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Restrizioni meno severe su rosiglitazone approvate da Fda

Continua la ‘riabilitazione’ da parte della Food and Drug Administration (Fda) di rosiglitazone, il discusso antidiabetico di GlaxoSmithKline, accusato in passato di aumentare il rischio cardiovascolare e per questo ritirato dal mercato nella Ue e lasciato in commercio negli Usa, ma con forti restrizioni.


Come previsto, l’agenzia ha dato retta al comitato consultivo di esperti indipendenti che nel giugno scorso, dopo due giorni di acceso dibattito, avevano votato a maggioranza a favore di un allentamento delle severe limitazioni imposte a suo tempo per ragioni di sicurezza. Inoltre, permetterà a GSK di interrompere lo studio TIDE, uno studio post-marketing da lei stessa richiesto, di confronto tra rosiglitazione e pioglitazione, l'unico altro tiazolidinedione disponibile in commercio. Il trial, ha concluso l’Fda, non è più necessario o fattibile.


Alla base della decisione, c’è una rivalutazione dei risultati dello studio RECORD richiesta dall’Fda all’epoca dell’introduzione delle restrizioni ed effettuata da un organismo indipendente, il Duke Clinical Research Institute (DCRI). L’analisi del DCRI conferma sostanzialmente le conclusioni del trial, secondo le quali l’uso di rosiglitazone non provoca alcun aumento del rischio di infarti, ictus e decessi per cause cardiovascolari.

"Alla luce di questi nuovi dati, il nostro livello di preoccupazione è notevolmente ridotto, per cui stiamo richiedendo l'eliminazione di alcune restrizioni prescrittive" afferma Janet Woodcock, direttrice del centro per la valutazione e la ricerca sui farmaci dell’Fda in un comunicato stampa diffuso dall’agenzia.


Molto critico - e non è certo una sorpresa - il commento di Steve Nissen, della Cleveland Clinic, sulla misura decisa dall’organismo regolatorio. L’opinion leader è, infatti, il primo firmatario di quella metanalisi pubblicata nel 2007 sul New England Journal of Medicine che diede origine alle controversie sul farmaco, spingendo l’Fda a introdurre le restrizioni, oggi allentate.

All’epoca, i dati di Nissen suscitarono enorme scalpore perché l’analisi evidenziava un aumento del 43% del rischio di attacchi cardiaci nei pazienti in trattamento con rosiglitazone, a quel tempo il farmaco più venduto al mondo tra gli antidiabetici orali.


Ed è proprio come risposta alla metanalisi di Nissen che GlaxoSmithKline aveva effettuato nel 2009 lo studio RECORD, l’unico trial randomizzato su rosiglitazone ad aver esaminato nello specifico gli outcome cardiovascolari, concludendo che il suo ipoglicemizzante era sicuro per il cuore. Conclusione poi confermata dall’analisi del DCRI.

Nissan, tuttavia, ha bollato come “inadeguata” la decisione odierna dell’Fda di essere più permissiva sulle possibilità di prescrizione dell’ipoglicemizzante.


“Il ragionamento alla base della revoca delle restrizioni è difettoso" ha dichiarato l’esperto senza mezzi termini in un’intervista. “Non ha senso, dal punto di vista regolatorio, riesaminare un trial clinico non in cieco, che era, innanzitutto. mal progettato" ha aggiunto. "Tutti sapevano quali pazienti avevano ottenuto rosiglitazione e quali il regime di confronto; quando è così l’integrità dello studio è compromessa" ha rimarcato l’opinion leader.


Nel suo comunicato stampa, l’Fda riferisce che i dati rianalizzati dello studio RECORD non confermano il segnale di un aumento del rischio di infarto evidenziato dalla metanalisi di Nissen.

Di conseguenza, fa sapere l’agenzia, il farmaco non sarà più limitato a certi pazienti e saranno apportate alcune modifiche al programma di valutazione e attenuazione del rischio (REMS) cui era soggetto. Inoltre, saranno introdotti cambiamenti nel foglietto illustrativo, tra cui una variazione delle informazioni sulla sicurezza cardiovascolare.


D’ora in avanti, rosiglitazone sarà indicato in aggiunta alla dieta e all'esercizio fisico per tutti i pazienti con diabete di tipo 2 (indicazione simile a quella degli altri ipoglicemizzanti orali attualmente disponibili) e potrà essere acquistato normalmente in farmacia, sia in negozio sia per corrispondenza.


Nel 2010, invece, l’Fda aveva ne aveva limitato l'uso ai pazienti che non riuscivano a controllare adeguatamente la malattia con altri ipoglicemizzzanti (o erano già in terapia con rosiglitazone al momento dell’entrata in vigore delle restrizioni); inoltre, il farmaco poteva essere dispensato solo da farmacie certificate e solo previa firma da parte dei pazienti di una dichiarazione di essere consapevoli dei rischi dell’antidiabetico.

Staremo ora a vedere se i medici americani, alla luce delle ultime novità, ricominceranno a prescrivere il controverso ipoglicemizzante. Nissen si è detto molto scettico al riguardo. “L’insieme dei dati disponibili non conferma la sicurezza di questo farmaco e non credo che i medici ricominceranno a usarlo di nuovo".


Anche per Ronald Tamler, del Mount Sinai Diabetes Center di New York, la mossa dell’agenzia avrà un impatto "irrilevante per la pratica clinica” perché “i pazienti leggono notizie sui rischi cardiovascolari di rosiglitazone fin dal 2007 e non smetteranno di preoccuparsi dalla sera alla mattina, nonostante la decisione dell’Fda”. Inoltre, Tamler ha fatto notare come pioglitazone, che ha proprietà simili, sia ormai disponibile come generico, a un costo molto inferiore rispetto a  rosiglitazone.


Fernando Ovalle, della University of Alabama a Birmingham , ha detto, invece, che sebbene la decisione dell’Fda possa essere giusta, ormai "potrebbe essere troppo tardi per salvare questa classe di farmaci". Infatti, ha aggiunto l’esperto, “ora che sono disponibili altri agenti, i diabetologi hanno trovato altri modi per controllare l'ipoglicemia e probabilmente rimarranno scettici su rosiglitazone” perché “una volta che la questione è stata sollevata, è difficile rifarsi la reputazione" ha detto Ovalle.


Comunicato stampa Fda


Alessandra Terzaghi


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