Ca gastrico avanzato, pareggio tra paclitaxel e irinotecan in seconda linea

Gastroenterologia
Il trattamento con paclitaxel settimanale si è dimostrato equivalente a quello con irinotecan bisettimanale in termini di efficacia, e anche un pochino superiore dal punto di vista della sicurezza, come terapia di seconda linea per il carcinoma gastrico avanzato in un trial di fase III opera di autori giapponesi, appena pubblicato sul Journal of Clinical Oncology.

La sopravvivenza globale (OS) mediana (endpoint primario dello studio) è stata, infatti, di 9,5 mesi nel gruppo trattato con paclitaxel contro 8,4 mesi nel gruppo trattato con irinotecan (HR 1,13; IC al 95% 0,86-1,49; P = 0,38) e non si sono trovate differenze significative tra i due bracci nemmeno sul fronte della sopravvivenza libera da progressione (PFS; P = 0,33) e della percentuale di risposta (P = 0,24).

Inoltre, nei pazienti trattati con il taxano si è avuta un’incidenza inferiore di eventi avversi di grado 3 e 4, mentre in quelli trattati con irinotecan ci sono stati due decessi correlati al trattamento (uno causato da una polmonite grave e l’altro da una perforazione gastrica).

Paclitaxel è stato approvato per il trattamento del tumore al pancreas in combinazione con gemcitabina nel settembre 2013, ma finora il farmaco non era mai stato confrontato con irinotecan nel trattamento del carcinoma gastrico avanzato refrattario alla chemioterapia a base di fluoropirimidine più platino.

Per colmare questa lacuna, gli autori, guidati da Shuichi Hironaka, del Chiba Cancer Center di Chiba, hanno effettuato uno studio randomizzato, prospettico, in aperto, che ha coinvolto 219 pazienti con un adenocarcinoma gastrico metastatico o ricorrente, in progressione dopo la chemioterapia a base di fluoropirimidine più platino, di cui 108 trattati con paclitaxel settimanale (80 mg/m2 nei giorni 1, 8 e 15 ogni 4 settimane) e 111 con irinotecan bisettimanale (150 mg/m2 nei giorni 1 e 15 ogni 4 settimane).

Il trattamento è proseguito fino alla progressione della malattia, al manifestarsi di una tossicità grave inaccettabile o al rifiuto del paziente di continuare. L'interruzione della terapia è stata legata alla progressione della malattia nell’86,7% dei casi, agli eventi avversi nel 7,3%, al ritiro del consenso nel 3,2% e ad altri motivi nel 2,8%.

La PFS mediana è risultata di 3,6 mesi nel gruppo paclitaxel contro 2,3 mesi nel gruppo irinotecan (HR 1,14; IC al 95 % 0,88-1,49), mentre la percentuale di risposta è stata del rispettivamente del 20,9% e 13,6%.

I partecipanti che hanno dovuto ricorrere a una chemioterapia di terza linea sono stati l’89,8% nel gruppo trattato con paclitaxel contro il 72,1% in quello trattato con irinotecan (P = 0,001) e nel primo caso tre quarti dei pazienti sono stati trattati con un regime contenente irinotecan, mentre nel secondo più della metà sono stati trattati con un regime contenente taxani.

Gli eventi avversi più comuni di grado 3 e 4 sono stati neutropenia (28,7% con paclitaxel contro 39,1% con irinotecan), anemia (21,3% contro 30%) e anoressia (7,4% contro 17,3%).

I dati mostrano che non c’è "alcuna differenza tra paclitaxel e irinotecan ai fini della sopravvivenza globale" e che "entrambi possono essere considerati opzioni ragionevoli per il trattamento di seconda linea del carcinoma gastrico avanzato" scrivono gli autori nelle conclusioni.

Nella discussione, Hironaka e i colleghi precisano che i loro risultati potrebbero non essere generalizzabili a tutte le popolazioni di pazienti perché i partecipanti al trial sono stati tutti trattati con S-1 più cisplatino come terapia di prima linea e dal campione sono stati esclusi i casi con gravi metastasi peritoneali.

S. Hironaka, et al. Randomized, open-label, phase III study comparing irinotecan with paclitaxel in patients with advanced gastric cancer without severe peritoneal metastasis after failure of prior combination chemotherapy using fluoropyrimidine plus platinum: WJOG 4007 trial. J Clin Oncol 2013; doi: 10.1200/jco.2012.48.5805.
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