Nei bambini con malattia celiaca, la risposta immunologica al vaccino contro l'epatite B è compromessa, e nè una dieta priva di glutine né un richiamo del vaccino sembra migliorare tale risposta. Questo è quanto emerge da una nuova ricerca presentata al 33 ° Meeting Annuale dell’ European Society for Paediatric Infectious Diseases.

"Questa risposta deve essere valutata al momento della diagnosi", ha detto Maria José Pérez, dell’Henares Hospital di Coslada.

“Anche se gli studi precedenti hanno dimostrato questa ridotta risposta, la maggior parte sono stati limitati da un basso numero di pazienti con malattia celiaca e numeri ancora più bassi di pazienti di controllo” ha spiegato la dr.ssa Pérez.
Il glutine è stato implicato nell’ alterata risposta al vaccino e due studi hanno mostrato una risposta al vaccino per l'epatite B simile a quella nella popolazione generale dopo che i pazienti era passati a una dieta priva di glutine.

Nel loro studio, la dr.ssa Pérez ed i suoi colleghi hanno valutato la risposta immunitaria al vaccino nei bambini con malattia celiaca. Il team ha valutato 214 bambini con malattia celiaca e 346 pazienti di controllo che avevano completato il ciclo del vaccino contro l'epatite B nel primo anno di vita. Tutti i pazienti erano stati vaccinati prima di introdurre il glutine nella loro dieta.

Per determinare la risposta al vaccino sono stati misurati per ogni bambino i titoli anticorpali. La mancata risposta è stata definita come un livello di anticorpi dell'epatite B di superficie inferiore a 10 mUI/mL.

Nel complesso, la non risposta è stata più elevata nei bambini con malattia celiaca rispetto ai soggetti di controllo (68,7% vs 60,7%). Per i bambini di età inferiore ai cinque anni, questa differenza è risultata significativa (50,0% vs 30,1%; p=0.015).

Nei bambini con malattia celiaca, i ricercatori non hanno trovato alcuna relazione tra il livello di anticorpi e il tempo trascorso dall'ultima assunzione di glutine.

"L’assunzione di glutine non ha alcun ruolo nella genesi della risposta immunologica subottimale verso il vaccino dell’epatite B in pazienti con malattia celiaca" ha sottolineato la dr.ssa Pérez.

Nel corso del tempo, i livelli di anticorpi sono diminuiti in entrambi i gruppi. "Nel valutare la risposta sierologica al vaccino contro l'epatite B, deve essere considerato il tempo trascorso da quando è avvenuta la vaccinazione ".

In un altro studio, la dr.ssa Pérez e una squadra diversa di ricercatori hanno esaminato il ruolo dei geni per gli antigeni umani leucocitari in risposta al vaccino. Precedenti studi hanno identificato questi geni come il marcatore principale per mancanza di risposta al vaccino contro l'epatite B; per tale motivo il team ha esaminato l'associazione nei bambini con malattia celiaca.

L’antigene leucocitario umano, conosciuto come complesso maggiore di istocompatibilità o MHC; è un gruppo di geni posti sul cromosoma 6, che gestisce la risposta del sistema immunitario alle infezioni da virus o batteri e dirige la produzione anticorpale contro le sostanze estranee o antigeni.

Comprende due classi di proteine che sono espresse sulla superficie cellulare e sono inoltre coinvolte nel riconoscimento del self dal non self; le due classi di HLA (HLA o MHC I-II) hanno differenti valenze biologiche. I geni che codificano per HLA si dividono in due classi: Classe I comprende tre loci (A, B, C); Classe II comprende i geni DP, DQ, DR.

La celiachia si associa frequentemente alla presenza di specifici geni del sistema HLA, codificanti gli eterodimeri DQ2 e DQ8, identificabili tramite gli alleli DQA1*0501/DQB1*0201 o DQA1*0501/DQB1*0202 e DQB1*0302 rispettivamente.
L’aplotipo DQ2 è stato osservato nel 90-95% dei pazienti; l’aplotipo DQ8 è presente in circa il 5%. Esiste una quota di pazienti celiaci (meno del 2%) che non possiede né il DQ2 né il DQ8, così come è necessario considerare che circa il 25-30% della popolazione presenta i suddetti aplotipi predisponesti senza mai sviluppare la malattia.

