Acido obeticolico, efficacia e sicurezza in fase II in pazienti con colangite sclerosante primitiva

Gastroenterologia

L'acido obeticolico ha prodotto una riduzione statisticamente significativa della fosfatasi alcalina (ALP) rispetto al placebo alla 24a settimana di trattamento in pazienti con colangite sclerosante primitiva (PSC). I dati derivano da uno studio di fase 2 e sono stati presentati durante il Liver Meeting 2017, il convegno annuale dell'associazione americana per lo studio delle malattie epatiche (AASLD), a Washington. Allo studio hanno partecipato anche centri italiani, 'Università di Bologna (prof. Pietro Andreone) e l'Università degli studi di Padova (prof.ssa Anna Rosa Floreani).

L’acido obeticolico ha prodotto una riduzione statisticamente significativa della fosfatasi alcalina (ALP) rispetto al placebo alla 24a settimana di trattamento in pazienti con colangite sclerosante primitiva (PSC). I dati derivano da uno studio di fase 2 e sono stati presentati durante il Liver Meeting 2017, il convegno annuale dell'associazione americana per lo studio delle malattie epatiche (AASLD), a Washington. Allo studio hanno partecipato anche centri italiani, 'Università di Bologna (prof. Pietro Andreone) e l'Università degli studi di Padova (prof.ssa Anna Rosa Floreani).


Il trial in questione, AESOP, è uno studio della durata di 24 settimane, in doppio cieco, controllato con placebo, che ha avuto come obiettivo la valutazione dell'efficacia e della sicurezza di OCA rispetto al placebo in 77 pazienti con PSC. I pazienti sono stati randomizzati in uno dei tre gruppi di trattamento: placebo, OCA 1,5-3 mg e OCA 5-10 mg (con titolazione della dose alla dodicesima settimana).

L'OCA ha garantito il raggiungimento dell'endpoint primario dello studio AESOP; i pazienti che avevano ricevuto 5 mg di OCA al giorno con l'opzione di titolazione a 10 mg hanno ottenuto una riduzione statisticamente significativa della fosfatasi alcalina (ALP) rispetto al placebo alla 24a settimana (p <0,05). I risultati di questo studio suggeriscono che 5 mg può essere la dose ottimale titolata di OCA in questa popolazione di pazienti.

I pazienti nel gruppo OCA 1.5-3 mg hanno, inoltre, ottenuto riduzioni statisticamente significative nell’ALP rispetto al placebo alla 24a settimana. A tale timepoint, l'ALP ha subito un aumento dell'1% nel gruppo placebo e una diminuzione del 22% in entrambi i gruppi, OCA 1.5-3 mg e OCA 5-10 mg (p <0.05).

Attualmente non esistono farmaci approvati per la PSC. Alcuni pazienti sono trattati con acido ursodeossicolico (UDCA) anche se le linee guida sul trattamento stilate dall’AASLD per la PSC non raccomandano il suo utilizzo.
Nello studio AESOP, una percentuale significativa di pazienti aveva utilizzato UDCA, in particolare hanno ricevuto UDCA al basale il 48%, 48% e 46% dei pazienti dei gruppi placebo, OCA 1.5-3 mg e OCA 5-10 mg, rispettivamente.

In un'analisi post-hoc che ha esaminato gli effetti di OCA in presenza e in assenza di UDCA, le riduzioni di ALP sono state osservate con OCA indipendentemente dal trattamento con UDCA.
I pazienti che assumevano OCA in monoterapia avevano una maggiore riduzione dell’ ALP alla settimana 12 e alla settimana 24 rispetto ai pazienti che avevano ricevuto OCA oltre a UDCA.

Alla settimana 12, i pazienti nel gruppo OCA 5-10 mg (in monoterapia) hanno raggiunto una riduzione media del 30% nell’ALP rispetto a una riduzione del 16% nei pazienti che avevano ricevuto OCA in combinazione con UDCA.
Alla settimana 24, la riduzione media nell’ALP nel gruppo OCA 5-10 mg era del 25% per i pazienti che avevano ricevuto OCA in monoterapia e del 14% per i pazienti che avevano ricevuto OCA in combinazione con UDCA.

L' evento avverso (EA) più comune osservato in questo studio è stato il prurito, sintomo comune nei pazienti con PSC; tale EA si è verificato rispettivamente nel 46%, 60% e 67% nei pazienti trattati con placebo, OCA 1.5-3 e OCA 5-10 mg.

Attualmente è in corso la fase di estensione a due anni dello studio AE SOP in cui hanno scelto di partecipare il 97% dei pazienti iniziali.

Come ha sottolineato il dr. Kris Kowdley, direttore del Liver Care Network and Organ Care Research, Swedish Medical Center, Seattle, autore principale dello studio che ha presentato i dati durante il congresso: "C'è urgente bisogno di terapie efficaci in PSC, una rara malattia epatica colestatica che può portare alla cirrosi, al colangiocarcinoma e alla mortalità prematura. I risultati della sperimentazione AE SOP sono incoraggianti e rappresentano un importante contributo al crescente slancio della ricerca su tale patologia. Ulteriori analisi dei risultati di AE SOP ci aiuteranno a comprendere meglio gli effetti dell'OCA nelle principali sotto-popolazioni di interesse".

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