Anti-TNF in pazienti con IBD, c'è un peggioramento dell'eventuale infezione da citomegalovirus?

Gastroenterologia

L'infezione da citomegalovirus (CMV) riattiva e peggiora l'andamento della malattia in pazienti con IBD (malattia infiammatoria intestinale)? Quale relazione c'è tra citomegalovirus e trattamento con farmaci anti-TNF in questi pazienti? Sono queste le domande a cui ha cercato di dare risposta un lavoro pubblicato sulla rivista International Journal of Colorectal disease. Gli autori mostrano come l'infezione da CMV non sia legata ad un alto rischio di esacerbazione nei pazienti con IBD e soprattutto che il trattamento con infliximab non è collegato a un peggioramento dell'infezione da CMV.

L’infezione da citomegalovirus (CMV) riattiva e peggiora l’andamento della malattia in pazienti con IBD (malattia infiammatoria intestinale)? Quale relazione c’è tra citomegalovirus e trattamento con farmaci anti-TNF in questi pazienti? Sono queste le domande a cui ha cercato di dare risposta un lavoro pubblicato sulla rivista International Journal of Colorectal disease. Gli autori mostrano come l’infezione da CMV non sia legata ad un alto rischio di esacerbazione nei pazienti con IBD e soprattutto che il trattamento con infliximab non è collegato a un peggioramento dell’infezione da CMV.
Gli agenti anti-TNF-alfa sono emersi nel trattamento della malattia infiammatoria intestinale (IBD) come un'opzione efficace in situazioni che, altrimenti, sarebbe refrattarie alla terapia medica. 
Tuttavia, nei pazienti in trattamento con questi farmaci è stata evidenziato un aumento della suscettibilità a batteri, micobatteri e funghi. Risulta invece poco conosciuto il rapporto tra terapia anti-TNFa e infezioni virali.
Il citomegalovirus (CMV), un membro della famiglia Herpesviridae, provoca un'infezione virale comune con frequenze variabili dal 40 al 100% degli adulti, a seconda dell'età e della posizione geografica.
L’infezione da citomegalovirus può presentare con un ampio spettro di manifestazioni ed è collegato ad alta morbilità e mortalità. 
E’ noto da recenti studi che la riattivazione del Citomegalovirus è comune nei pazienti con colite ulcerosa malattia di Crohn, grave. 
Alcuni studi hanno ipotizzato che la riattivazione sia mediata sia dallo stato infiammatorio della mucosa che dai farmaci immunosoppressori somministrati per tali pazienti.
L'evoluzione della malattia per i pazienti con riattivazione del CMV sembra peggiore di quella per i pazienti senza la riattivazione, ma il ruolo dell’infezione da CMV è del tutto chiara. E’ stato anche evidenziato che il trattamento del CMV nei pazienti con grave colite potrebbe ridurre il tasso di colectomia suggerendo che il virus CMV ha un peso in questi pazienti.
Per quanto riguarda i dati dell’associazione tra infezione da CMV e anti-TNF sono limitati.
L’obiettivo di questo studio è stato quello di valutare l’infezione CMV e la malattia che ne deriva nei pazienti con IBD trattati con anti-TNF.
Quando possibile, sono stati anche determinati i possibili fattori di rischio associati con l'infezione da CMV/malattia nei pazienti IBD in trattamento con anti-TNF, così come l'influenza dell’ infezione da CMV/malattia sull’evoluzione dell’ IBD.
A tal fine sono stati selezionati pazienti con malattia infiammatoria intestinale, ad alto rischio di riattivazione della malattia, che avevano iniziato infliximab nel reparto di gastroenterologia dell’Università di Coimbra in Portogallo, nel corso di tre anni consecutivi. 
E’ stata prima determinata l’eventuale infezione da Citomegalovirus.
Sono stati registrati i dati relativi alla malattia infiammatoria intestinale, alla terapia e naturalmente all’IBD dopo infliximab.
L’analisi dell’infezione da CMV è stata eseguita con reazione a catena della polimerasi (PCR) - nel sangue periferico e colonscopia con biopsia (istopatologia / immunoistochimica).
Nell’analisi sono stati inclusi 29 pazienti, di cui l’83% donne. I pazienti avevano malattia di Crohn nel 51,8% e colite ulcerosa nel 44,8%. Il 3-4% dei pazienti aveva colite non meglio classificata.
Ventitre soggetti erano positivi al citomegalovirus. Il follow-up mediano è stato di 19 mesi (3-36). Durante il follow-up, 14 pazienti erano in terapia di combinazione con azatioprina e 5 avevano fatto almeno 1 ciclo di corticosteroidi.
Ventuno pazienti hanno risposto ad infliximab. Sono state registrate 8 riacutizzazioni della malattia intestinale.
Quattro pazienti hanno interrotto infliximab e nessuno aveva infezione da CMV. 
I ricercatori hanno documentato 1 caso di infezione intestinale da citomegalovirus attraverso biopsie effettuate, in un paziente con colite ulcerosa asintomatica,  secondo il protocollo, che ha risposto a valganciclovir, senza interruzione di infliximab.
In conclusione, l’anti-TNF infliximab, con o senza immunosoppressione, non conferisce un aumento del rischio di (ri) attivazione del citomegalovirus. In questo lavoro è stato anche mostrato che il citomegalovirus sembra non essere responsabile né di una significativa morbilità né mortalità nei pazienti con IBD.
Campos ST et al. Cytomegalovirus, inflammatory bowel disease, and anti-TNFα. Int J Colorectal Dis. 2017 Jan 13. doi: 10.1007/s00384-017-2752-5.
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