha autorizzato un allargamento delle indicazioni di  90Yttrium -ibritumomab tiuxetan (Zevalin, Spectrum e Bayer HealthCare) per includere i pazienti  con  linfoma non-Hodgkin (NHL) follicolare che hanno evidenziato una risposta parziale o completa dopo la somministrazione di una varietà di regimi chemioterapici di prima linea.
La decisione dell'Fda si basa sui dati dello studio FIT (First-line Indolent Trial) un trial plurinazionale, randomizzato di fase III ha valutato i benefici e la sicurezza di un'unica infusione di Zevalin in 414 pazienti con linfoma follicolare non-Hodgkin CD20-positivo con le caratteristiche sopra indicate. La sperimentazione FIT ha dimostrato che, quando viene usato quale terapia di consolidamento di prima linea in pazienti con linfoma follicolare non-Hodgkin, Zevalin ha migliorato significativamente i tempi di sopravvivenza mediana senza progressione da 13,3 mesi (gruppo di controllo) a 36,5 mesi (gruppo Zevalin) (p<0.0001).

Questo vantaggio è stato osservato indipendentemente dal fatto che i pazienti fossero in remissione parziale (29,3 v 6,2 mesi p<0,0001 senza Zevalin) o completa (53,9 v 29,5 mesi p=0,0154). Zevalin è attualmente approvato negli Stati Uniti per il trattamento dei pazienti affetti da linfoma non-Hodgkin (NHL) recidivato o refrattario di basso grado o follicolare a cellule B, inclusi i pazienti con NHL follicolare refrattario al rituximab.

Zevalin ([90Y]-ibritumomab tiuxetano), che appartiene alla categoria di trattamenti antitumorali nota come radio immunoterapia, combina la capacità di un anticorpo monoclonale anti-CD20 di colpire il tumore con la capacità della radiazione localizzata con ittrio-90 di distruggere il tumore, è ciò si traduce in una efficacia superiore a quella della immunoterapia non-radiomarcata.
Gli anticorpi radiomarcati si legano in modo specifico al tumore, uccidendo le cellule bersaglio e quelle circostanti a quelle del linfoma, distruggendo i numerosi strati delle cellule tumorali. Il trattamento garantisce un' alta biodisponibilità a livello del sito tumorale e impedisce che la radioattività si diffonda nell'organismo attraverso i linfociti circolanti.