AstraZeneca cede a ProStrakan i diritti di naloxegol in Europa

AstraZeneca ha firmato un accordo attraverso il quale cede a ProStrakan i diritti del farmaco naloxegol nell'Unione Europea e in altri Paesi tra cui Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein.

AstraZeneca ha firmato un accordo attraverso il quale cede a ProStrakan i diritti del farmaco naloxegol nell’Unione Europea e in altri Paesi tra cui Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein.

Naloxegol è il primo antagonista periferico dei recettori mu-oppioidi (PAMORA), da somministrarsi per via orale, una sola volta al giorno, per il trattamento della costipazione indotta dagli oppioidi nei pazienti che non rispondono in modo adeguato ai normali lassativi.
In base ai termini dell’accordo, ProStrakan verserà ad AstraZeneca una somma immediata pari a 70 milioni di dollari per acquisire i diritti di vendita e sviluppo del farmaco nell’Unione Europea, Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein.

La società britannica sarà inoltre eleggibile per ulteriori pagamenti in base al raggiungimento di alcune milestone e royalty sulle vendite. La transizione non prevede il trasferimento di alcun dipendente di AstraZeneca o delle sue strutture. Naloxegol è attualmente disponibile nel Regno Unito, Irlanda, Germania, nei Paesi Nordici, Austria e Svizzera.
Lo scorso marzo, AstraZeneca aveva firmato un accordo con Daiichi Sankyo per la commercializzazione congiunta del farmaco negli Stati Uniti.
Gli oppioidi giocano un ruolo importante nel dare sollievo in caso di dolore cronico, essi si legano ai recettori mu nel cervello, ma anche a quelli intestinali. Questo è il motivo per cui i paziente che assumono oppioidi per il dolore cronico possono sviluppare costipazione indotta da oppioidi (OIC).
Le disfunzioni intestinali indotte da oppiacei includono una serie di sintomi; tra questi, la costipazione è l'effetto collaterale più frequentemente riportato dai pazienti che ricevono una terapia cronica con oppioidi e l'unico a rimanere inalterato per tutta la durata della cura.

In alcuni casi, può essere cosi marcata da indurre i pazienti ad optare per l'interruzione della terapia, con conseguente aumento dell'intensità del dolore e peggioramento della qualità di vita.