C. difficile in ambito ospedaliero, PPI e alcuni antibiotici responsabili aumento dei casi

L'uso di inibitori della pompa protonica ma anche l'uso di alcuni antibiotici come cefalosporine di terza e quarta generazione, carbapenemi e piperacillina/tazobactam aumentano le probabilitÓ di infezione da Clostridium difficile in pazienti ricoverati in ospedale. Questo Ŕ quanto deriva dai risultati di uno studio retrospettivo pubblicati su Clinical Infectious Disease.

L'uso di inibitori della pompa protonica ma anche l'uso di alcuni antibiotici come cefalosporine di terza e quarta generazione, carbapenemi e piperacillina/tazobactam aumentano le probabilità di infezione da Clostridium difficile in pazienti ricoverati in ospedale. Questo è quanto deriva dai risultati di uno studio retrospettivo pubblicati su Clinical Infectious Disease.

Lo studio ha riguardato un database su oltre 1 milione di pazienti in 150 ospedali statunitensi.
Secondo quanto pubblicato nel lavoro, i PPI aumenterebbero le probabilità di infezione ospedaliera da C. difficile (HO CDI) del 44% (p<0,001), mentre l'uso di antagonisti dell’istamina (H2) aumenterebbero il rapporto di probabilità per HO CDI in misura minore, ma ancora significativa, (aumento del 13%, p< 0,001).

Complessivamente, le probabilità di una HO CDI sarebbero significativamente più elevate nei pazienti che assumono carbapenemi, cefalosporine di terza e quarta generazione, metronidazolo e piperacillina/tazobactam, e in pazienti in trattamento con un mix di questi antibiotici.

Al contrario, il trattamento con tetracicline, macrolidi o clindamicina ridurrebbe significativamente le probabilità di questa infezione.
La combinazione di PPI con fluorochinoloni, cefalosporine di terza generazione, cefalosporine di quarta generazione, clindamicina o carbapenemi non ha alterato significativamente le probabilità di HO CDI, in contrasto con una precedente meta-analisi (Am J Gastroenterol., 2012; 107 [7]: 1011-9).

"Resta da determinare se esistono o meno percorsi comuni con i quali questi farmaci aumentano il rischio di sviluppo di una infezione da C. difficile", affermano gli autori. "Questo studio ha sfruttato un ampio database e conferma e supporta studi precedenti che dimostrano una maggiore probabilità di HO CDI associata all'uso di PPI e di alcuni antibiotici ad alto rischio", hanno osservato Troy Watson e i suoi colleghi presso la Hospital Corporation of America, Nashville, Tennessee.

Oltre alle associazioni di farmaci, le probabilità che un paziente abbia una infezione ospedaliera da CD aumentano dello 0,5% per ogni anno di età.

Dai risultati si evince anche che le probabilità di CDI nelle donne sono 1,2 volte più elevate che negli uomini; la degenza in una struttura di assistenza a lungo termine, la presenza di comorbidità come diabete, morbo di Crohn o colite ulcerosa, così come giorni passati in terapia intensiva e numero di giorni in trattamento con antibiotici aumentano significativamente le probabilità che un paziente abbia HO CDI.

In conclusione, come precisato dagli autori, i risultati di questo studio supportano la necessità di pratiche di stewardship relative ad antibiotici e farmaci ad alto rischio che alterano la regolazione degli acidi gastrici. Inoltre, un uso più appropriato di questi farmaci potrebbe ridurre notevolmente l'incidenza di infezione da Clostridium Difficile in ambiente ospedaliero.

Watson T. et al., Evaluating the risk factors for hospital-onset Clostridium difficile infections in a large healthcaresystem.
Clin Infect Dis. 2017 Dec 20.


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