Un panel di esperti dell’Fda ha dato parere unanimemente positivo (10 a 0) all’approvazione con procedura accelerata di  brentuximab vendotin nei pazienti con linfoma di Hodgkin recidivante dopo trapianto autologo di cellule staminali e per i pazienti con linfoma anaplastico a grandi cellule recidivanti o refrattari. Il farmaco, che una volta in commercio si chiamerà Adcetris, è stato sviluppato da Takeda e dalla biotech Seattle Genetics. La decisione finale dell’Fda è attesa per il 30 agosto.

Gli esperti si sono espressi sulla base di uno studio che ha arruolato circa 100 pazienti. In precedenza, lo staff dell’Fda, che mette a punto la documentazione sulla base della quale il farmaco viene valutato dagli esperti, aveva espresso preoccupazione circa il fatto che il farmaco finora è stato studiato in due trial a singolo braccio, piuttosto che in trial randomizzati. Anche le piccole dimensioni dello studio non erano state viste in modo positivo. Gli esperti hanno però giudicato ul farmaco un avanzamento terapeutico e si sono espressi favorevolmente.

Seattle Genetics ha sviluppato il farmaco in collaborazione con Millennium, la società di Takeda che si occupa dei farmaci oncologici. L’accordo prevede che Seattle commercializzi il farmaco in Usa e Canada e che Takeda abbia i diritti nel resto del mondo.

Brentuximab vedotin
Brentuximab vedotin è un nuovo farmaco formato dall'unione di un potente chemioterapico (monomethyl auristatin E o MMAE) coniugato con un anticorpo che ha come bersaglio la proteina di membrana CD30 che appartiene alla famiglia del TNF. 

Il chemioterapico MMAE è un agente antimonico molto potente che inibisce la divisione cellulare bloccando la polimerizzazione della tubulina. Il farmaco è anche molto tossico e non può essere somministrato come tale. Con la tecnologia messa a punto da Seattle Genetics il farmaco è stabile nel circolo sanguigno ma viene liberato direttamente all'interno delle cellule che esprimono il CD30, con un effetto di killing molto mirato. Questo approccio serve a minimizzare i potenziali effetti tossici della chemioterapia tradizionale e al contempo permette di colpire in maniera selettiva le cellule tumorali che esprimono CD30, aumentando quindi potenzialmente l'attività antitumorale.

La tubulina, nuovo target per farmaci antitumorali
La tubulina è uno dei principali costituenti del citoscheletro. Essa si aggrega a formare strutture complesse, i microtubuli, che hanno un ruolo fondamentale nel processo di proliferazione cellulare. Una delle caratteristiche delle cellule tumorali è quella di riprodursi senza controllo a un ritmo molto più rapido rispetto a quelle sane. I microtubuli e la tubulina sono quindi target adatti per farmaci antitumorali, alcuni dei quali sono già in uso o in corso di sperimentazione.