Secondo i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine (1), l’assunzione a giorni alterni di basse dosi di acido acetilsalicilico (ASA 100 mg) sarebbe in grado di abbassare il rischio di carcinona colorettale nelle donne di mezza età.

Tale beneficio, tuttavia, osservato nel corso della fase di estensione del follow-up di un esteso trial randomizzato, si paleserebbe dopo anni di trattamento e potrebbe essere controbilanciato da un incremento di emorragie gastrointestinali (GI). Lo studio, inoltre, non ha documentato una riduzione della mortalità per tutte le cause nelle donne sottoposte al trattamento con ASA.

Come è noto, alcuni studi suggeriscono come ASA possa ridurre il rischio individuale di carcinoma colorettale. Tale effetto potrebbe palesarsi dopo molto tempo ed essere documentato solo dopo un impiego a lungo termine del farmaco.
Fino ad ora, la maggior parte degli studi che aveva esaminato l’impiego a lungo termine di ASA aveva fornito dati relativi alla somministrazione quotidiana piuttosto che a quella a giorni alterni a dose ridotta.

Obiettivo dello studio, pertanto, è stato quello di analizzare la relazione esistente tra il rischio di cancro e l’impiego a lungo termine e a giorni alterni di dosi ridotte di ASA.

A tal scopo, lo studio ha reclutato 39.876 donne di età uguale o superiore ai 45 anni, già reclutate nel trial WHS (Women’s Health Study), un trial avente l’obiettivo di determinare il profilo rischio-beneficio di basse dosi di ASA e di vitamina E nel prevenire le malattie cardiovascolari e il cancro nelle donne americane, senza storia pregressa di cancro, malattia cardiovascolare o altra patologia rilevante.

Le donne reclutate sono state randomizzate al trattamento con ASA a bassa dose (100 mg) o a placebo a giorni alterni dal giorno in cui erano state incluse nel trial WHS fino alla fine dello studio (2004). Nel corso di questo lasso di tempo, i ricercatori hanno registrato l’incidenza di tumori mediante invio periodico di questionari alle partecipanti allo studio, che raccoglievano informazioni relative all’aderenza al trattamento, all’incidenza di eventi avversi (AEs), all’impiego di ASA al di fuori dello studio, a diagnosi posta di cancro e ai fattori di rischio.

Dopo la fine dello studio WHS, i ricercatori hanno continuato a seguire 33.682 donne fino a marzo dello scorso anno, anche se non venivano più trattate con ASA o placebo.

I risultati, dopo 18 anni di osservazione, hanno documentato una riduzione del 20% dell’incidenza di carcinoma colorettale nelle donne afferenti al gruppo di trattamento con ASA rispetto al gruppo placebo (HR 0.80, 95% CI 0.67 -0.97, P=0.021).. Non solo: le donne che continuavano ad assumere ASA di propria iniziativa anche dopo la fine naturale del trial WHS (nel 2004) erano quelle che presentavano la maggiore riduzione del rischio di carcinoma colorettale.

Lo studio non ha rilevato l’esistenza di differenza tra gruppi relativamente all’incidenza di altre patologie neoplastiche, al rischio complessivo di cancro o alla mortalità.
Per contro, rispetto alle donne che assumevano placebo, quelle in trattamento con ASA mostravano una maggior incidenza di emorragie GI (8,3% vs 7,3%; HR= 1,14; IC 95%= 1,06-1,22, P<0,001) e di ulcera peptica (7,3% vs 6,2%; HR= 1,17; IC 95% = 1,09-1,27, P<0,001).

Lo studio, per ammissione degli stessi autori, non era esente da alcune limitazioni: non tutte le donne reclutate, infatti, erano andate incontro a estensione del follow-up. Inoltre, le informazioni relative agli episodi emorragici erano riferite spontaneamente dalle paziente e potrebbero risentire, pertanto, di un bias di accertamento.

In un editoriale di commento allo studio (2), il suo estensore, pur ammettendo che lo studio in questione si aggiunge alla lunga serie di evidenze a favore dell’impiego di ASA per la riduzione del rischio di carcinoma colorettale, invita alla cautela dal raccomandare un utilizzo diffuso del farmaco in chiave preventiva in tutte le donne sane di mezza età, sia in ragione del rischio di emorragie che per l’assenza di riduzione della mortalità per tutte le cause o del rischio di cancro.

Tra le altre cose, l’editorialista fa notare come i benefici osservati a seguito del trattamento con ASA nel sesso femminile sono forse più piccoli nelle donne, dove l’incidenza di carcinomi colorettali rende conto solo dell’8% dei tumori osservati nello studio, che non negli uomini, dove invece l’incidenza di questi tumori stimata in altri trial è stata pari al 23%.

Tali scoperte, comunque, rinforzano la necessità di considerare il rischio-beneficio di ASA separatamente in base al genere.
Attualmente, la U.S. Preventive Services Task Force raccomanda l’impiego di ASA a scopo preventive in donne di età compresa tra i 55 e i 79 anni solo quando i benefici potenziali del trattamento sono superiori ai rischi.

BIBLIOGRAFIA

Cook NR, et al "Alternate-day, low-dose aspirin and cancer risk: long-term observational follow-up of a randomized trial" Ann Intern Med 2013; DOI: 10.7326/0003-4819-159-2-201307160-00002. Leggi
Rothwell PM "Alternate-day, low-dose aspirin and cancer risk" Ann Intern Med 2013; 159: 148-150. Leggi