Via libera Fda a gilteritinib per la leucemia mieloide acuta FLT3+

Semaforo verde della Food and drug administration (Fda) al farmaco gilteritinib per il trattamento di pazienti adulti con leucemia mieloide acuta recidivante o refrattaria, con mutazioni del gene FLT3 (FLT3-positiva o FLT3+).

Semaforo verde della Food and drug administration (Fda) al farmaco gilteritinib per il trattamento di pazienti adulti con leucemia mieloide acuta recidivante o refrattaria, con mutazioni del gene FLT3 (FLT3-positiva o FLT3+).

L’agenzia statunitense ha dato il suo ok in parallelo anche a un test diagnostico complementare, da utilizzare con gilteritinib. Si tratta del LeukoStrat CDx FLT3 Mutation Assay, sviluppato da Invivoscribe Technologies, utilizzato per rilevare la presenza di mutazioni di FLT3 nei pazienti con leucemia mieloide acuta.

«Circa il 25-30% dei pazienti con leucemia mieloide acuta ha una mutazione nel gene FLT3» e «queste mutazioni sono associate a una forma particolarmente aggressiva della malattia e a un rischio più alto di recidiva» spiega in una nota Richard Pazdur, direttore dell’Office of Hematology and Oncology Products del Center for Drug Evaluation and Research dell’Fda.

FLT3 è il gene più frequentemente mutato nella leucemia mieloide acuta e le duplicazioni tandem interne di FLT3 sono associate a tassi elevati di ricaduta, remissioni di breve durata e scarsi risultati di sopravvivenza.

«Gilteritinib ha come bersaglio questo gene ed è il primo farmaco approvato a poter essere usato come monoterapia per il trattamento dei pazienti affetti da leucemia mieloide acuta con FLT3 mutato che sono ricaduti o non hanno risposto al trattamento iniziale» sottolinea Padzur.

Sviluppato da Astellas, gilteritinib è un inibitore tirosin chinasico (TKI) di FLT3 altamente selettivo, che si è dimostrato attivo contro la mutazione FLT3-ITD e anche contro la mutazione FLT3 D835, che può conferire resistenza ad altri inibitori di FLT3.

Via libera basato sui dati dello studio ADMIRAL
L'approvazione si è basata sui dati dello studio ADMIRAL, uno studio randomizzato di fase 3 nel quale 138 pazienti adulti con leucemia mieloide acuta recidivante/refrattaria FLT3+ sono stati trattati con gilteritinib per via orale alla dose di 120 mg al giorno. In questo gruppo, dopo un follow-up mediano di 4,6 mesi, il 21% dei pazienti ha ottenuto una remissione completa o una remissione completa con recupero ematologico parziale.

Inoltre, dei 106 pazienti che necessitavano di trasfusioni di globuli rossi o piastrine al basale, il 31% non ha più avuto bisogno di trasfusioni per almeno 56 giorni. Analogamente, il 53,1% dei restanti 32 pazienti che al basale non necessitavano di trasfusioni di globuli rossi o piastrine ha mantenuto l’indipendenza dalle trasfusioni per almeno 56 giorni dopo il basale.

Lo studio ADMIRAL è ancora in corso, e i dati completi relativi ai tassi di risposta e alla sopravvivenza globale dovrebbero essere resi pubblici il prossimo anno.

Lo studio CHRYSALIS
Anche un trial precedente di fase 1/2 su gilteritinib, pubblicato nel 2017 su Lancet Oncology, aveva dato risultati positivi. Si tratta dello studio CHRYSALIS, un trial su 252 pazienti con leucemia mieloide acuta recidivante o refrattaria FLT3+, nel quale il 49% dei partecipanti ha risposto al farmaco. La sopravvivenza mediana è risultata di oltre 7 mesi. Invece, solo il 12% dei pazienti senza mutazioni di FLT3 ha risposto a gilteritinib, fornendo la prova che il farmaco agisce come inibitore selettivo dell’FLT3 mutato.
Lo studio CHRYSALIS ha anche dimostrato che il farmaco è generalmente ben tollerato e gli eventi avversi più comuni attribuiti a gilteritinib sono stati simili a quelli associati agli altri farmaci utilizzati per la leucemia mieloide acuta: diarrea (in 41 pazienti, il 16%), affaticamento (in 37 pazienti, il 15%), aumento dell’aspartato aminotransferasi e dell’alanina aminotransferasi (in 33 pazienti, il13%). Tutti questi effetti collaterali sono stati generalmente di gravità lieve e solo 25 pazienti (il 10%) hanno interrotto il trattamento a causa di tali effetti.

Effetti collaterali più lievi della chemioterapia tradizionale
«Anche se stiamo aspettando l'analisi finale di ADMIRAL, i dati disponibili su gilteritinib mostrano effetti collaterali meno frequenti e più lievi di quelli tipici della chemioterapia tradizionale», dichiara nel comunicato stampa Alexander Perl, professore associato di ematologia e oncologia presso la Perelman La School of Medicine dell'Università della Pennsylvania e l'Abramson Cancer Center di Philadelphia.

«Spesso, si utilizza una terapia di salvataggio per stabilizzare la leucemia aggressiva prima che un paziente venga sottoposto a un trapianto di midollo osseo che speriamo possa essere curativo. Avere un farmaco a bassa tossicità, ma altamente attivo, come gilteritinib significa che i pazienti recidivi o refrattari non solo hanno maggiori probabilità di poter fare il trapianto, ma sono anche più forti al momento del trapianto e maggiormente in grado di sopportare l'intervento chirurgico e il recupero» aggiunge lo specialista.
Perl sottolinea anche che gilteritinib è somministrato in regime ambulatoriale, il che facilita l’assunzione del trattamento da parte dei pazienti.
«L'approvazione di oggi apporta alla clinica una nuova opzione terapeutica altamente efficace e ben tollerata per un gruppo di pazienti veramente ad alto rischio che, fino ad oggi, non avevano a disposizione terapie specifiche per curare la malattia, al di là della chemioterapia» conclude il professore.
Nell’ottobre 2017, l’Fda aveva concesso a gilteritinib la Fast Track Designation per l’indicazione ora approvata, nonché la designazione di farmaco orfano, che garantisce incentivi per incoraggiare lo sviluppo di farmaci per le malattie rare.