Gli aplotipi (combinazione di varianti alleliche lungo un cromosoma o segmento cromosomico, esempio i telomeri) B8-DR3-DQ2 e B18-DR3-DQ2 sono risultati legati alla celiachia.

Lo studio della dr.ssa Perez ha coinvolto 188 bambini con malattia celiaca e 204 soggetti sani di controllo.
Il tasso di responder al vaccino è stato significativamente più basso nei bambini con il gene per l'antigene leucocitario umano DR3 rispetto a quelli senza (22.41% contro 47.56%; p<0.001). E il tasso di livelli non rilevabili di anticorpi era più alto nei bambini con il gene per l'antigene leucocitario DQ2 umano rispetto a quelli senza (13,96% vs 3,91%; p=0.002).

"L’espressione di DQ2 e DR3 è associata ad una risposta immunologica ridotta al vaccino contro l'epatite B," ha riferito la dr.ssa Pérez.

In un altro studio condotto da un altro team guidato sempre dalla dr.ssa  Pérez, i ricercatori hanno valutato l'efficacia di un vaccino di richiamo.

Lo studio prospettico ha coinvolto 72 bambini con la malattia celiaca che sono stati vaccinati nel primo anno di vita e i cui livelli di anticorpi erano sotto 10 mUI/mL.

I ricercatori non hanno trovato alcun cambiamento nei livelli dopo che i bambini avevano ricevuto il richiamo.
I ricercatori hanno evidenziato che: "Una singola dose di richiamo del vaccino dell'epatite B non è efficace nel raggiungimento di una risposta immunitaria adeguata, specialmente nei bambini con livelli non rilevabili di anticorpi”.
Per tale motivo consigliano di rivaccinare col regime di vaccinazione completo i bambini con malattia celiaca e livelli non rilevabili di anticorpi.

“Ma gli anticorpi da soli non potrebbero raccontare tutta la storia in termini di risposta al vaccino” ha commentato il dr. Joseph Murray, della Mayo Clinic di Rochester, Minnesota e coautore di un recente rapporto sulla celiachia (Clin Gastroenterol Hepatol. Pubblicato online il 19 Luglio 2014).

"La protezione da epatite B non è probabilmente dipendente dai soli anticorpi. Bisogna considerare anche la risposta delle cellule T, quindi la mancanza di anticorpi misurabili non è la prova assoluta di alcuna protezione. Tuttavia, i risultati confermano precedenti ricerche sulla scarsa risposta al vaccino nei bambini con malattia celiaca."

"I dati-ha continuato Murray- sono in linea con quelli precedenti sulla associazione genetica tra genetica DQ2 e scarsa risposta al vaccino dell’ epatite B".

Il dottor Murray ha continuato: “considero tutti questi elementi nella gestione dei miei pazienti di tutte le età. I miei pazienti effettuano sempre un test per la risposta al vaccino dell'epatite B quando sono celiaci e vaccinati, soprattutto se sono giovani o lavorano in ambienti di esposizione a rischio, come in ambito sanitario".

"Se non hanno una risposta ad un singolo richiamo, è consigliabile rifare il vaccino dopo 1 anno di una dieta priva di glutine, sulla base di studi precedenti che suggeriscono che la malattia attiva altera la risposta."

In conclusione, dagli studi presentati emerge l’importanza nella concentrazione di anticorpi del tempo trascorso da quando è avvenuta la vaccinazione mentre a meno importanza il tempo trascorso dall’ultima assunzione di glutine.
Inoltre, l’espressione di DQ2 e DR3 (del sistema maggiore di istocompatibilità) è associata ad una risposta immunologica ridotta al vaccino contro l'epatite B. Infine, una singola dose di richiamo del vaccino dell'epatite B non è efficace nel raggiungimento di una risposta immunitaria adeguata, specialmente nei bambini con livelli non rilevabili di anticorpi ma andrebbe effettuato un nuovo ciclo completo di vaccinazione.


Emilia Vaccaro
33rd Annual Meeting of the European Society for Paediatric Infectious Diseases (ESPID): Abstracts 463 and 464 and poster MPW06. Presented May 15, 2015.